10/06/2026
AUTISMO, OSSESSIVITÀ, STATI LIMITE: UN COLLEGAMENTO - (da una discussione con l'amico e maestro Lucio Venturini)
Una caratteristica che mi colpisce del mondo interno dell'autismo é la "rarefazione": sensoriale, emotiva... atmosferica. La Tustin afferma che certi bambini appaiono muoversi come in un liquido viscoso, dove il tempo scorre lentamente, e la presa sul mondo é limitata a certi specifici aspetti di esso: li chiameremo "appigli". Una superficie, un oggetto, una luce, un'ombra, un movimento ripetuto, un picchettare infinito, un toccarsi: tutte queste cose emergono come da un fondo di pulviscolo indistinto e assumono un valore aberrante e a un tempo rassicurante: specie di appigli, appunto, su un territorio lunare. Ancora la Tustin lega questi aspetti a un'angoscia di cadere in un "buco nero": da questo punto di vista, si può davvero dire che l'esperienza autistica sembra svolgersi su un "orizzonte degli eventi" in cui lo spazio-tempo si deforma, s'inverte, si dilata, si contrae in un precipitare infinito, lentissimo e sordo. Il "precipitare" é stato inteso da Meltzer nei termini di uno "smontaggio": l'apparato sensoriale (e mentale) é preventivamente smontato, appunto, per assicurare una "non-esperienza", o una serie di non-esperienze (e perciò stesso non cumulabili come memorie o nastri coerenti di elementi alfa), poi viene ricomposto quel tanto che basta per assicurare "l'appiglio sul terreno lunare". Per Meltzer lo smontaggio é una forma di "attacco al legame", che assicura l'estraneità dell'esperienza al pensiero: e senza l'esperienza emotiva di un legame (tra oggetti esterni, interni, sensazioni, percezioni), il pensiero non può svilupparsi. Il mondo autistico é così un mondo semplificato, rarefatto, lunare, cosmico e "non-umano". Meltzer suggerisce che un tale tentativo di "controllo" sull'esperienza e sul pensiero sia tipico, anche, di ogni condizione ossessiva: é ciò che egli definisce come "residuo ossessivo post-autistico". Molti pazienti gravi di area borderline mostrano una tendenza pedissequa e mortifera al controllo, per esempio, della loro esperienza emotiva in relazione all'oggetto: l'amore e l'odio sono vissuti con intensità tali da richiedere uno "spezzettamento" dell'esperienza in corso in "frammenti da laboratorio", per così dire, da sottoporre ad una analisi che alla fine ne annienta il valore affettivo e sancisce l'impossibilità della crescita psicologica (-k). Quando questa operazione non riesce é necessario poi ricorrere al controllo della "materia corporea", con tagli, evacuazioni, limitazioni e manipolazioni di ogni sorta. Il punto centrale della faccenda é che se immaginiamo questi fenomeni come se si svolgessero lungo un continuum che va dall'incapsulamento autistico (o autisticoide) fino alle condizioni più emblematiche che caratterizzano l'area borderline, l'invariante sembra consistere in ciò che il dott. Venturini definisce "trasformazione in oblio", e cioè lo strenuo tentativo di polverizzare l'esperienza, di disfarsene, di disperderla nello spazio infinito. La trasformazione in oblio, io credo, assicura una certa "forma di vita"... forse quella più vicina alla morte.
Luigi Merico