Ambulatori Medici Asmed

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01/06/2026

La medicina preventiva rischia di trasformarsi in medicina d’osservazione?

Ecografie dei vasi epiaortici a tappeto, profili lipidici ripetuti due volte l’anno, ApoA, ApoB, omocisteina, marcatori sempre più sofisticati. Poi visite cardiologiche richieste per “stare tranquilli”, test da sforzo in soggetti asintomatici, controlli periodici finanziati da assicurazioni private che, comprensibilmente, puntano a soddisfare il cliente più che a selezionare il rischio.

Tutto molto rassicurante. Tutto molto moderno. Ma poi, molto spesso, l’intero percorso culmina sempre nello stesso punto: smettere di fumare, perdere peso, fare attività fisica, controllare la pressione arteriosa e, quando indicato, assumere una statina.

Ed è qui che molti pazienti si fermano.

Accettano volentieri l’esame. Molto meno le conseguenze dell’esame. Vogliono sapere il proprio rischio, ma non necessariamente modificarlo. Preferiscono monitorare la placca piuttosto che intervenire sui fattori che la fanno crescere.

Così si crea un circuito curioso: si accumulano dati, referti e controlli, ma il rischio cardiovascolare resta sostanzialmente invariato.

Nel frattempo il sistema sanitario, pubblico o privato che sia, continua a spendere risorse per osservare ciò che è già noto. E quando milioni di persone a basso rischio vengono inserite in percorsi di sorveglianza continua, le liste d’attesa inevitabilmente si allungano.

La conseguenza è che il paziente ansioso trova sempre spazio per un controllo di rassicurazione, mentre chi ha sintomi importanti o patologie realmente meritevoli di approfondimento rischia di attendere più del necessario.

La vera appropriatezza non consiste soltanto nel chiedersi se un esame possa trovare qualcosa. Consiste nel chiedersi se quel risultato cambierà realmente la gestione del paziente.

Perché la prevenzione produce benefici quando porta ad azioni concrete. Se invece si limita a generare ulteriori controlli, ulteriori visite e ulteriori esami senza modificare i comportamenti o le terapie, rischia di diventare un costoso esercizio di documentazione del rischio.

In altre parole: non stiamo prevenendo la malattia. Stiamo semplicemente osservandola arrivare, con sempre maggiore precisione.

21/05/2026

Ogni medico che visita, compreso gli specialisti dirigenti ospedalieri e gli specialisti ambulatoriali ASL, hanno il DOVERE di emanare le proprie ricette e consegnarle direttamente al paziente.

OKI bustine passa dalla fascia A alla fascia CIl costo del farmaco non è più rimborsato, aumenta ed è interamente a cari...
15/05/2026

OKI bustine passa dalla fascia A alla fascia C

Il costo del farmaco non è più rimborsato, aumenta ed è interamente a carico dei cittadini.

OKI bustine passa dalla fascia A alla fascia C

Il costo del farmaco non è più rimborsato, aumenta ed è interamente a carico dei cittadini: https://fanpa.ge/LulLs

Difficoltà nell'invio delle ricette via mail in corso da ieri
08/05/2026

Difficoltà nell'invio delle ricette via mail in corso da ieri

Anche oggi la funzione invio mail per ricette e certificati risulta ancora in tilt in numerosi studi di medicina generale a causa dei problemi tecnici tra gestionali e gestori di invio mail. Resta funzionante l’invio SMS e la stampa senza invio. Molti stanno salvando in PDF per poi procedere ad invio manuale generando una perdita estrema di tempo ed un rallentamento inaccettabile dell’attività clinica.

Il problema non riguarda la prescrizione in sé, ma la trasmissione ai pazienti dei pdf di ricette e certificati, che in molti casi restano bloccati o non vengono inviati affatto.

Risultato pratico: telefoni congestionati, pazienti che richiamano, segreterie in difficoltà e studi rallentati per un problema tecnico completamente esterno all’attività clinica.

Gentili Pazienti,l’Associazione Asmed informa che i Dottori Cintori e Ambram sono attualmente assenti per motivi di salu...
06/05/2026

Gentili Pazienti,

l’Associazione Asmed informa che i Dottori Cintori e Ambram sono attualmente assenti per motivi di salute e, al momento, non è possibile indicare una data certa per il loro rientro. Si comunica inoltre che anche il Dott. Nardone è temporaneamente assente e riprenderà l’attività a partire dal 18 maggio.

A causa delle suddette assenze, i Medici del Gruppo attualmente in servizio stanno garantendo la gestione delle urgenze anche per conto dei colleghi. Questa situazione comporta inevitabili rallentamenti nella gestione delle richieste non urgenti.

Desideriamo inoltre segnalare che, a fronte dell’elevato numero di accessi e chiamate, potrebbero verificarsi difficoltà nel contattare telefonicamente lo studio. Stiamo facendo il possibile per assicurare la continuità dell’assistenza e per rispondere alle necessità più rilevanti nel minor tempo possibile.

Ci rendiamo conto del disagio che tale situazione può comportare e vi ringraziamo sinceramente per la comprensione e la collaborazione. Vi invitiamo, ove possibile, a differire le richieste non urgenti, così da consentire al personale medico di dedicare priorità alle situazioni che richiedono un intervento immediato.

Sarà nostra cura aggiornarvi tempestivamente non appena avremo informazioni più precise sulle tempistiche di rientro dei colleghi.

Ringraziandovi per la fiducia, porgiamo cordiali saluti.

