13/05/2026
Glottocidio/glottofagia: la soppressione delle lingue (di Patrizio Campanile)
Nel dibattito contemporaneo sull’uso e sul significato delle parole, Patrizio Campanile ci porta ad osservare come l’introduzione di termini quali glottofagia e glottocidio consenta di nominare con maggiore precisione processi complessi di assimilazione e soppressione linguistica. Si tratta di fenomeni che non riguardano soltanto le lingue, ma i mondi di esperienza che esse custodiscono, e che interrogano anche la riflessione psicoanalitica.
“I due termini individuano aspetti specifici dell’azione predatoria che interessa una lingua, il suo divieto, la sua cancellazione o estinzione e, comunque, l’azione di soppressione delle lingue. […] Anche se rimandano a un medesimo fenomeno, possono mettere in luce aspetti diversi: il primo si presta a descrivere la parziale assimilazione di una lingua da parte di chi conquista un territorio, mentre il secondo allude a un processo più ampio che ha come esito la scomparsa stessa della minoranza a partire dalla sua lingua. […] La lingua manifesta un sistema di pensiero, un modo di guardare il mondo, una postura rispetto ad esso, ed è quindi una ricchezza. Ricordo, a questo proposito, che nella lingua tibetana esistono termini diversi per indicare un ponte, a seconda della posizione da cui lo si osserva e del rapporto che si ha con il paesaggio: se lo si incontra camminando sullo stesso livello del corso d’acqua, se lo si guarda dall’alto delle montagne mentre si discende, oppure dal basso mentre si risale una valle scoscesa. Questo esempio mostra come ogni lingua organizzi e differenzi l’esperienza del mondo. […] L’azione glottocidaria […] mira all’assimilazione ed al rifiuto delle differenze. Mettere al bando le differenze, azione che cresce in modo estremo sul terreno del diniego, sappiamo bene come perverta le relazioni e l’essere stesso degli individui. È una questione che ci è ben nota nelle perversioni, ma che va studiata anche nell’orizzonte sociale."
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