Giulia Vendramini - Psicologia & Mindfulness

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Giulia Vendramini - Psicologia & Mindfulness Psicologa e psicoterapeuta sistemico relazionale, facilitatrice Mindfulness e operatrice del training autogeno.

Lavoro con adolescenti e adulti a Pistoia e online. Mi piace scrivere e condividere il mio lavoro sul mio sito web e su questa pagina.

Nel mio lavoro incontro spesso persone che guardano a sé stesse come ad un insieme di errori, difetti o ferite non ancor...
16/10/2026

Nel mio lavoro incontro spesso persone che guardano a sé stesse come ad un insieme di errori, difetti o ferite non ancora rimarginate. Quando chiediamo loro chi sono, la risposta parte quasi sempre da ciò che “non va”: l’ansia, un fallimento passato, un’insicurezza profonda.

Ma l’autostima è qualcosa di molto diverso dal giudizio che diamo sulle nostre mancanze. L’autostima è, prima di tutto, la capacità di vederci e apprezzarci nella nostra interezza.

Se dovessimo descrivere l’essere umano attraverso una metafora, potremmo immaginarci come vasi d’arte. C’è chi è fatto di porcellana, chi di vetro, chi di cristallo fine. Sono materiali diversi per colore, forma e consistenza, ma con un tratto fondamentale in comune: sono tutti frangibili.

La fragilità non è un difetto di fabbrica; fa parte della nostra natura ed è ciò che ci rende unici. La vita, con i suoi urti e le sue intemperie, lascia segni: piccole crepe, scheggiature, ammaccature.

Il problema nasce quando applichiamo una focalizzazione selettiva: iniziamo a guardare esclusivamente la crepa, dimenticandoci del vaso. Ci definiamo attraverso la nostra ferita, convincendoci di essere solo quel punto fragile.

Noi non siamo soltanto le nostre fragilità. Siamo le nostre ferite, sì, ma siamo anche le nostre risorse umane e la nostra resilienza; le nostre peculiarità e i nostri punti di forza; valori, i sogni e la storia che ci portiamo dentro.

Avere autostima significa fare un passo indietro per ampliare lo sguardo e avere una visione d’insieme. Implica riconoscere ciò che non funziona o quello che di noi non ci piace, senza però permettergli di oscurare tutto il resto. Significa imparare a dire: “Ho una crepa, ma sono un vaso intero, prezioso e con una sua forma ben precisa.”

Un altro rischio frequente è quello di accontentarci di vedere il nostro riflesso negli altri. Chiediamo allo sguardo di chi ci circonda di definirci, sperando che ci restituisca il nostro valore. Ma il riflesso che gli altri ci mostrano è spesso parziale, distorto dalle loro aspettative, dalle loro lenti o dai loro personali bisogni.

Per costruire una reale stima di sé, è fondamentale imparare a vederci da soli, direttamente e senza intermediari.

C’è una grande differenza tra il guardarsi fugacemente allo specchio mentre si corre da un impegno all’altro e il vedersi davvero.

Il percorso terapeutico offre proprio questo spazio: un luogo sicuro in cui smettere di giudicare le singole scheggiature e iniziare a guardarsi in modo consapevole e autentico. La terapia non serve a cancellare le crepe — che spesso raccontano la parte più profonda e vera della nostra storia —, ma ad aiutarci a posare lo sguardo sull’opera completa, imparando ad amarla e a prendercene cura nella sua straordinaria unicità.

“E tu, quando ti guardi allo specchio, riesci a vedere il vaso intero o la tua attenzione cade subito sulle crepe?”

Nel mio lavoro di psicologa incontro spesso persone che guardano a se stesse come a un insieme di errori, difetti o ferite non ancora rimarginate. Quando chiediamo loro chi sono, la risposta parte quasi sempre da ciò che “non va”: l’ansia, un fallimento passato, un’insicurezza profonda.Ma l...

Riconoscere i trigger, ovvero i grilletti che attivano l’alimentazione inconsapevole, è un passaggio cruciale in ogni pe...
07/10/2026

Riconoscere i trigger, ovvero i grilletti che attivano l’alimentazione inconsapevole, è un passaggio cruciale in ogni percorso di cambiamento. Spesso gli episodi di fame nervosa non dipendono dalla mancanza di forza di volontà, ma dall’attivazione automatica di stati emotivi difficili da tollerare.

