Linda Iannetti- Psicologa Mindful

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La disapprovazione fa male.Ma c’è una differenza enorme tra sentire il dolore di non essere approvati e lasciare che que...
21/08/2026

La disapprovazione fa male.

Ma c’è una differenza enorme tra sentire il dolore di non essere approvati e lasciare che quel dolore decida chi siamo.

Se sei cresciuto imparando che l’amore arrivava più facilmente quando eri bravo, accomodante, disponibile, quando non deludevi e non creavi problemi, potresti aver imparato molto presto una regola:

“Se qualcuno è deluso da me, probabilmente ho fatto qualcosa di sbagliato.”

E così, da adulto, basta uno sguardo diverso.
Un messaggio più freddo.
Qualcuno che si allontana.
Un “non sono d’accordo con te”.

E improvvisamente non stai più semplicemente affrontando il disaccordo di un’altra persona.

Stai mettendo sotto processo te stesso.

“Avrò esagerato?”
“Sono stata egoista?”
“Dovevo comportarmi diversamente?”
“Forse il problema sono io.”

Crescere emotivamente significa iniziare a separare due cose che per molto tempo sono state confuse:

la relazione con gli altri e la relazione con te stesso.

Qualcuno può essere arrabbiato con te e tu puoi continuare a rispettarti.

Qualcuno può non capire una tua scelta e quella scelta può continuare a essere giusta per te.

Puoi mettere un confine e lasciare che l’altro non sia contento di quel confine.

Puoi persino deludere qualcuno senza avergli fatto un torto.

La vera libertà non è arrivare al punto in cui non ti importa più di ciò che pensano gli altri.

È arrivare al punto in cui ti importa, ma non abbastanza da abbandonare te stesso per essere approvato.

Ed è lì che qualcosa cambia davvero.

Non hai più bisogno che tutti siano d’accordo con te per sapere quanto vali.

C’è qualcosa che mi disturba sempre di più quando leggo contenuti sulla genitorialità.Parliamo tantissimo di come dovreb...
11/08/2026

C’è qualcosa che mi disturba sempre di più quando leggo contenuti sulla genitorialità.

Parliamo tantissimo di come dovrebbero essere trattati i bambini.

E facciamo bene.

Abbiamo finalmente iniziato a guardare oltre il comportamento, a chiederci cosa comunica un bambino quando urla, piange, si oppone, si disorganizza.

Ma poi, con gli adulti, facciamo spesso l’esatto contrario.

“Non dire questo.”
“Non fare quello.”
“Non urlare.”
“Non minacciare.”
“Devi regolare.”
“Devi accogliere.”

E io mi chiedo: perché la stessa curiosità che abbiamo imparato ad avere verso il comportamento di un bambino scompare quando davanti abbiamo sua madre?

Anche il comportamento di un adulto ha delle radici.

C’è una storia.
C’è un sistema nervoso.
Ci sono automatismi imparati molto prima di diventare genitori.
Ci sono stanchezza, solitudine, sovraccarico.
E a volte ci sono ferite che proprio nella relazione con un figlio tornano a farsi sentire con una forza inaspettata.

Questo non significa giustificare tutto.

Significa una cosa molto diversa: capire per poter cambiare davvero.

Perché sapere che non vuoi urlare non significa riuscire a non urlare quando sei fuori dalla tua finestra di tolleranza.

Conoscere la teoria dell’attaccamento non riscrive automaticamente la tua storia di attaccamento.

E leggere cento post sulla regolazione emotiva non insegna necessariamente al tuo corpo una sicurezza che forse non ha mai conosciuto.

Per questo vorrei che parlassimo un po’ meno alle madri come se fossero comportamenti da correggere.

E un po’ di più come persone da comprendere e sostenere.

È quello che cercherò di fare qui.

Non dirti semplicemente come essere una madre migliore.

Aiutarti a capire cosa succede dentro di te quando essere la madre che vorresti diventa difficile.

Perché è da lì che, molto spesso, comincia il cambiamento.

🤍 Se è questo il modo in cui hai bisogno che si parli di genitorialità, resta qui.

Diventare madre cambia anche il modo in cui stai nelle relazioni.All’improvviso il tempo è meno. Le energie sono meno. L...
10/08/2026

Diventare madre cambia anche il modo in cui stai nelle relazioni.

All’improvviso il tempo è meno. Le energie sono meno. Lo spazio mentale è meno.

E quello che prima riuscivi a fare quasi automaticamente, esserci sempre, capire tutti, adattarti, evitare conflitti, occuparti dei bisogni degli altri, può diventare semplicemente troppo.

È spesso allora che accade qualcosa di interessante.

Cominci a dire qualche no. A non spiegarti continuamente. A non correre subito a riparare ogni distanza.

