11/08/2026
Qualche giorno fa ricevo una telefonata da una donna, il tono di voce molto nervoso, quasi arrabbiato, che mi chiede un appuntamento per un piano nutrizionale per la figlia.
La signora chiama dalla Puglia, mi spiega che la figlia nel 2021, mentre stava andando a lavoro (infermiera), a 27 anni, fu investita e da allora, da splendida ragazza nel fiore dei suoi anni, è paralizzata a letto, in stato vegetale, con respirazione meccanica, nutrita attraverso un sondino, e riesce solo a muovere gli occhi.
Il suo corpo rifiuta le sacche nutrizionali, quindi questa mamma grandiosa, che ormai vive esclusivamente per la figlia, le prepara quotidianamente cibo da somministrare poi attraverso un tubicino.
Arriva a me perché nessuno, tra tutti gli specialisti che hanno avuto in cura la giovane, ha stilato un "piano nutrizionale" per sostenerla, le ha dato una guida, nulla.
Ovviamente ho ben capito il tono della signora, lo stato totale di abbandono in cui verte la loro famiglia, e mi chiedo come sia possibile trattare un paziente, un essere umano, una famiglia, in questo modo.
Sono giorni che non faccio che pensare a questa mamma e questa figlia, due vite incatenate e spezzate quotidianamente, e sono sempre più convinta che dobbiamo ringraziare quotidianamente per la fortuna che abbiamo di vivere la nostra vita a pieno.