Un litigio, una giornata stressante, la sensazione di fallimento o perfino un momento di vuoto possono attivare il bisogno immediato di mangiare. In questi casi il cibo diventa un tentativo di autoregolazione emotiva.

La mindfulness aiuta a creare uno spazio tra impulso e azione. Attraverso l’osservazione consapevole, la persona impara a riconoscere ciò che prova senza reagire automaticamente. Questo permette di sviluppare nuove strategie di gestione emotiva più funzionali e meno distruttive.

Anche i trigger cognitivi meritano attenzione. Pensieri come: “non riesco a controllarmi”; “sono debole”; “ho già rovinato tutto”; “mangiare è l’unica cosa che mi fa stare meglio”, possono amplificare il disagio emotivo e favorire il comportamento compulsivo. La pratica mindful aiuta a osservare questi pensieri senza identificarvisi completamente, riducendone il potere automatico.

Il mindful eating non è una dieta né una tecnica finalizzata esclusivamente alla perdita di peso. È un percorso di consapevolezza che invita a riconnettersi ai propri bisogni fisici ed emotivi, superando il pilota automatico e il giudizio costante verso sé stessi.

Imparare a riconoscere i trigger emotivi e cognitivi significa sviluppare una maggiore libertà interiore. Quando il cibo smette di essere l’unica risposta possibile al disagio, diventa più facile costruire modalità di cura di sé più profonde e sostenibili.

In questo senso, la mindfulness rappresenta non soltanto uno strumento terapeutico, ma anche un modo diverso di abitare il proprio corpo e le proprie emozioni, con maggiore presenza, accettazione e gentilezza verso sé stessi.

Riconoscere i trigger, ovvero i grilletti che attivano l’alimentazione inconsapevole, è un passaggio cruciale in ogni percorso di cambiamento. Spesso gli episodi di fame nervosa non dipendono dalla mancanza di forza di volontà, ma dall’attivazione automatica di stati emotivi difficili da tolle...

Ricomincia la formazione in plenaria per gli operatori e volontari di Caritas Pistoia e Caritas Parrocchiali presso Vill...
03/10/2026

Ricomincia la formazione in plenaria per gli operatori e volontari di Caritas Pistoia e Caritas Parrocchiali presso Villa Rospigliosi.

Siamo ripartiti dalla prima delle 5 domande di Dio: "Dove sei?"

A che punto della vita siamo? Cosa vediamo dentro e fuori di noi? Riusciamo a percepirci nella nostra imperfetta autenticità? Siamo consapevoli delle nostre fragilità?

Tante domande a cui abbiamo cercato di dare voce e trovare un senso anche attraverso una piccola esperienza teatrale.

Il nostro viaggio continua il 14 novembre...vi aspettiamo!

Stamattina attività di Caviardage all'interno del laboratorio permanente "Io sono l'altro", presso lo spazio polivalente...
28/09/2026

Stamattina attività di Caviardage all'interno del laboratorio permanente "Io sono l'altro", presso lo spazio polivalente Caritas Pistoia.

Abbiamo sperimentato un altro modo per esprimere il nostro mondo interiore, utilizzando parole contenute dentro pagine di libri.

Ci vediamo ogni 2° e 4° lunedì del mese!

Arte: una porta verso il proprio mondo interiore.Quando il colore riesce a trasmettere emozioni e vissuti senza bisogno ...
19/09/2026

Arte: una porta verso il proprio mondo interiore.

Quando il colore riesce a trasmettere emozioni e vissuti senza bisogno di parole

Ripartono gli incontri della "Manutenzione dell'anima" presso i locali Caritas Pistoia

Il mindful eating, o alimentazione consapevole, è un approccio che unisce nutrizione, psicologia e mindfulness con l’obi...
18/09/2026

Il mindful eating, o alimentazione consapevole, è un approccio che unisce nutrizione, psicologia e mindfulness con l’obiettivo di ristabilire un rapporto più equilibrato con il cibo e con il proprio corpo. In una società caratterizzata da ritmi frenetici molte persone finiscono per mangiare in modo automatico, scollegato dai reali segnali corporei di fame e sazietà. Questo meccanismo può favorire comportamenti disfunzionali come abbuffate, fame nervosa e alimentazione emotiva.

