17/05/2026
La maggior parte di quello che chiamiamo "amore" non è amore, è bisogno, è paura, è abitudine.
Cresciamo imparando a non stare soli, a cercare conferme, a voler essere scelti per sentirci abbastanza e poi, quando arriva qualcuno che ci smuove qualcosa dentro, diciamo “ti amo”.
Ma sotto, spesso, c’è altro.
C’è il bisogno di non sentire il vuoto, c’è la paura di perdere, c’è il desiderio di essere visti, approvati, tenuti.
E attenzione, questo non è un attacco all’amore, al contrario, è iniziare a vederlo per quello che è, togliendo quello che non è.
Perché amare davvero non significa non avere bisogno di niente, significa vedere chiaramente dove il bisogno c’è e non usarlo per legare l’altro.
Significa non trasformare una persona in una soluzione.
E qui arriva la parte che interessa davvero: questa è pratica. Non teoria.
È la stessa cosa che vedi nel digiuno.
Quando togli il cibo, non sparisce la fame, emerge.
Quando togli una persona o una dinamica, non sparisce il bisogno, si vede.
E lì hai due possibilità: riempire di nuovo, oppure restare e osservare cosa sta succedendo dentro.
La maggior parte riempie, subito.
Chi lavora davvero, "Resta".
E più resti, più inizi a distinguere dove sei tu e dove stai usando l’altro.
Non è romantico, non è comodo, ma è reale.
E da lì, piano piano, qualcosa cambia, perché quando "smetti di usare" le persone per coprire quello che non vuoi vedere, quello che resta non è vuoto.
È spazio.
E in quello spazio, forse per la prima volta, inizi davvero ad amare.
(Luigi Silvestri - da "Il Sentiero della Purificazione")