11/06/2026
ONORARE IL CORPO, LA DIMORA DELLO SPIRITO CHE CI ANIMA - non è mai tardi per tornare ALLEATI DELLA VITA
Nel mio lavoro di aiuto alle persone, attraverso la relazione, il coaching e i percorsi educativi, mi trovo spesso ad accompagnarle verso una maggiore consapevolezza: non solo rispetto alle loro difficoltà, ma anche rispetto al ruolo che le loro scelte hanno avuto nel costruire il loro presente. Questo percorso, inevitabilmente, apre una riflessione più ampia sul senso stesso della vita: un viaggio di conoscenza, trasformazione ed evoluzione interiore.
Una cosa mi colpisce spesso nelle persone che incontro, soprattutto quando gli anni vissuti iniziano a diventare molti: quasi tutti rivendicano uno spirito ancora giovane. “Dentro mi sento lo stesso di sempre”, dicono. C’è ancora desiderio, curiosità, voglia di progettare, di vivere.
Poi però arriva un “ma” … “Ma ormai ho una certa età.” … “Ma il corpo non mi segue più.” … “Ma non posso più fare certe cose.”
Ed è qui che nasce un grande paradosso. Lo spirito sembra non conoscere il tempo. Rimane quella forza vitale, quell’energia profonda che ci accompagna lungo tutta l’esistenza. Il corpo, invece, è la dimensione concreta attraverso cui questa energia fa esperienza della vita. Il corpo è la nostra casa. E come ogni casa porta i segni di come è stata abitata. Ma questa casa non è una struttura passiva. Dentro di noi esiste una forza vitale che, momento dopo momento, lavora per preservare equilibrio, armonia e continuità. La vita stessa sembra avere una vocazione naturale: mantenersi, adattarsi, rigenerarsi, cercare costantemente una condizione di equilibrio.
In questo senso la salute non dovrebbe essere vista soltanto come qualcosa da conquistare quando viene perduta, ma come una condizione originaria da custodire e sostenere. Molti processi del corpo sono orientati proprio a questo: proteggerci, ripararci, riportarci verso un equilibrio possibile. Il punto è comprendere se, con le nostre scelte quotidiane, stiamo collaborando con questa intelligenza naturale oppure se, senza rendercene conto, stiamo remando contro la stessa forza che cerca di sostenerci.
Ma il cammino della vita non si esaurisce soltanto nella cura del corpo. Esiste una dimensione ancora più profonda che riguarda il significato stesso delle esperienze che attraversiamo. Non tutto ciò che incontriamo lungo il percorso è sotto il nostro controllo. La vita ci pone davanti eventi, condizioni e prove che spesso non scegliamo consapevolmente e che, almeno inizialmente, fatichiamo a comprendere. Eppure, se consideriamo la vita come un percorso evolutivo dell’anima, possiamo iniziare a guardare anche le esperienze più difficili non soltanto come ostacoli da subire, ma come occasioni preziose di crescita, risveglio e trasformazione. Forse sono proprio le prove più impegnative quelle che custodiscono gli insegnamenti più profondi, perché ci costringono ad andare oltre le nostre abitudini, a incontrare parti di noi ancora sconosciute, ad ampliare la nostra consapevolezza e ad aprire il cuore a una comprensione più grande.
È qui che entra in gioco il libero arbitrio: nella possibilità di scegliere come rispondere a ciò che la vita ci presenta. Possiamo chiuderci nella resistenza oppure aprirci alla comprensione. Possiamo considerarci soltanto vittime degli eventi oppure partecipare con maggiore presenza, responsabilità e maturità al nostro cammino. E questa responsabilità riguarda anche il corpo, la nostra dimora terrena: il luogo attraverso cui lo spirito attraversa le sue esperienze e compie il proprio percorso. Il corpo porta memoria delle nostre scelte quotidiane: di come lo abbiamo nutrito, mosso, ascoltato, rispettato oppure trascurato. Non è un nemico che improvvisamente ci tradisce. È un compagno che per anni ci ha mandato segnali. Per questo la domanda non dovrebbe essere: “Perché il mio corpo mi sta abbandonando?”, ma forse: “Che rapporto ho costruito con lui fino ad oggi?”
Viviamo immersi in stereotipi culturali che associano automaticamente l’avanzare dell’età alla perdita, alla rinuncia, all’“ormai”. Come se dopo una certa fase della vita fosse normale smettere di investire su se stessi. Ma l’“ormai” è spesso una convinzione prima ancora che una condizione.
La vera sfida è riallineare lo spirito che vuole ancora vivere con il corpo che gli permette di farlo. Acquisire consapevolezza, competenze, cambiare abitudini e prenderci cura della nostra “casa” significa dare allo spirito il luogo migliore possibile in cui continuare il suo viaggio. Perché forse il punto non è soltanto aggiungere anni alla vita. È permettere alla vita di continuare ad abitare pienamente i nostri anni. Per questo dobbiamo imparare ad allenarci a vivere. Non per combattere il tempo. Ma per rimanere capaci di ospitare la vita.
Ad maiora semper
Corrado Ceschinelli