Poliambulatorio Stenella

Poliambulatorio Stenella Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

Il caldo cambia anche il modo di mangiare.Quando le temperature aumentano, molte persone notano un fenomeno curioso: dim...
13/08/2026

Il caldo cambia anche il modo di mangiare.

Quando le temperature aumentano, molte persone notano un fenomeno curioso: diminuisce l'appetito, cresce il desiderio di cibi freschi e leggeri e diventa più difficile affrontare pasti abbondanti. Non è soltanto una questione di abitudine o di gusto. È una risposta fisiologica dell'organismo.

Il nostro corpo, infatti, lavora continuamente per mantenere la temperatura interna intorno ai 37 °C. Durante l'estate questo compito richiede un maggiore impegno, perché il calore ambientale rende più difficile disperdere quello prodotto dal metabolismo. Per favorire il raffreddamento, aumenta la sudorazione e si verifica una dilatazione dei vasi sanguigni della pelle, due meccanismi fondamentali che comportano però una maggiore perdita di acqua e sali minerali.

Anche la digestione richiede energia. Dopo un pasto abbondante, il flusso di sangue diretto all'apparato digerente aumenta e l'organismo produce ulteriore calore attraverso un fenomeno noto come termogenesi indotta dalla dieta. È uno dei motivi per cui, nelle giornate più afose, un pranzo molto ricco può accentuare la sensazione di sonnolenza, pesantezza e affaticamento.

Per questo motivo, durante l'estate è spesso preferibile distribuire l'alimentazione in pasti più leggeri e ben bilanciati, privilegiando alimenti ricchi di acqua, vitamine, fibre e sali minerali.

Frutta e verdura di stagione rappresentano un prezioso alleato. Anguria, melone, pesche, albicocche, cetrioli, pomodori e zucchine contribuiscono all'idratazione e forniscono micronutrienti importanti come potassio, vitamina C e carotenoidi, sostanze con attività antiossidante che aiutano l'organismo a contrastare lo stress ossidativo favorito anche dall'esposizione ai raggi solari.

Accanto ai vegetali è importante garantire un adeguato apporto di proteine, scegliendo preparazioni semplici e facilmente digeribili. Pesce, legumi, uova e carni bianche permettono di mantenere la massa muscolare senza appesantire eccessivamente la digestione, soprattutto se accompagnati da cereali integrali e abbondanti verdure.

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l'idratazione. Bere soltanto quando compare la sete non sempre è sufficiente, soprattutto nelle persone anziane, negli sportivi e nei bambini, nei quali il meccanismo della sete può essere meno efficace o arrivare quando la perdita di liquidi è già iniziata. Mantenere un'introduzione costante di acqua durante la giornata aiuta a sostenere la funzione cardiovascolare, la termoregolazione e il corretto funzionamento dei reni e dell'intestino.

Al contrario, bevande alcoliche, bibite molto zuccherate e un eccesso di cibi ricchi di grassi possono aumentare il carico metabolico e rendere più difficile affrontare le giornate più calde.

L'alimentazione estiva, quindi, non dovrebbe essere vista come una dieta restrittiva, ma come un modo intelligente di adattarsi alle esigenze dell'organismo. Scegliere alimenti freschi, vari e ricchi di nutrienti significa aiutare il corpo a gestire meglio il caldo, mantenendo energia, idratazione e benessere durante tutta la giornata.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara

☎ Per informazioni e prenotazioni: 085 4711973

Non è lo zaino a fare male alla schiena. È il modo in cui lo portiamo.L'estate è la stagione dei viaggi, delle escursion...
12/08/2026

Non è lo zaino a fare male alla schiena. È il modo in cui lo portiamo.

L'estate è la stagione dei viaggi, delle escursioni, delle giornate al mare e delle passeggiate nei borghi o in montagna. In tutte queste situazioni c'è un accessorio che ci accompagna quasi sempre: lo zaino.