E magari inizi a chiederti, per la prima volta:

“Ma chi si prende cura di me, mentre io mi prendo cura di tutti?”

Ed è proprio lì che qualcuno potrebbe dirti che sei cambiata.

Più fredda. Più distante. Più egoista.

Ma non sempre stai diventando una persona peggiore.

A volte stai semplicemente smettendo di occupare quel posto che hai imparato molto presto a occupare nelle relazioni.

Quella che comprende.
Quella che aggiusta.
Quella che cede.
Quella che dà qualcosa in più pur di non perdere il legame.

E quando smetti, le relazioni cambiano.

Alcune diventano più autentiche.

Altre si incrinano.

Ed è doloroso, sì.

Ma quel cambiamento può dirti qualcosa di prezioso.

Può mostrarti quali persone sanno incontrarti anche quando hai dei bisogni e quali, invece, riuscivano a stare bene con te soprattutto quando tu mettevi da parte i tuoi.

Prendersi cura di sé non significa iniziare a tenere il conto di quanto dai e quanto ricevi.

Significa smettere di credere che, per essere amata, tu debba sempre dare un po’ più di quanto puoi.

🤍 Ti è mai capitato di sentirti dire “sei cambiata” proprio quando avevi iniziato a mettere dei confini?

Ci sono frasi che usiamo così spesso da smettere di chiederci che cosa significhino davvero.Questa, per me, è una di que...
06/08/2026

Ci sono frasi che usiamo così spesso da smettere di chiederci che cosa significhino davvero.

Questa, per me, è una di quelle.

Negli anni ho imparato che le persone raramente soffrono perché qualcuno “non le capisce”.

Soffrono quando si sentono interpretate troppo in fretta.

Quando ricevono consigli prima ancora di essere ascoltate.

Quando la loro esperienza viene filtrata attraverso quella di chi hanno davanti.

Forse è per questo che la curiosità è una qualità così preziosa.

Perché ci costringe a rinunciare all’idea di sapere già.

Ci ricorda che ogni storia è unica, anche quando ci sembra simile alla nostra.

E che una semplice domanda può cambiare completamente una relazione:

“Com’è per te?”

È una domanda che apre.

Che lascia spazio.

Che permette all’altro di sentirsi visto, prima ancora che compreso.

🤍 Ti è mai capitato di sentirti davvero ascoltato da qualcuno che non aveva vissuto la tua stessa esperienza? Oppure, al contrario, di non sentirti compreso proprio da chi pensava di sapere già come ti sentissi?

Alcune frasi mi fermano il respiro.Non perché siano rare.Ma perché le sento, con parole diverse, ogni settimana.Sono fra...
29/07/2026

Alcune frasi mi fermano il respiro.

Non perché siano rare.

Ma perché le sento, con parole diverse, ogni settimana.

Sono frasi che ho ascoltato in psicoterapia.

Frasi che raccontano molto più di quello che sembra.

Dietro ognuna c’è una storia.

E, molto spesso, quella storia non inizia quando nasce un figlio.

Inizia molto prima.

La maternità non crea certe ferite.

Le rende visibili. 🤍

Per anni hai creduto che essere dura con te stessa ti avrebbe resa una madre migliore.Che sentirti in colpa significasse...
27/07/2026

Per anni hai creduto che essere dura con te stessa ti avrebbe resa una madre migliore.

Che sentirti in colpa significasse amare di più.

Che analizzare ogni errore fosse il prezzo da pagare per non ripetere quelli che hai subito.

È una convinzione profondamente radicata.

Eppure, in terapia, vedo ogni giorno il contrario.

Le madri che si giudicano con più ferocia non sono quelle che cambiano di più.

Sono quelle che vivono più a lungo nella vergogna.

La vergogna non ci rende più consapevoli.

Ci rende più spaventate.

Più rigide.

Più sole.

Più convinte che ogni errore dica qualcosa sul nostro valore.

Quando invece iniziamo a guardarci con uno sguardo diverso — onesto, responsabile, ma anche profondamente umano — succede qualcosa.

Non smettiamo di vedere gli errori.

Smettiamo di identificarci con essi.

E questa è una differenza enorme.

Perché “ho sbagliato” è una frase che apre al cambiamento.

“Sono sbagliata” è una frase che lo blocca.

Se c’è una cosa che vorrei lasciarti oggi è questa:

La madre che tuo figlio ricorderà non sarà quella che non ha mai sbagliato.

Sarà quella che, un giorno, ha scelto di interrompere il modo in cui aveva sempre imparato a trattare sé stessa.

🤍 Ora dimmi una cosa.

Quale frase del carosello ti ha fatto sentire vista?

Ti leggo con molta cura.

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