22/02/2024
A volte me lo chiedo anche io: “come ho fatto anche oggi ad ascoltare tanta sofferenza?”
La terapia diventa spesso scenario di lutti, traumi, malattie, conflitti familiari, violenze. Pensare che io riesca ad accogliere tutto questo spesso mi fa sentire “forte”.
Il fatto che qualcuno ti racconti di sè finisce per nutrire la tua parte narcisistica (sì tutti ne abbiamo una. E no, non è patologica). Nell’aiutare sento di nutrire inevitabilmente anche una parte di me.
In questo periodo in cui ho avuto la fortuna di incontrare tante persone, ciascuna con la sua storia, e il suo bagaglio di esperienze, alle volte sperimento la paura di dimenticare dettagli importanti. Se dovessi accorgermi che sto iniziando a percepire le persone come un numero, un nickname sui social o un* paziente tra tant*, smetterò di fare questo lavoro.
Parlare della propria sofferenza è un atto di grande coraggio e generosità . Quello che viene raccontato è troppo prezioso perché sia trascurato: chi sperimenta tanto dolore merita che se ne prenda cura in modo diligente e amorevole.
E forse questo ci rende forti insieme. ❤️