Spesso, però, quando a fine giornata compare un fastidio alla schiena, tendiamo a dare la colpa esclusivamente al peso. In realtà, nella maggior parte dei casi, il problema non è quanto pesa lo zaino, ma come quel peso viene distribuito e come il nostro corpo è costretto a compensarlo.

La colonna vertebrale è progettata per sostenere carichi anche importanti, purché siano distribuiti correttamente. Quando invece il peso è concentrato nella parte più esterna dello zaino, quando uno spallaccio è regolato diversamente dall'altro o quando lo zaino viene portato su una sola spalla, il baricentro del corpo si sposta e i muscoli della schiena sono costretti a lavorare di più per mantenere l'equilibrio.

È un meccanismo automatico, ma se dura molte ore può aumentare il sovraccarico su muscoli, articolazioni e dischi intervertebrali, favorendo la comparsa di dolore o rigidità.

Anche la scelta dello zaino ha la sua importanza. Dovrebbe essere proporzionato alla corporatura, aderire bene alla schiena e consentire di regolare correttamente spallacci, cintura lombare e cinghia pettorale. Questi elementi non servono soltanto a renderlo più comodo, ma permettono di distribuire il peso tra spalle, bacino e tronco, riducendo il carico sulla colonna vertebrale.

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il contenuto. Più gli oggetti pesanti sono vicini alla schiena, minore sarà lo sforzo richiesto ai muscoli per mantenere una postura corretta. Al contrario, un carico sbilanciato costringe il corpo a continui adattamenti che, con il passare delle ore, possono trasformarsi in affaticamento o dolore.

Esiste poi una convinzione diffusa secondo cui "più si è allenati, meno problemi si avranno". In parte è vero, ma non basta. Anche una persona in buona forma fisica può sviluppare fastidi se trasporta uno zaino mal regolato o eccessivamente pesante per molte ore consecutive. Allo stesso modo, chi soffre già di lombalgia, scoliosi, ernie del disco o altre patologie della colonna dovrebbe prestare ancora maggiore attenzione, evitando carichi inutili e chiedendo consiglio allo specialista prima di affrontare escursioni particolarmente impegnative.

Un piccolo consiglio pratico può fare la differenza: prima di partire chiediti se tutto quello che stai mettendo nello zaino sarà davvero utile. Al ritorno, svuotalo e osserva cosa non hai mai utilizzato. Molto spesso scoprirai di aver trasportato per ore oggetti che non sono mai usciti dallo zaino.

Ridurre il peso, distribuirlo correttamente e regolare lo zaino in base alla propria corporatura sono accorgimenti semplici, ma rappresentano il modo migliore per proteggere la schiena durante le attività estive.

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Le vacanze cambiano le tue abitudini. Anche il tuo intestino se ne accorge.Per molte persone l'estate è sinonimo di libe...
11/08/2026

Le vacanze cambiano le tue abitudini. Anche il tuo intestino se ne accorge.

Per molte persone l'estate è sinonimo di libertà, viaggi e ritmi più rilassati. Si cambia orario, si mangia fuori più spesso, si dorme in ambienti diversi e si affrontano spostamenti che interrompono la routine quotidiana. Sono cambiamenti piacevoli, ma per chi soffre di sindrome dell'intestino irritabile (IBS) possono rappresentare un vero banco di prova.

L'intestino, infatti, è un organo estremamente sensibile alle variazioni delle nostre abitudini. Non risponde soltanto a ciò che mangiamo, ma anche agli orari dei pasti, alla qualità del sonno, al livello di stress, all'attività fisica e persino ai cambiamenti di ambiente. È il motivo per cui molte persone notano un peggioramento dei sintomi proprio durante le vacanze, nonostante siano teoricamente il periodo più rilassante dell'anno.

Questo accade perché l'intestino è strettamente collegato al sistema nervoso attraverso quello che oggi viene definito asse intestino-cervello, una rete di comunicazione continua che coinvolge il sistema nervoso, gli ormoni, il microbiota intestinale e il sistema immunitario. Quando cambiano improvvisamente le nostre abitudini, anche questo delicato equilibrio può modificarsi, influenzando la motilità intestinale, la sensibilità viscerale e la comparsa di sintomi come gonfiore, dolore addominale, diarrea o stipsi.