Dal punto di vista psicologico, il cibo non risponde soltanto a un bisogno biologico. Spesso rappresenta un regolatore emotivo: può diventare conforto nei momenti di stress, compensazione della solitudine, anestesia per emozioni dolorose o gratificazione immediata in situazioni di frustrazione. È proprio qui che il mindful eating assume un ruolo terapeutico importante, perché aiuta la persona a interrompere gli automatismi e a sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri stati interni.

Uno degli aspetti centrali della consapevolezza alimentare è imparare a distinguere la fame fisica dalla fame emotiva. La fame fisiologica emerge gradualmente, è accompagnata da segnali corporei e può essere soddisfatta con diversi alimenti. La fame emotiva, invece, compare spesso in modo improvviso, è urgente e orientata verso cibi specifici, generalmente molto calorici o gratificanti.

Dietro questi episodi possono nascondersi trigger emotivi e cognitivi profondi. Tra i più frequenti troviamo: stress e sovraccarico mentale, ansia, senso di vuoto o o solitudine, noia, rabbia repressa, autocritica e bassa autostima.

Anche alcuni schemi cognitivi possono favorire le abbuffate. Il pensiero “tutto o nulla”, ad esempio, porta molte persone a vivere l’alimentazione in termini estremi: “ho mangiato un dolce, ormai tanto vale continuare”. Questo meccanismo alimenta il senso di colpa e il circolo vizioso della restrizione e della perdita di controllo.

La mindfulness applicata all’alimentazione, permette di osservare ciò che accade prima, durante e dopo il pasto: sensazioni corporee, emozioni, pensieri automatici e impulsi.

Mangiare consapevolmente significa rallentare, assaporare il cibo, percepire i segnali di sazietà e riconoscere i motivi reali che spingono a mangiare. Questo processo riduce la dissociazione spesso presente negli episodi di abbuffata, durante i quali la persona riferisce di “mangiare senza accorgersene”.

La mindfulness non insegna a controllare rigidamente il comportamento alimentare, ma ad ascoltarlo e comprenderlo. Questo cambiamento di prospettiva è fondamentale per interrompere il conflitto interno che molte persone vivono rispetto al cibo.

Il mindful eating, o alimentazione consapevole, è un approccio che unisce nutrizione, psicologia e mindfulness con l’obiettivo di ristabilire un rapporto più equilibrato con il cibo e con il proprio corpo. In una società caratterizzata da ritmi frenetici molte persone finiscono per mangiare in ...

A che punto della mia vita mi trovo?Questa è stata la domanda di partenza che ci siamo posti oggi durante il laboratorio...
14/09/2026

A che punto della mia vita mi trovo?

Questa è stata la domanda di partenza che ci siamo posti oggi durante il laboratorio "Io sono l'altro".

Attraverso la scrittura abbiamo provato a riflettere sul percorso di vita fatto, in modo sia concreto che metaforico, volgendo il nostro sguardo dentro di noi nel momento presente e, inevitabilmente, anche nella direzione in cui vorremmo andare.

Proseguiremo questa esplorazione lunedì 28 settembre presso lo spazio polivalente della Cittadella della Carità di Caritas Pistoia

È attivo in Caritas Pistoia uno spazio di condivisione e supporto guidato, che offre alle persone la possibilità di cond...
01/09/2026

È attivo in Caritas Pistoia uno spazio di condivisione e supporto guidato, che offre alle persone la possibilità di condividere parole, gesti, silenzi, opere d'arte, emozioni, scoprendo di riconoscersi nell'altro.

Ognuno di noi porta dentro una storia e tante esperienze. Porta dentro battaglie, vittorie e sconfitte, rimpianti e soddisfazioni, domande e risposte, verità solide e verità che si sgretolano, pregiudizi e nuove prospettive. Meriti, colpe e sensi di colpa.

