23/09/2026
IL BAMBINO NON AMATO NON SMETTE DI AMARE I GENITORI.
SMETTE DI AMARE SE STESSO.
È una delle riflessioni più dolorose che attraversano il pensiero di Alice Miller.
Un bambino difficilmente può pensare:
“Il mio genitore non riesce a vedermi.”
Ha bisogno di quell’adulto.
Dipende da lui.
Lo ama.
È più facile arrivare, inconsapevolmente, a un’altra conclusione:
“Sono io che non vado bene.”
E allora si adatta.
Diventa bravo.
Responsabile.
Forte.
Accomodante.
Impara a non disturbare, a chiedere poco, a capire gli altri prima ancora di capire se stesso.
E qualche volta lo chiamiamo persino “un bambino maturo”.
Poi quel bambino cresce.
E può diventare un adulto che fa tantissimo.
Studia.
Lavora.
Produce.
Si riempie di impegni, corsi, titoli, riconoscimenti.
Raggiunge un obiettivo e per un attimo si sente finalmente abbastanza.
Poi passa.
E ne serve un altro.
Ancora un titolo.
Ancora un progetto.
Ancora qualcosa da dimostrare.
Da fuori sembra ambizione.
Dentro, qualche volta, c’è ancora un bambino che domanda:
“Adesso sono abbastanza perché tu mi veda?”
Ed è qui che nessun riconoscimento basta davvero.
Perché se hai imparato che il tuo valore dipende da ciò che fai, continuerai a fare per sentirti degno di essere.
Ma crescere significa anche poter interrompere questa corsa.
Accorgerti che oggi non sei più quel bambino che deve conquistarsi lo sguardo di qualcuno.
Puoi fermarti.
Puoi non eccellere.
Puoi deludere.
Puoi cambiare strada.
Puoi desiderare qualcosa che non impressionerà nessuno.
E continuare a valere.
Forse guarire comincia proprio qui:
quando smetti di costruire una vita che dimostri quanto vali
e inizi a costruirne una in cui puoi finalmente esistere.
Non devi diventare ancora di più.
Devi, forse, smettere di abbandonare te stesso.