Anche il caldo può avere un ruolo importante. L'aumento della sudorazione favorisce la perdita di liquidi e, se non si mantiene una corretta idratazione, la funzionalità intestinale può risentirne. Allo stesso tempo, pasti abbondanti, cibi molto elaborati, bevande alcoliche o un consumo eccessivo di alimenti ricchi di zuccheri fermentabili possono contribuire a riaccendere disturbi che durante l'anno erano ben controllati.

Questo non significa che chi soffre di colon irritabile debba rinunciare a viaggiare. Significa, piuttosto, partire con qualche accorgimento in più. Cercare di mantenere orari dei pasti il più possibile regolari, bere a sufficienza durante tutta la giornata, non stravolgere completamente la propria alimentazione e continuare a muoversi anche in vacanza sono strategie semplici che aiutano l'intestino ad adattarsi con maggiore facilità ai cambiamenti.

Per chi segue una dieta specifica, come un'alimentazione a basso contenuto di FODMAP prescritta dallo specialista, può essere utile informarsi in anticipo sulle possibilità offerte dalla destinazione scelta e portare con sé gli eventuali farmaci o integratori abitualmente utilizzati. La pianificazione, in questi casi, non limita la vacanza: spesso permette di viverla con molta più serenità.

La sindrome dell'intestino irritabile è una condizione cronica ma gestibile. Conoscere i fattori che influenzano il proprio intestino e imparare a riconoscere i segnali del corpo consente, nella maggior parte dei casi, di affrontare anche i cambi di stagione e i viaggi senza rinunciare al piacere delle vacanze.

Perché il benessere dell'intestino non dipende soltanto da quello che mettiamo nel piatto. Dipende anche dall'equilibrio che riusciamo a mantenere tra alimentazione, movimento, riposo e stile di vita, anche quando siamo lontani da casa.

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Con il caldo non è solo il termometro a cambiare. Anche la pressione arteriosa può comportarsi in modo diverso.Durante l...
08/08/2026

Con il caldo non è solo il termometro a cambiare. Anche la pressione arteriosa può comportarsi in modo diverso.

Durante l'estate molte persone iniziano ad avvertire una maggiore stanchezza, si sentono più deboli del solito oppure raccontano di avere la sensazione di "girare la testa" quando si alzano rapidamente. Spesso la causa è un abbassamento della pressione arteriosa, un fenomeno abbastanza comune nei mesi più caldi.

Ma perché succede?

Per mantenere costante la temperatura corporea, l'organismo mette in atto diversi meccanismi di difesa. Uno dei più importanti è la vasodilatazione, cioè l'aumento del diametro dei vasi sanguigni superficiali, che permette di disperdere più facilmente il calore attraverso la pelle. Se da un lato questo processo è fondamentale per evitare il surriscaldamento del corpo, dall'altro può favorire una riduzione della pressione arteriosa, soprattutto nelle persone già predisposte.

La pressione arteriosa rappresenta la forza con cui il sangue viene spinto contro le pareti delle arterie ed è espressa attraverso due valori. La pressione sistolica, comunemente chiamata "massima", corrisponde alla pressione esercitata quando il cuore si contrae e p***a il sangue in circolo. La pressione diastolica, o "minima", viene invece misurata durante la fase di rilassamento del cuore, quando il muscolo cardiaco si riempie nuovamente di sangue.

Questi valori non sono costanti nell'arco della giornata. Possono variare fisiologicamente in base all'attività fisica, alla temperatura esterna, allo stato emotivo, all'idratazione, ai pasti, ai farmaci assunti e persino all'orario in cui vengono misurati. È quindi normale osservare piccole oscillazioni, mentre è importante approfondire quando i valori si associano a sintomi persistenti o limitano le normali attività quotidiane.