Lo Staff Medico

12/04/2026

The Guardian

“Sono tutti spazzatura e dovrebbero essere vietati”: il problema dei test per intolleranze alimentari fatti a casa

Negli ultimi anni si è sviluppato un mercato multimilionario attorno ai test per le intolleranze alimentari fai-da-te. Promettono risposte rapide, personalizzate, scientifiche. Basta una puntura sul dito, qualche goccia di sangue. Nel giro di pochi giorni arriva un report dettagliato con elenchi di alimenti “da evitare”. Sembra medicina di precisione. In realtà, molto spesso, è qualcos’altro.

L’articolo del The Guardian da cui partiamo racconta proprio questo scarto tra promessa e realtà. Da un lato i kit commerciali, acquistabili online per poco più di 230 euro. Dall’altro un test allergologico molecolare di riferimento, come l’ALEX2 allergy test, eseguito in ambito specialistico, con un costo simile o leggermente superiore, intorno ai 340 euro. Apparentemente due strumenti comparabili. In realtà, due mondi completamente diversi.

Il punto centrale è metodologico, prima ancora che clinico. I test domestici per “intolleranze” si basano quasi sempre sulla misurazione delle IgG alimentari. Il problema è che la presenza di IgG non indica una reazione patologica. Indica, semplicemente, esposizione. È il segno che quel cibo lo mangiamo. In molti casi, più è presente nella dieta, più è probabile trovare livelli elevati. È, paradossalmente, un marcatore di tolleranza, non di intolleranza.

Questo non è un dettaglio tecnico. È il cuore del problema. Perché da un presupposto biologico fragile si generano conseguenze molto concrete. Il paziente riceve una lista di alimenti “positivi” e viene portato a eliminarli. Spesso si tratta di cibi comuni: latte, grano, uova. Alimenti che costituiscono una parte significativa della dieta quotidiana. Il risultato è una restrizione dietetica ampia, non necessaria, talvolta squilibrata.

Nel racconto riportato nell’articolo, la discrepanza tra test è evidente. Il kit domestico identifica numerose “intolleranze”. Il test specialistico, basato su allergologia molecolare, non conferma quelle indicazioni. Questo non sorprende chi lavora in ambito clinico. Le società scientifiche di allergologia da anni sottolineano che i test IgG per alimenti non hanno valore diagnostico per allergie o intolleranze. Eppure continuano a essere venduti, spesso con un linguaggio che richiama la medicina personalizzata, la prevenzione, l’ottimizzazione della salute.

C’è poi un altro aspetto, più sottile ma altrettanto rilevante. Questi test intercettano un bisogno reale: sintomi aspecifici, cronici, difficili da inquadrare. Gonfiore, stanchezza, cefalea, disturbi gastrointestinali. In assenza di una diagnosi chiara, il paziente cerca spiegazioni. Il test offre una narrativa immediata, semplice, rassicurante nella sua apparente oggettività. “È questo che ti fa stare male”. Anche quando non è vero.

Il rischio non è solo quello di eliminare cibi inutilmente. È anche quello di ritardare una diagnosi corretta. Se un paziente attribuisce i sintomi a una “intolleranza” non validata, può trascurare altre cause, talvolta più rilevanti. Oppure entrare in un ciclo di restrizioni progressive, sempre più ampie, senza reale beneficio clinico.

Il confronto con un percorso allergologico appropriato chiarisce bene la differenza. Nella pratica specialistica, il test è solo una parte del processo. Si parte dalla storia clinica, si valuta la coerenza tra sintomi ed esposizione, si utilizzano test validati, e soprattutto si interpretano i risultati nel contesto. Non esiste un referto che, da solo, faccia diagnosi. Esiste un ragionamento clinico.

Il successo commerciale di questi kit non deriva dalla loro accuratezza, ma dalla loro semplicità. Sono accessibili, rapidi, apparentemente definitivi. Rispondono a una domanda crescente di autonomia diagnostica. Ma semplificano eccessivamente un ambito, quello delle reazioni avverse agli alimenti, che è intrinsecamente complesso.

Per chi lavora in medicina generale, il tema è quotidiano. Pazienti che arrivano con referti già in mano, liste di alimenti vietati, aspettative costruite su un test. Il lavoro non è solo clinico, ma anche comunicativo. Spiegare perché quel risultato non è affidabile senza invalidare l’esperienza del paziente. Riportare la discussione su basi fisiopatologiche, senza perdere l’alleanza terapeutica.

In questo senso, questi test raccontano qualcosa di più ampio. Non solo un problema di accuratezza diagnostica, ma un cambiamento nel modo in cui le persone si rapportano alla salute. Più informate, più autonome, ma anche più esposte a strumenti che utilizzano il linguaggio della medicina senza condividerne il rigore.

E alla fine, la questione non è se questi test funzionino o meno. La letteratura su questo è piuttosto chiara. La questione è perché continuino a essere così diffusi. E la risposta, probabilmente, non sta nella biologia, ma nella domanda di spiegazioni semplici per problemi complessi.

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2026/apr/12/at-home-food-intolerance-blood-tests?CMP=Share_iOSApp_Other&fbclid=IwdGRleARINnhleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeVLleZOMEW-u-4CEWjyZgYL0CnIdxjy1HmhutWmbfYFbyvSMZ3fx9zI-6x8o_aem_u9rZvcFigj7isE0s1p140A

Orari Medici Asmed ⏰⌚️🕰️
16/02/2026

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Indirizzo

Piazza Borelli 1
Pavullo Nel Frignano
41026

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 19:00

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