15/08/2026
𝐏𝐑𝐎𝐁𝐈𝐎𝐓𝐈𝐂𝐈 .. 𝐌𝐀 𝐓𝐀𝐍𝐓𝐎, 𝐌𝐀𝐋𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐅𝐀𝐍𝐍𝐎..?
L’uso di prodotti definiti “PROBIOTICI” è molto ampio, spinto sia dal marketing pubblicitario sui media ( TV e Giornali) e su Internet e sui social, sia dal “claim” che tanto, male non fanno.
I PROBIOTICI sono definiti come microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell’ospite
Il microrganismo vivo puo’ esser batterio, un fungo o lievito o altro microrganismo vitale al momento della somministrazione, deve avere una identificazione precisa (genere, specie e ceppo), deve essere in quantità adeguata e sufficiente a produrre un beneficio; deve essere stabile e vitale durante la conservazione fino all’utilizzo, deve essere in grado di mantenere la replicazione anche nell’intestino dopo aver passato la barriera gastrica.
Ovviamente deve dimostrare un beneficio nell’ospite: il beneficio documentato da studi, preferibilmente clinici, per quello specifico ceppo e per quello specifico contesto.
Senza entrare nello specifico di tutte queste doti del probiotico (se volete, qui uno studio su Nature Scientific Reports 2022
https://www.nature.com/articles/s41598-022-25688-z dove si dimostra che non tutti i probiotici testati hanno le stesse capacità di “sopravvivenza” nell’intestino…), occorre evidenziare come i PROBIOTICI, essendo, per definizione, MICRORGANISMI VIVI E CON CAPACITA’ DI REPLICAZIONE, non sono scevri da rischi soprattutto se utilizzati in soggetti immunodepressi, critici , e/o con cateteri vascolari a permanenza (tipo CVC, Port a Cath etc etce).
Il più implicato ed oggetto di attenzioni è il Saccharomyces boulardii.
E’ un fungo, esattamente un lievito. EMA ed AIFA hanno rilasciato, ormai da anni, note esplicative in cui controindicano l’uso in pazienti critici, immunocompromessi e portatori di CVC per il rischio di fungemia.
La letteratura descrive inoltre casi associati a terapia intensiva, nutrizione enterale/parenterale e dispositivi intravascolari.
In allegato trovate il testo della Nota 30/11/2017 , mai revocata, in cui AIFA fornisce raccomandazioni come “Questo medicinale era già controindicato nei pazienti con catetere venoso centrale ed è ora controindicato anche nei pazienti in condizioni critiche o immunocompromessi.”
Qui il link anche al documento EMA contenente note informative su Saccharomyces boulardiihttps://www.ema.europa.eu/it/documents/psusa/saccharomyces-boulardii-cmdh-scientific-conclusions-and-grounds-variation-amendments-product-information-and-timetable-implementation-psusa00009284201702_it.pdf
Un altro probiotico molto utilizzato in Italia ( forse il più utilizzato), il Bacillus claudii, non esiste un Alert o un Nota AIFA, ma nella scheda RCP è ben indicato, nelle Avvertenze speciali, che “dopo l’immissione in commercio sono stati segnalati casi di batteriemia, setticemia e sepsi in pazienti immunocompromessi o gravemente malati e in neonati pretermine. Nel caso di alcuni pazienti malati in condizioni critiche, l’esito è stato fatale”.
Per Lactobacillus rhamnosus, il rischio è documentato soprattutto per ceppi specifici, in particolare GG ma non esistono alert o note specifiche rilasciate da AIFA o EMA.
Uno studio randomizzato e controllato su pazienti in terapia intensiva, trattati con questo probiotico, hanno manifestato la presenza L. rhamnosus in un sito sterile o come unico o predominante organismo in un sito non sterile
Per altri probiotici come Bacillus coagulans, Bifidobacterium breve e Limosilactobacillus reuteri esistono segnalazioni di batteriemia e sepsi soprattutto nei neonati pretermine o immunodepressi, ma non alert AIFA/EMA che, specificatamente, ne vietino in modo generalizzato l’uso in queste categorie di pazienti. La FDA ha emesso, nel 2023, una comunicazione specifica sui probiotici contenenti batteri o lieviti vivi nei neonati prematuri ospedalizzati.
In conclusione alcuni dati dimostrano come occorra evitare l’utilizzo dei probiotici, quantomeno alcuni, nei soggetti immunodepressi, critici , nei neonati se immaturi e nei pazienti con cateteri vascolari.
Ricordiamo come non sia raro che questi pazienti ottengano, da medici o da altri operatori sanitari, oppure, molto più semplicemente , se lo vanno a prendere in farmacia (al farmacista. magari, non raccontano la loro completa anamnesi clinica), l’indicazione ad usare i probiotici.
Spesso i pazienti immunodepressi, critici e/o con cateteri vascolari utilizzano antibiotici e hanno spesso diarrea o altre forme di disbiosi intestinali, legate alle terapie a cui sono sottoposti per il problema clinico di base, tutte situazioni che sono indicazioni all’uso dei probiotici.
Questo post è nato da un evento reale. Un caro amico è in trattamento chemioterapico e con farmaci biologici per un tumore recentemente individuato. Ha avuto diarrea e per questo motivo ha chiesto ai medici oncologi se potesse assumere un farmaco (di cui non faccio il nome…) per alleviare la sintomatologia.
Il farmaco contiene S.boulardii.
E’ stato vivamente sconsigliato di assumerlo e gli sono stati date tutte le indicazioni del caso.
PS nel post ho utilizzato solo i nomi microbiologici del probiotici, senza riferimenti al nome commerciale.
Pochi secondi sul web e risalite facilmente ai nomi commerciali.