Nei mesi estivi entrano in gioco anche altri fattori. La sudorazione comporta una perdita di acqua e sali minerali che, se non adeguatamente reintegrati, può ridurre ulteriormente il volume di sangue circolante. Per questo motivo alcune persone iniziano ad avvertire spossatezza, difficoltà di concentrazione, sonnolenza, vista annebbiata, nausea, vertigini o la sensazione di dover cercare subito un punto in cui sedersi. Nei casi più marcati può verificarsi anche una sincope, cioè un breve svenimento dovuto alla temporanea riduzione dell'afflusso di sangue al cervello.

Esiste poi una situazione molto frequente, chiamata ipotensione ortostatica, che si manifesta quando ci si alza rapidamente dal letto, dal divano o da una sedia. In pochi secondi la gravità richiama una parte del sangue verso gli arti inferiori e il sistema cardiovascolare deve reagire immediatamente per mantenere costante l'afflusso di sangue al cervello. Con il caldo questo meccanismo può risultare meno efficace e provocare il classico senso di testa leggera o di instabilità.

Per ridurre il rischio di questi episodi è utile mantenere una buona idratazione durante tutta la giornata, reintegrare i liquidi e i sali minerali quando necessario, evitare un'esposizione prolungata al sole nelle ore più calde, consumare pasti non eccessivamente abbondanti e alzarsi lentamente dopo essere rimasti seduti o sdraiati per molto tempo. Anche l'attività fisica dovrebbe essere programmata nelle ore più fresche della giornata, adattandone intensità e durata alle condizioni climatiche.

Chi assume farmaci per la pressione arteriosa, soffre di patologie cardiovascolari o presenta episodi ricorrenti di ipotensione non dovrebbe limitarsi a "convivere" con questi disturbi. Una valutazione specialistica permette di capire se si tratta di un normale adattamento dell'organismo al caldo o se sia necessario approfondire le cause e, quando opportuno, rivedere la terapia o le abitudini quotidiane.

La pressione arteriosa cambia continuamente per adattarsi alle esigenze del nostro corpo. Conoscere questi meccanismi significa imparare a interpretare correttamente i segnali dell'organismo e affrontare l'estate con maggiore consapevolezza e sicurezza.

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Allenarsi in estate non è un problema. Fare finta che il caldo non esista, invece, può diventarlo.Con l'arrivo dell'esta...
07/08/2026

Allenarsi in estate non è un problema. Fare finta che il caldo non esista, invece, può diventarlo.

Con l'arrivo dell'estate molte persone si chiedono se sia il caso di interrompere l'attività fisica. La risposta, nella maggior parte dei casi, è no. Muoversi continua a essere uno dei modi migliori per prendersi cura del proprio organismo, anche durante i mesi più caldi. È importante, però, ricordare che quando le temperature aumentano cambia anche il modo in cui il nostro corpo reagisce allo sforzo.

Durante l'attività fisica, infatti, l'organismo produce calore e per mantenerlo entro valori normali aumenta la sudorazione e la dilatazione dei vasi sanguigni. Questi meccanismi permettono di disperdere il calore, ma comportano anche una maggiore perdita di liquidi e sali minerali e un impegno più intenso per il sistema cardiovascolare. Per questo motivo, un allenamento che in primavera risultava semplice può essere percepito come molto più impegnativo in piena estate.

Allenarsi nelle ore più fresche della giornata, mantenere una corretta idratazione prima, durante e dopo l'esercizio, scegliere un abbigliamento tecnico leggero e ridurre intensità e durata dell'allenamento durante le giornate più afose sono accorgimenti semplici, ma fondamentali per praticare sport in sicurezza. Anche il recupero ha un ruolo importante: concedere al corpo il tempo necessario per raffreddarsi e reintegrare i liquidi persi è parte integrante dell'allenamento.

C'è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato: imparare ad ascoltare il proprio corpo. Capogiri, affaticamento insolito, nausea, palpitazioni o una sensazione di eccessiva debolezza non sono segnali da ignorare o da affrontare "stringendo i denti". Fermarsi, raffreddarsi e, se necessario, chiedere una valutazione medica è sempre la scelta più corretta.

