26/07/2026
C'è un'immagine che ogni estate si ripete: un bambino davanti al mare.
All'inizio osserva. Poi sfiora l'acqua. Una piccola onda lo sorprende, indietreggia, ride. Poco dopo ci riprova. Ancora. E ancora.
Per Erich Neumann il bambino vive inizialmente in una condizione uroborica: un'esperienza originaria di fusione con il mondo, simboleggiata dall'Uroboro, il serpente che si morde la coda. In quello stato non esiste ancora una netta separazione tra "io" e "ciò che mi circonda". Il mare diventa allora una potente immagine dell'inconscio materno: immenso, generativo, affascinante e, allo stesso tempo, imprevedibile.
Ogni onda rappresenta una piccola sfida. Non solo a quella distesa d'acqua, ma anche a quel mare interiore da cui la coscienza, lentamente, prende forma.
Crescere non significa smettere di avere paura delle onde. Significa imparare a incontrarle senza perdere se stessi.
Forse è per questo che osservare un bambino giocare con il mare ci commuove così profondamente: ci ricorda il momento in cui ciascuno di noi ha iniziato, inconsapevolmente, il viaggio più importante. Quello dall'indistinto verso la nascita della propria coscienza.
Perché ogni onda attraversata fuori prepara, in silenzio, quelle che un giorno sapremo attraversare dentro.
Dipinto
"Child in the Sea foam" di J. Sollero
Bibliografia
"Storia e origini della Coscienza" di E. Neumann
ssamiriammarianipsy