Due volte al mese ci incontriamo nel laboratorio permanente "Io sono l'altro", per creare, condividere, passare due ore in compagnia di persone nuove, ascoltare, riconoscere e ritrovare un pochino di noi stessi negli altri, comprendendo che non siamo soli e, anzi, siamo più simili di quanto pensiamo.

Vi aspetto dal 14 settembre.

Siamo tutti un po’ psicologi! Quante volte ho sentito ripetere questa frase. Peccato che non sia esattamente così. Gli a...
01/09/2026

Siamo tutti un po’ psicologi! Quante volte ho sentito ripetere questa frase. Peccato che non sia esattamente così. Gli amici, i colleghi, i familiari sono persone importanti a cui è possibile rivolgersi in un momento di sconforto, di confusione o di rabbia per ti**re fuori emozioni, sentimenti, pensieri e cercare dall’altra parte una persona che semplicemente ci ascolti, sia lì per noi che ci faccia, come direbbe Esther Perel psicoterapeuta belga, da “testimone empatico”.

Da un amico, un partner, un familiare solitamente non ci aspettiamo che ci risolva la situazione, anche perché lo farebbe con strategie che funzionerebbero per lui/lei anziché per noi. Ci aspettiamo piuttosto una persona che ci accolga e sappia stare in quello spazio e in quel tempo con noi e le nostre sofferenze o preoccupazioni, senza affrettarsi nel fornire giudizi o soluzioni che spesso vengono messe in atto per terminare il prima possibile quel momento di condivisione emotiva, magari perché c’è una difficoltà a stare nel dolore dell’altro.

Questo non vuol dire che non si possa offrire un consiglio o il proprio punto di vista, se però l’altra persona ce lo chiede, altrimenti è superfluo.
Le persone possono e devono trovare la propria soluzione per uscire da una certa situazione, affrontare una difficoltà o un cambiamento. Come dico sempre “ci si salva da soli” nel senso che io devo volermi salvare, devo voler uscire da un problema, altrimenti gli altri possono offrirmi tutti i salvagenti del mondo ma io non ne prenderò neanche uno. Una volta che ho deciso di salvarmi allora posso chiedere tutti i supporti esterni di cui ho bisogno, se ritengo che possano essermi utili.

Lo psicologo oltre ad essere un testimone empatico, ha il compito di aiutare la persona ad elaborare i vissuti, i pensieri e le emozioni trovando la modalità più giusta per quella persona. Il terapeuta ha anche il compito di rimandare quello che gli ha suscitato il racconto dell’altro, che cosa ha provato e lavorare anche su questo. In terapia non c’è giudizio, si offre una spazio neutro di ascolto e accoglienza dell’altro e di tutto ciò che porta con sé, aspettando il momento giusto perché l’altro riesca a trovare, sotto la guida del terapeuta, delle strategie per risolvere il problema e stare meglio.

Il terapeuta è un accompagnatore e la terapia è un viaggio, il terapeuta mette la mano sulla spalla, aiuta l’altra persona ad ampliare la prospettiva e valutare altre possibilità, per poi lasciarle proseguire il cammino della vita in autonomia, con nuove consapevolezze sulle proprie risorse e sui propri limiti e su come possa gestirli.

Un amico ascolta, lo psicologo accompagna: scopri la differenza tra supporto emotivo e terapia, e il valore del “testimone empatico” in psicologia.

Lunedì 3 agosto si è tenuto il terzo incontro del laboratorio creativo presso l'ospedale pazio polivalente di Caritas Pi...
04/08/2026

Lunedì 3 agosto si è tenuto il terzo incontro del laboratorio creativo presso l'ospedale pazio polivalente di Caritas Pistoia

Stavolta il lavoro è stato incentrato sul riconoscimento delle varie sfumature emotive che compongono il nostro stato d'animo e sulla loro rappresentazione attraverso l'uso del colore.

Questo lavoro ha permesso una condivisione e una riflessione più approfondita del nostro mondo interiore che continuerà lunedì 31 agosto con il quarto incontro!

Indirizzo

Via Nazario Sauro
Pistoia
51100

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