Per chi pratica sport con regolarità, per chi vuole iniziare un nuovo programma di allenamento o per chi presenta patologie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche, una valutazione di Medicina dello Sport rappresenta uno strumento prezioso. Non serve soltanto a ottenere un certificato, ma permette di conoscere meglio il proprio stato di salute, valutare la risposta allo sforzo e ricevere indicazioni personalizzate per allenarsi in modo sicuro ed efficace.

Prendersi cura della propria salute significa continuare a muoversi, ma farlo con consapevolezza. Perché l'obiettivo non è allenarsi di più, ma allenarsi meglio.

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Anche il Centro Medico Stenella si concede una breve pausa estiva.Vi informiamo che il Centro resterà chiuso per la paus...
06/08/2026

Anche il Centro Medico Stenella si concede una breve pausa estiva.

Vi informiamo che il Centro resterà chiuso per la pausa estiva dal 10 al 21 agosto. Le attività riprenderanno regolarmente lunedì 24 agosto, con lo stesso impegno e la stessa attenzione che ci accompagnano ogni giorno.

Nel frattempo vi auguriamo di trascorrere delle settimane serene, di rallentare i ritmi quando possibile e di godervi tutto ciò che rende speciale l'estate.

Buone vacanze da tutto lo staff del Centro Medico Stenella.

CNO srl © 2015 – Partita IVA 01910260684Via Bovio 275 – 65124 Pescara (PE)tel. +39 085 4711973 fax +39 085 4716371Il poliambulatorio Stenella è una struttura autorizzata con i Provvedimenti n° 282/SUAP del 31.07.2012 e n° 189/SUAP del 04.08.2015. Il poliambulatorio Le Dune è autorizzato con...

Non tutte le fatiche si vedono mentre le stai facendo.Ci sono cambiamenti che il nostro organismo riesce a compensare in...
23/07/2026

Non tutte le fatiche si vedono mentre le stai facendo.

Ci sono cambiamenti che il nostro organismo riesce a compensare in modo sorprendente ed è proprio questa straordinaria capacità di adattamento a rendere difficile, in molti casi, accorgersi che qualcosa sta cambiando. Il cuore ne è uno degli esempi più interessanti, perché continua a lavorare senza interruzioni adattando costantemente la propria attività alle richieste dell'organismo, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Ogni volta che saliamo una rampa di scale, acceleriamo il passo, affrontiamo una salita o trasportiamo un peso, il sistema cardiovascolare modifica istantaneamente la frequenza cardiaca e la quantità di sangue p***ata, garantendo ai muscoli e agli organi l'ossigeno necessario per sostenere lo sforzo.

Questa capacità prende il nome di capacità funzionale cardiovascolare e rappresenta uno degli indicatori più importanti dello stato di salute del cuore e della circolazione. In condizioni normali il nostro organismo dispone anche di una cosiddetta riserva cardiaca, cioè di un margine che permette al cuore di aumentare il proprio lavoro quando le richieste metaboliche crescono. In altre parole, durante le attività quotidiane utilizziamo soltanto una parte delle potenzialità del sistema cardiovascolare, mentre il resto entra in funzione quando è necessario affrontare uno sforzo maggiore.

Con il passare degli anni, oppure in presenza di fattori di rischio come ipertensione, diabete, sedentarietà, sovrappeso o alcune patologie cardiovascolari, questa riserva può progressivamente ridursi. Si tratta quasi sempre di un processo lento, che raramente provoca sintomi improvvisi e che, proprio per questo, viene facilmente compensato dall'organismo. Il corpo, infatti, è straordinariamente intelligente: modifica i comportamenti prima ancora che ce ne rendiamo conto, inducendoci inconsciamente a rallentare il passo, a preferire l'ascensore alle scale, a fare una pausa durante una passeggiata o a distribuire uno sforzo che in passato avremmo affrontato senza difficoltà.

