Erboristeria Kama

Erboristeria Kama Erboristeria , erbe ,tisane ,cosmesi naturale ,fitoestratti,regalistica , oggetti e bijou etnici , mieli , fiori di Bach ,alimenti bio,te',tisaniere ecc...

13/06/2026
12/06/2026

Ci sono immagini che fanno riflettere più di mille parole.

Un animale solo, spaventato, circondato da una folla che urla, applaude e aspetta lo spettacolo.

E la domanda nasce spontanea: quando la sofferenza di un essere vivente diventa un divertimento, non c'è forse qualcosa che abbiamo perso lungo il cammino?

Ci viene spesso detto che è tradizione, cultura o intrattenimento. Ma una tradizione non smette forse di essere tale quando si fonda sulla paura e sul dolore di chi non può scegliere?

Un toro non è un giocattolo, non è un bersaglio e non è nato per diventare l'attrazione di una festa.

È un essere vivente che prova stress, paura e sofferenza.

Il rispetto per gli animali non toglie nulla alle persone. Al contrario, ci rende una società più empatica e più civile.

Forse il vero coraggio non è affrontare un animale in difficoltà davanti a una folla. Forse il vero coraggio è avere la sensibilità di dire che certe forme di spettacolo appartengono al passato e che il divertimento non dovrebbe mai basarsi sul dolore di un altro essere vivente.

Io starò sempre dalla parte di chi non ha voce. ❤️🐂

06/06/2026
31/05/2026

📍Da noi, quando arriva il caldo, accendiamo il condizionatore. In Giappone appendono alla finestra una campanellina di vetro, e quel suono, da solo, li fa sentire più freschi. Senza abbassare di un solo grado la temperatura.

Si chiama furin. È una piccola campana, di solito di vetro soffiato, a forma di cupola rovesciata, che i giapponesi appendono d'estate sotto le grondaie e davanti alle finestre. Dentro c'è un batacchio, e dal batacchio pende una sottile striscia di carta, il tanzaku. È proprio quella strisciolina, leggerissima, il segreto di tutto: basta il più piccolo alito di vento a muoverla, e muovendosi fa tintinnare la campana.

In pratica, il furin è uno strumento che trasforma il vento in suono. Ti fa sentire con le orecchie anche il movimento d'aria più impercettibile, quello che la pelle, in una giornata afosa, non avvertirebbe nemmeno. Per i giapponesi quel tintinnio è uno dei suoni dell'estate, al pari del canto delle cicale: lo legano all'infanzia, alle sere di luglio, alle finestre aperte. Esistono perfino festival in cui migliaia di furin vengono appesi insieme, e dondolano tutti nella stessa brezza.

Il punto curioso è proprio questo.

Il furin non rinfresca niente. Non abbassa la temperatura, non sposta aria fredda, non fa nulla di fisico contro il caldo. Eppure, per i giapponesi, sentire quel suono significa sentirsi più freschi. Davvero. È un effetto reale, studiato, che dura da secoli. E la ragione è tanto semplice quanto bella.

Quella campana suona soltanto quando passa un soffio di vento. Mai in altri momenti. Così, nel corso di generazioni, quel tintinnio è diventato nella mente giapponese una cosa sola con l'idea di brezza, di refrigerio, di ombra e di acqua. Sentire il furin vuol dire: sta passando un filo d'aria. E il cervello, a quel segnale, si accorge del vento, e percepisce il fresco che senza quel suono si sarebbe lasciato sfuggire.

Detto in un altro modo: il furin non crea la brezza. La brezza c'era già. Il furin serve solo a fartela notare.

Ed è, in fondo, una piccola lezione enorme.

Noi, quando stiamo male, di solito proviamo a cambiare la realtà che ci circonda. Fa caldo? Più condizionatore. Ci manca qualcosa? Comprare di più. Vogliamo stare meglio? Cambiare casa, lavoro, posto, situazione. Spostiamo sempre l'ambiente là fuori, convinti che il sollievo vada conquistato modificando le cose. Spendiamo energie enormi per cambiare il mondo intorno a noi di qualche grado.

Il furin propone l'idea opposta, e molto più gentile. Che il sollievo, spesso, non sta nel cambiare la realtà. Sta nel notare ciò che di buono, in quella realtà, sta già passando. La brezza c'è quasi sempre, anche nei giorni più afosi. Solo che non la sentiamo, perché niente ce la indica, perché siamo troppo accaldati e distratti per accorgercene.

E non vale soltanto per il vento. Quante piccole cose belle ci attraversano la giornata senza fare il minimo rumore? Un raggio di sole sul tavolo. La voce di una persona a cui vogliamo bene, in un'altra stanza. Dieci minuti di silenzio. Il gesto gentile di uno sconosciuto. Brezze. Continue. Che non sentiamo, perché nessuna di loro tintinna per avvertirci che sta passando.

Ho capito, allora, perché ho cominciato a volerne uno tutto mio. Non necessariamente una campana di vetro. Intendo un piccolo gesto che faccia, per me, quello che il furin fa per loro: che mi costringa, ogni tanto, a sollevare lo sguardo e accorgermi di ciò che di buono mi sta scorrendo accanto proprio adesso. Una pausa fissa nella giornata. Una domanda che mi pongo la sera. Qualcosa che tintinni dentro di me e mi dica: fermati, guarda, c'è una brezza che sta passando anche ora.

Perché il caldo della vita, quello vero, raramente si combatte cambiando tutto. Molto più spesso si attraversa imparando a sentire il poco di fresco che, in mezzo a tutto, continua comunque a soffiare.

Ho radunato diciannove di queste piccole "campane" giapponesi in un libro. Non insegnano a cambiare la vita. Insegnano a sentirla meglio.

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Non è un manuale. È un invito a guardare la tua vita con occhi nuovi.

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