Federica Patrinicola Biologa Nutrizionista

Federica Patrinicola Biologa Nutrizionista Studio privato

20/06/2026

Non la solita insalata di legumi
Per 2 porzioni
240g di ceci
Una zucchina
Una manciata di pomodori
Un cipollotto

Per il dressing
30g di pistacchi
Una manciata generosa di basilico fresco
2 cucchiai di parmigiano o lievito alimentare per la versione vegan
2 cucchiai d’olio
1/2 bicchiere d’acqua fredda o 2 cubetti di ghiaccio 🧊

Taglio il cipollotto e le zucchine a listarelle e le faccio andare 5 min in padella calda unta con un filo d’olio. Aggiungo i pomodorini tagliati a metà e i ceci e faccio andare ancora 5 min regolando di sale.
Nel frattempo frullo tutti gli ingressi per ottenere una cremina spettacularis. Servo le verdure e i ceci con la crema e del buon pane.

È buonissima!
In sottofondo Vito Mancuso in un episodio del podcast “La lezione”

07/06/2026

16/05/2026

Oggi ho tenuto un workshop di mindful eating con un gruppo bellissimo che ho avuto il privilegio di guidare per una riconnessione più profonda a quelli che, citando Chandra Candiani, sono “i miracoli del noto”.
Ho chiesto, come sempre, che cosa significa per loro il cibo, e da lì è iniziato un viaggio: non verso ciò che sappiamo già del mangiare, ma verso ciò che spesso dimentichiamo di sentire.
Nel cuore del retreat “Oltre il rumore dentro la foresta”, ci siamo concessi uno spazio per tornare all’ordinario e scoprirne la straordinarietà.
Abbiamo esplorato il cibo come esperienza sensoriale libera dai condizionamenti, dai doveri, dalle regole imposte, da tutte quelle strutture rigide che spesso ci allontanano dall’ascolto autentico del corpo.
Ci siamo soffermati sulla possibilità di tornare a usare i sensi con curiosità, leggerezza, presenza. Toccare un alimento senza fretta, ascoltare il suono di un chicco d’uva che si rompe tra i denti, annusare davvero prima di assaggiare, osservare forme e colori come se fosse la prima volta. Piccoli gesti, eppure capaci di riaprire un dialogo profondo con noi stessi.
Siamo così abituati a vivere immersi in un’ordinarietà appiattita, in automatismi, in regimi e sistemi che ci dicono cosa dovremmo fare, come dovremmo mangiare, cosa sarebbe giusto desiderare. E invece oggi abbiamo provato a fare un passo indietro, per poter andare avanti con occhi nuovi: recuperare quello sguardo infantile che sa meravigliarsi, quel desiderio semplice di esplorare il mondo attraverso il tatto, il gusto, il suono.

Grazie a e per avermi invitata, è stato bellissimo.
E grazie al gruppo meraviglioso di partecipanti.

La salute non è il risultato di una morning routine perfetta.Non dipende soltanto dal mangiare “bene”, allenarsi ogni gi...
13/05/2026

La salute non è il risultato di una morning routine perfetta.
Non dipende soltanto dal mangiare “bene”, allenarsi ogni giorno, svegliarsi presto, meditare, bere abbastanza acqua o avere sempre uno stile di vita impeccabile. Questa visione riduttiva, che spesso ci viene proposta come se il nostro benessere fosse solo una questione di forza di volontà e organizzazione personale è forviante e parziale.
Il nostro stato di salute è determinato da una rete molto più complessa di fattori.
Contano certamente l’alimentazione e il movimento, ma contano anche la salute mentale, la qualità del sonno, lo stress, le relazioni sociali, il senso di appartenenza, la possibilità di vivere in un ambiente sicuro e non violento, l’accesso alle cure, la stabilità economica, il lavoro che facciamo, il tempo libero che abbiamo, il livello di istruzione, la genetica, i privilegi o gli svantaggi con cui conviviamo.
Conta poter vivere in una casa sicura. Conta non subire discriminazioni. Conta avere accesso a cibo adeguato, a cure mediche, a spazi in cui muoversi, a un ambiente che non metta costantemente a rischio il nostro benessere fisico o psicologico. Conta anche quanto siamo esposti a precarietà, isolamento, violenza o carichi di cura.
Per questo le linee guida sulla salute — compresa l’alimentazione e l’attività fisica — sono indicazioni generali, non parametri per giudicare il valore delle persone o il loro impegno. Possono essere un riferimento utile, ma non raccontano mai tutta la complessità della vita reale.
Ognuno vive un contesto diverso e costruisce, consapevolmente o meno, una propria scala di priorità.
Ci sono momenti in cui il lavoro assorbe quasi tutto, momenti in cui i figli o la cura di altre persone vengono prima, momenti in cui la salute mentale richiede di mettere energie altrove.
E questa scala di priorità cambia nel tempo, insieme alle condizioni materiali, alle opportunità e alle difficoltà che attraversiamo.
Prendersi cura di sé non significa fare tutto perfettamente.
Significa cercare il miglior equilibrio possibile dentro la propria realtà, che non è uguale per tuttə, non parte dalle stesse condizioni e che è mutevole per natura.