È proprio questa capacità di adattamento a rendere meno evidente il problema. Molte persone non avvertono un vero e proprio malessere, ma semplicemente iniziano a fare le cose in modo diverso. Solo dopo mesi, confrontando il presente con i ricordi di qualche anno prima, si accorgono che attività considerate normali richiedono più tempo, più recupero o un impegno maggiore. Non è necessariamente il segnale di una malattia cardiaca, perché una riduzione della capacità funzionale può dipendere anche dalla perdita di allenamento, da patologie respiratorie, da condizioni metaboliche o, più semplicemente, da uno stile di vita diventato progressivamente più sedentario.

Per questo motivo la cardiologia moderna non si limita a valutare la presenza di una patologia, ma considera anche il modo in cui il cuore risponde allo sforzo e quanto efficacemente riesce ad adattarsi alle richieste dell'organismo. La tolleranza all'esercizio, la capacità di recupero e la riserva funzionale rappresentano informazioni preziose, perché spesso raccontano lo stato di salute cardiovascolare molto prima della comparsa di sintomi più evidenti.

La prevenzione, infatti, non consiste soltanto nell'individuare una malattia, ma anche nel riconoscere quei piccoli cambiamenti che tendiamo a giustificare con l'età o con la stanchezza. Osservare come affrontiamo le attività di tutti i giorni, chiedersi se il nostro livello di fatica sia realmente cambiato e capire perché alcuni gesti richiedano oggi uno sforzo diverso rispetto al passato può essere il primo passo per conoscere meglio il proprio cuore e prendersene cura con maggiore consapevolezza.

Perché il cuore difficilmente smette di fare il suo lavoro da un giorno all'altro. Molto più spesso modifica lentamente il modo in cui sostiene il nostro organismo e, prima ancora che compaiano sintomi importanti, lascia piccoli indizi nel modo in cui affrontiamo la vita di ogni giorno. Imparare a riconoscerli significa fare prevenzione nel senso più autentico del termine.

Prenota un controllo presso i nostri ambulatori di cardiologia.

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Ci sono segni che compaiono lentamente. Proprio per questo li ignoriamo.La pelle è l'organo più esteso del nostro corpo....
21/07/2026

Ci sono segni che compaiono lentamente. Proprio per questo li ignoriamo.

La pelle è l'organo più esteso del nostro corpo.
La osserviamo ogni giorno, eppure raramente la guardiamo davvero.
Ci abituiamo ai suoi piccoli cambiamenti perché avvengono con estrema gradualità. Una macchia leggermente più scura, un neo che sembra un po' diverso, una piccola area più ruvida al tatto, una zona che tende ad arrossarsi più facilmente o una lesione che impiega più tempo del previsto a guarire.
Nella maggior parte dei casi sono modificazioni benigne, spesso legate all'età, all'esposizione solare o alle caratteristiche individuali della pelle.
Proprio per questo, però, tendiamo a considerarle tutte "normali".
La dermatologia ci insegna che la pelle è un organo dinamico, in continuo rinnovamento. Le sue cellule si rigenerano costantemente e rispondono agli stimoli dell'ambiente esterno, alle variazioni ormonali, all'invecchiamento, all'alimentazione e persino ad alcune condizioni interne dell'organismo.
Per questo motivo è naturale che, nel corso degli anni, il suo aspetto cambi.
La difficoltà sta nel distinguere i cambiamenti fisiologici da quelli che meritano un approfondimento.
Non esistono solo i nei.
Anche macchie pigmentate, cheratosi, piccole lesioni cutanee persistenti, alterazioni del colore, della forma o della superficie della pelle possono rappresentare segnali che è opportuno osservare con maggiore attenzione. Non significa che siano necessariamente indice di una patologia, ma è importante imparare a non considerarli tutti uguali.
Uno degli aspetti più importanti della prevenzione dermatologica è proprio il confronto nel tempo.
Una lesione che rimane identica per anni racconta una storia diversa rispetto a una che modifica progressivamente dimensioni, colore, margini o consistenza. Allo stesso modo, una piccola ferita che non tende a guarire o una macchia che cambia lentamente possono rappresentare un motivo valido per richiedere una valutazione specialistica.
L'esposizione ai raggi ultravioletti, inoltre, lascia effetti che si accumulano nel corso della vita. Il cosiddetto fotoinvecchiamento non si manifesta soltanto con rughe o perdita di elasticità, ma può favorire la comparsa di nuove lesioni cutanee e modificare quelle già presenti.
Per questo la prevenzione non dovrebbe limitarsi ai mesi estivi.
Osservare periodicamente la propria pelle, anche quando non ci sono sintomi, è un'abitudine semplice ma estremamente utile. Significa imparare a conoscere il proprio corpo e accorgersi più facilmente quando qualcosa si modifica rispetto alla normalità.
La visita dermatologica non serve soltanto a diagnosticare una malattia.
Serve, prima di tutto, a distinguere ciò che rappresenta una naturale evoluzione della pelle da ciò che, invece, merita un controllo più approfondito.
Perché la pelle difficilmente cambia da un giorno all'altro.
Molto più spesso lo fa poco alla volta.
Ed è proprio questa gradualità che rende così importante fermarsi, ogni tanto, a osservarla con attenzione.
Ti aspettiamo presso i nostri ambulatori per una visita approfondita e conoscere lo stato di fatto.

