07/06/2026
Oggi ho rallentato in questo spazio.
Ma che cosa succede al corpo quando passa attraverso esperienze spaziali diverse?
Proviamo a percorrere un sentiero nel bosco che ci porta lentamente verso un corso d'acqua. Il profumo degli alberi, la sensazione di freschezza sulla pelle, le foglie che ondeggiano con il vento tra i rami, il verde che ci avvolge in ogni direzione.
Uno spazio come questo ha caratteristiche molto diverse da quelle a cui la maggior parte di noi è abituata e induce certamente un modo di essere e uno stato psicofisico particolari, completamente dissimili da quelli che sarebbero evocati dalla città che abbiamo lasciato alle nostre spalle: i palazzi che sovrastano i nostri sguardi, le auto in coda, i rumori che permeano l'aria continuamente, i colori spesso scoordinati.
Immediatamente ci si può accorgere, magari prestando al corpo un'attenzione maggiore del solito, che nel nel bosco il respiro si allarga e si approfondisce. Viceversa, muovendosi in città, magari in auto nel traffico, il nostro corpo si adatta alla situazione mimando una restrizione, prima di tutto attraverso la riduzione del respiro.
Il corpo non passa indifferente attraverso le esperienze spaziali.
Se chiunque conosce bene la sensazione di benessere o di malessere che si prova in certi ambienti, la reazione è in realtà assai più articolata.
Una parete asimmetrica, un mobile troppo grosso, un asse da stiro al centro della stanza, l'orientamento o l'esposizione al sole di una sola parte della casa, il fatto di avere un panorama o no davanti alla finestra, di essere al piano terra o all'ultimo piano, in una mansardina da cui si vede solo il cielo o in uno scantinato scarsamente illuminato piuttosto che in uno spazio ordinato, pulito e curato, o la mancanza di confini per il fatto di non avere una stanza propria bastano a plasmare in maniera più o meno inconscia il modo di essere e a produrre un cambiamento a livello psichico e di personalità.
Questo non significa che il collegamento sia scontato, automatico o ineluttabile, ma semplicemente che un collegamento c'è.
Semplicisticamente si potrebbe pensare che sia sufficiente cambiare casa per risolvere i problemi. Ovviamente non è così, anche se certe volte può funzionare.
Molto dipende da quanto è forte l'identificazione con il proprio spazio e con il proprio corpo: chi si rispecchia molto intensamente nello spazio che lo circonda, difficilmente riesce a modificarlo se non cambia anche qualcosa dentro. E la difficoltà sta proprio nel fatto che ogni cambiamento è strettamente legato ad altri aspetti di sé.
Se l'identificazione è forte, anche solo cambiare macchina può essere un'impresa titanica. Ma quando l'impresa riesce, quasi sempre innesca altre trasformazioni a livello di corpo e di personalità.
Analogamente, un nuovo panorama alla finestra può contribuire a cambiare la propria prospettiva sulla vita.
E tu come vivi il tuo spazio?
Liberamente tratto da "Pensare con il corpo" di Jader Tolja e Francesca Speciani