15/03/2021
Riflessioni sparse ed eventuali.
(Post con tagli in post-produzione, in originale era molto più lungo e noioso).
Non sono solito parlare di lavoro sui social (e forse questo è anche un deterrente, quando sei un libero professionista).
Men che mai mi piace condividere i pensieri di gratitudine nelle storie.
Però qui è diverso, questo regalo, così personale e prezioso, perché non comprato bensì recuperato dalla personale libreria di LP di chi me l’ha fatto, marita due considerazioni.
Ho sempre percepito il mio lavoro come non dissimile da quello di un banchiere o di un impiegato, ossia richiedente lo stesso tipo impegno e dedizione, e versato ad una necessità primaria di tipo economico (badate bene, ho preso due lavori a caso, non me ne vogliano banchieri e impiegati, che rispetto e stimo come tutti gli altri lavori) e che fornisce un servizio fondamentale e richiesto dalla comunità. Non c’è niente di sbagliato in tutto ciò e dovremmo toglierci dalla testa il contrario.
Tuttavia questi sono momenti, per quanto insignificanti agli occhi dei più, in cui questa convinzione vacilla, e non poco.
Spesso mi sorprendo a cercare di capire se sto facendo tutto giusto.
Se riesco a dedicare a che si rivolge professionalmente a me (sia come nutrizionista che come fisioterapista) tutto il tempo e la meticolosa attenzione di cui necessita e che merita.
Perché sì, se fai questo lavoro hai delle responsabilità enormi.
Non quelle di far proseguire una grande azienda, ma quelle di migliorare l’esistenza di un singolo individuo, un po’ alla volta, in maniera molto marcata e “percepibile”.
Beh ecco, questi sono segni che ti dicono che sì, forse stai facendo un buon lavoro. E questa sì che è una cosa davvero preziosa.
Grazie, grazie davvero.
- Fede