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Non è il fiato che manca. A volte è il respiro che cambia ritmo.Respirare è il gesto più naturale che compiamo.Lo faccia...
20/07/2026

Non è il fiato che manca. A volte è il respiro che cambia ritmo.

Respirare è il gesto più naturale che compiamo.
Lo facciamo circa ventimila volte al giorno, senza pensarci. È un movimento così automatico che ci accorgiamo della sua importanza quasi esclusivamente quando qualcosa cambia.
E quel cambiamento non coincide sempre con la mancanza di fiato.
Molte persone raccontano una sensazione diversa. Dicono di avere l'impressione di non riuscire a fare un respiro "completo", di respirare più superficialmente, di dover sbadigliare spesso per sentirsi soddisfatte o di avvertire il bisogno di inspirare profondamente anche mentre sono a riposo.
Sono sensazioni che possono comparire in momenti molto diversi della giornata e che meritano di essere interpretate nel modo corretto.
Respirare non significa semplicemente far entrare aria nei polmoni.
È un meccanismo estremamente complesso, regolato dal cervello, dal diaframma, dai muscoli della gabbia toracica e da specifici recettori che monitorano continuamente i livelli di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue. Tutti questi sistemi lavorano insieme per adattare il ritmo e la profondità del respiro alle esigenze dell'organismo.
Quando camminiamo, saliamo una rampa di scale o pratichiamo attività fisica, la respirazione diventa naturalmente più rapida e profonda. Ma anche situazioni meno evidenti possono modificarla.
Lo stress, ad esempio, porta spesso a una respirazione toracica superficiale, con un minor coinvolgimento del diaframma. Anche una postura mantenuta per molte ore davanti al computer, la sedentarietà, il sovrappeso o alcune patologie respiratorie possono rendere il respiro meno efficiente, aumentando la sensazione di affaticamento pur in presenza di una normale ossigenazione.
È importante sapere che la percezione della respirazione non sempre coincide con la reale funzione dei polmoni.
Una persona può avere la sensazione di respirare male pur presentando una funzionalità respiratoria normale. Al contrario, alcune malattie respiratorie croniche possono evolvere lentamente e ve**re compensate dall'organismo, tanto che ci si abitua progressivamente a respirare in modo diverso senza rendersene conto.
È proprio questa capacità di adattamento che, a volte, rende più difficile riconoscere i primi segnali.
Per questo non è utile fermarsi alla semplice domanda: "Mi manca il fiato?"
È più importante chiedersi se il proprio modo di respirare sia cambiato nel tempo. Se alcune attività che prima risultavano naturali oggi richiedono più pause. Se ci si sente costretti a respirare con la bocca più spesso. Se il respiro appare più corto, più rapido o meno profondo senza una ragione evidente.
Osservare questi cambiamenti non significa allarmarsi.
Significa conoscere meglio il proprio corpo.
La pneumologia non si occupa soltanto delle malattie dei polmoni, ma anche della qualità della respirazione e di tutto ciò che può influenzarla. Una valutazione specialistica permette di distinguere ciò che rappresenta un normale adattamento da ciò che, invece, merita un approfondimento.
Perché il respiro ci accompagna dal primo all'ultimo istante della nostra vita.
E quando cambia il suo ritmo, spesso sta semplicemente cercando di dirci che è arrivato il momento di ascoltarlo. Chiamaci per fissare un appuntamento!

