01/09/2026
Ho poche fotografie di quel periodo buio della mia vita.
Ero una ragazzina che aveva iniziato a credere che il proprio valore potesse essere misurato dalla bilancia.
Che mangiare meno e fare sport “per bruciare calorie” significasse essere migliore.
Che un corpo più esile fosse necessariamente un corpo più bello, più giusto, più accettabile.
Ero entrata in un meccanismo in cui non mi vedevo mai abbastanza… mai abbastanza magra, abbastanza bella, abbastanza “giusta”.
Oggi, guardandomi indietro, non rimpiango quello che ho vissuto.
Non perché sia stato facile.
Ma perché mi ha insegnato qualcosa che porto con me ogni giorno, anche nel mio lavoro.
Mi ha fatto comprendere cosa può esserci dietro al rifiuto del cibo.
Dietro al bisogno di controllare tutto.
Dietro a uno specchio che continua a restituirti un’immagine di te che non senti mai abbastanza.
E forse è anche da lì che è nata la professionista che sono oggi.
Perché prima parlare di nutrizione, ho dovuto imparare sulla mia pelle che mangiare e fare sport per piacere significa prendersi cura di sé.
Significa nutrire e allenare il proprio corpo perché sia in salute, forte e capace di accompagnarci in tutto ciò che desideriamo vivere.
E oggi, ogni volta che accompagno una persona nel suo percorso alimentare, penso proprio a questo:
dietro a un corpo, a un peso o a un rapporto difficile con il cibo, c’è sempre una persona.
Una persona che merita di essere ascoltata, compresa e accompagnata. Mai giudicata.
Oggi ringrazio il mio passato perché mi ha portata fin qui e ha dato un senso alla mia storia: aiutare gli altri a stare bene. ❤️🩹
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