30/08/2026
🌱Oggi vorrei parlare del "lasciare andare".
Quante volte ti è capitato di pensare di lasciar andare qualcosa che ti appesantisce? Un lavoro non gratificante, una relazione che svuota e non riempie, una cattiva abitudine...?
All'inizio pensi "che bello" ma dopo poco la sensazione di liberazione lascia il posto a paura, dubbi...e alla fine ci ripensi. Meglio il certo dell'incerto. Meglio il conosciuto dell'ignoto.
E rimandi la decisione. "Posso aspettare ancora".
C'è un meccanismo che ci tiene inchiodati più di quanto pensiamo alle nostre "sicurezze": più abbiamo investito in qualcosa - tempo, energie, dolore, anni - più ci sembra impossibile andarcene. Come se restare fosse l'unico modo per non aver sprecato tutto. In gergo si chiama "fallacia dei costi sommersi".
Il tempo già vissuto però non torna. E continuare a investire dove non cresce nulla non recupera quello che è stato perso.
Non si può cercare acqua in un pozzo vuoto.
🔹 Quando scegliamo di lasciare andare qualcosa - un lavoro, una relazione, un'abitudine, un'aspettativa - la liberazione arriva ma non arriva da sola. Arriva insieme a qualcosa che assomiglia al lutto. Perché quello che lasciamo, per quanto ci possa pesare, è familiare. E il familiare, anche quando fa male, dà una forma al mondo.
🔹 Per chi ha vissuto relazioni o ambienti imprevedibili, lasciare andare è ancora più difficile. Il sistema nervoso ha imparato che restare - anche in situazioni difficili - è l'unico modo per sopravvivere. Quella resistenza, quella capacità di tenere duro, allora era intelligenza pura.
Il problema è che continua a funzionare anche quando non serve più. Anche quando lasciare andare sarebbe la cosa più sana che si possa fare.
🌿 Lasciare andare non è perdere quello che si è investito. È smettere di pagare un costo che nessuno ci restituirà.
E quella paura che si sente nel momento della scelta? Non è un segnale che stiamo sbagliando. È il suono del cambiamento.