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Non tutte le articolazioni fanno rumore per lo stesso motivo.È uno di quei rumori che, prima o poi, quasi tutti sentiamo...
19/07/2026

Non tutte le articolazioni fanno rumore per lo stesso motivo.

È uno di quei rumori che, prima o poi, quasi tutti sentiamo.
Ti alzi dal divano e il ginocchio fa "crack".
Ruoti il collo e senti uno "scrocchio".
Pieghi le dita e avverti un piccolo "tic".
La reazione è quasi sempre la stessa: ti fermi un attimo e ti chiedi se sia il caso di preoccuparti.

La verità è che le articolazioni possono produrre rumori per motivi molto diversi tra loro. E, nella maggior parte dei casi, quei suoni non sono sinonimo di un problema.
Uno dei fenomeni più comuni è la cosiddetta cavitazione. All'interno delle articolazioni è presente un liquido che permette alle superfici di scorrere in modo fluido. Quando compiamo alcuni movimenti, possono formarsi e rompersi rapidamente piccole bolle di gas presenti in questo liquido, producendo il classico "scrocchio". È un fenomeno del tutto fisiologico, lo stesso che spesso si sente quando si fanno "scrocchiare" le dita.
Ma non tutti i rumori hanno questa origine.
In altri casi possono essere i tendini o i legamenti che, durante il movimento, scorrono sopra una sporgenza ossea o cambiano leggermente posizione, generando un piccolo clic. Anche questo può essere normale, soprattutto se non è accompagnato da dolore o limitazioni nei movimenti.
Le articolazioni, infatti, non sono semplici cerniere.
Ogni movimento coinvolge ossa, cartilagini, muscoli, tendini, legamenti e liquido sinoviale. Tutte queste strutture devono lavorare in perfetta armonia e, proprio come accade in un meccanismo molto complesso, è possibile che qualche suono accompagni il loro funzionamento.
Il rumore, da solo, raramente è il segnale più importante.
Quello a cui vale la pena prestare attenzione è ciò che gli si associa.
Se lo scricchiolio compare senza dolore, senza gonfiore e senza una perdita di funzionalità, nella maggior parte dei casi rappresenta semplicemente una caratteristica del movimento di quell'articolazione.
Diverso è il caso in cui il rumore si accompagni a dolore persistente, blocchi articolari, instabilità, gonfiore o alla sensazione che l'articolazione "ceda". In queste situazioni è opportuno non limitarsi a conviverci, ma approfondire con una valutazione specialistica.
Spesso siamo portati a pensare che il corpo debba essere completamente silenzioso.
In realtà non è così.
Il nostro organismo produce continuamente piccoli segnali: alcuni fanno parte del suo normale funzionamento, altri meritano di essere interpretati con maggiore attenzione.
Capire la differenza è il primo passo per prendersi cura delle proprie articolazioni senza inutili preoccupazioni, ma anche senza trascurare quei cambiamenti che possono fare la differenza.
Perché non tutti gli scricchiolii raccontano la stessa storia.
E imparare ad ascoltarli nel modo giusto significa conoscere un po' meglio il proprio corpo.
I nostri specialisti possono capire se lo "scricchiolio" è normale o meno.

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Via Bovio, 275
Pescara
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