29/03/2026
Non stiamo crescendo ragazzi piรน violenti.
Stiamo crescendo ragazzi che non sanno cosa farsene della rabbia, perchรฉ nessuno ha mai insegnato loro a gestirla e a contenerla.
Se devo dirlo in modo diretto, senza girarci troppo intorno: la tentazione di dire che โquesta generazione รจ piรน violentaโ รจ forte, ma รจ anche una scorciatoia che rischia di farci sbagliare bersaglio. Non siamo davanti a ragazzi piรน cattivi. Siamo davanti a ragazzi cresciuti in un contesto che li ha resi molto piรน fragili sul piano emotivo e, proprio per questo, piรน esposti a reazioni estreme.
Oggi un adolescente fatica tremendamente a stare dentro la frustrazione. E la frustrazione, piaccia o no, รจ una componente inevitabile della vita. Solo che se nessuno ti insegna a gestirla, a riconoscerla, a tollerarla, quella frustrazione diventa rapidamente qualcosโaltro: rabbia, vergogna, senso di umiliazione. E da lรฌ, il passo verso lโagito รจ molto piรน breve di quanto si pensi.
Quando poi parliamo di tredicenni con un coltello in tasca, dobbiamo smettere di pensare solo allโoggetto. Il coltello รจ il sintomo, non il problema. ร una risposta distorta a un bisogno molto preciso: sentirsi meno vulnerabili. ร come se quel ragazzo dicesse, senza usare le parole: โIo non voglio piรน sentirmi in balia delle cose. Io devo avere un modo per difendermi, o per farmi rispettare.โ
Il punto รจ che non ha strumenti migliori per farlo. Nessuno glieli ha insegnati davvero.
E qui arriva una questione scomoda: sรฌ, in qualche modo questi ragazzi si sentono piรน autorizzati alla violenza. Non perchรฉ qualcuno glielo dica esplicitamente, ma perchรฉ vivono immersi in un mondo che la violenza la banalizza continuamente. La vedono nei linguaggi, nei social, nei conflitti quotidiani tra adulti. Assistono a scene in cui chi urla di piรน sembra avere ragione, in cui lโaggressivitร diventa una forma di affermazione. E nel frattempo, i confini educativi si sono fatti sempre piรน deboli, sempre piรน negoziabili.
Il risultato รจ che il gesto violento perde peso nella percezione. Non viene piรน sentito come qualcosa di irreversibile, ma come una risposta possibile, a volte persino legittima, a un torto percepito.
In tutto questo, la famiglia gioca un ruolo decisivo. Perchรฉ รจ lรฌ che si costruisce (o non si costruisce) la capacitร di stare al mondo. E oggi vediamo spesso due estremi ugualmente problematici: da una parte genitori che evitano qualsiasi frustrazione ai figli, che spianano la strada in nome di unโidea distorta di protezione; dallโaltra genitori che non ci sono, o che hanno rinunciato a esercitare un ruolo educativo chiaro. In mezzo, troppo spesso, manca quella cosa fondamentale che si chiama limite.
Il limite non รจ una punizione. ร una bussola. ร ciรฒ che permette a un ragazzo di capire fin dove puรฒ spingersi, cosa รจ accettabile e cosa no. Senza limite, un adolescente non รจ libero: รจ perso.
La scuola, dal canto suo, si trova a gestire una situazione sempre piรน complessa, spesso senza strumenti adeguati. Gli insegnanti si confrontano con ragazzi che vivono ogni richiamo come un attacco personale, ogni nota come unโumiliazione. E quando un ragazzo non sa distinguere tra correzione e offesa, tra limite e ingiustizia, il rischio di escalation รจ altissimo. Basta poco: una ferita narcisistica, un senso di ingiustizia non elaborato, e la rabbia trova una via dโuscita.
Allora la domanda vera non รจ se questi ragazzi siano piรน violenti. La domanda รจ: che cosa abbiamo smesso di insegnare loro?
Perchรฉ il punto รจ tutto lรฌ. Non si limita un fenomeno del genere solo con piรน controlli o piรน punizioni. Quelle servono, certo, ma arrivano dopo. Quando il problema รจ giร esploso.
Il lavoro vero รจ prima. ร insegnare ai ragazzi a riconoscere quello che provano, a dare un nome alle emozioni, a non esserne travolti. ร restituire valore al limite, alla responsabilitร , al fatto che ogni azione ha conseguenze. ร aiutare le famiglie a tornare a essere luoghi educativi, non solo affettivi.
E soprattutto รจ intercettare i segnali prima che diventino tragedie. Perchรฉ prima del coltello, cโรจ sempre qualcosa: una rabbia che cresce, un senso di esclusione, fantasie di rivalsa, un linguaggio che cambia. Il problema รจ che troppo spesso questi segnali li vediamoโฆ e li minimizziamo.
Poi arriva il gesto, e ci sembra improvviso.
Ma improvviso, quasi mai lo รจ davvero.
Roberta Bruzzone, 26 marzo 2026