11/05/2026

Frittelline di verdura e farina di ceci
Ingredienti per una porzione:
mezza zucchina
mezza carota
una patata media
un pezzetto di porro sale, pepe, olio q.b.
Grattugiare finemente le verdure e la patata.
Mescolare il composto e aggiungere due-tre cucchiai di farina di ceci e far assorbire bene tutta l’acqua. Ancora meglio se fate riposare un po’ l’impasto.
Aggiungete sale e pepe, poi formate le frittelline: mi raccomando, devono essere piccole e non troppo spesse.
Ungete la padella con un po’ d’olio, adagiate le frittelle, premete con una spatola e girate almeno due-tre volte fino a fine cottura.
Mi raccomando: fiamma bassa e non fatele grandi.
Giratele più volte durante la cottura, sennò vi restano crude.
Accompagnate le frittelle con una salsa allo yogurt, ottenuta semplicemente mescolando un po’ di yogurt con un pizzico di sale succo di limone e, se vi piace, prezzemolo o erba cipollina.

Qualche anno fa ero convinta che, prima o poi, sarei arrivata a una versione stabile di me.
Una forma riconoscibile, coe...
05/05/2026

Qualche anno fa ero convinta che, prima o poi, sarei arrivata a una versione stabile di me.
Una forma riconoscibile, coerente, definitiva.
Come se crescere significasse smettere di cambiare.
Poi la vita — come fa spesso — ha iniziato a smentirmi con una certa precisione.
Ho cambiato idee a cui tenevo.
Ho lasciato spazi che pensavo mi definissero.
Ho rivisto priorità che credevo non negoziabili.
E ogni volta c’era una sensazione ambigua:
da un lato perdita, dall’altro un’apertura difficile da nominare.
È lì che ho iniziato a intuire qualcosa che oggi mi sembra quasi ovvio: non esiste una sola versione di noi.
E soprattutto, non esiste quella “giusta”.
Se guardo indietro, vedo chiaramente quante strade avrei potuto prendere.
Occasioni che, se avessi colto, avrebbero spostato tutto.
Non in meglio o in peggio — semplicemente altrove.
Questa consapevolezza non è sempre comoda.
Perché smonta l’idea che le nostre scelte siano completamente lucide, intenzionali, sotto controllo.
Spesso capiamo davvero cosa abbiamo fatto solo dopo, quando gli effetti si sono già depositati nella nostra vita.
E forse è anche per questo che oggi il mio lavoro ha assunto un significato diverso.
Ieri, a Milano, con Azione Contro la fame, che rappresenta ormai per me “casa” abbiamo celebrato l’impatto di un progetto contro la povertà alimentare in Italia. Lo stesso progetto con cui nel 2022 iniziai a collaborare con loro.

In Italia, 6 milioni di persone non hanno accesso a pasti sani e bilanciati.
Una realtà che attraversa silenziosamente intere famiglie, anche nelle città che sembrano avere tutto.
Lavorare in progetti di questo tipo, mi rende profondamente grata.
Nonostante la stanchezza e i ritmi folli degli ultimi mesi, essere presenti e stare contribuendo, seppure in minima parte, al momento in cui qualcuno ricomincia a immaginarsi...nel punto esatto in cui una storia, che sembrava già scritta, torna ad aprirsi.
È una cosa che non ha prezzo.
Ed ha molto senso per me.

Ne hai mai sentito parlare?Trovi l’articolo completo sul mio Substack 🌱
10/04/2026

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09:00 - 17:00

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