05/06/2026
Le parti della sopravvivenza
Nel modello Trauma-Informed Stabilization Treatment (TIST), sviluppato da Janina Fisher, le conseguenze dei traumi precoci vengono rappresentate attraverso il concetto di parti della personalità. Queste parti sono il frutto di strategie di sopravvivenza che il sistema nervoso ha sviluppato per affrontare situazioni di pericolo, dolore o forte stress.
Secondo questo approccio, ogni parte svolge una funzione specifica e nasce con l'obiettivo di proteggere l'individuo. Anche quando nell'età adulta alcune reazioni possono apparire eccessive o problematiche, hanno in realtà una logica legata alle esperienze vissute in passato.
Non tutte le parti si manifestano nello stesso modo.
È importante sapere che non tutte le parti si sviluppano con la stessa intensità e che alcune possono essere molto evidenti, mentre altre possono rimanere poco accessibili o apparentemente assenti.
La configurazione delle parti dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di trauma, l'età in cui si è verificato, il contesto familiare e relazionale e le caratteristiche individuali della persona. Per questo motivo non esistono due storie traumatiche identiche e non esistono due organizzazioni interne perfettamente uguali.
Ad esempio, una persona cresciuta in un ambiente in cui esprimere bisogni o chiedere aiuto veniva ignorato, criticato o punito potrebbe non aver sviluppato una modalità efficace di ricerca del sostegno. In questi casi possono diventare predominanti altre strategie, come l'attacco o la sottomissione. Non è raro osservare persone che alternano momenti di forte opposizione e rabbia a momenti di completa rinuncia ai propri bisogni. Questa apparente contraddizione non indica incoerenza, ma rappresenta il risultato di strategie di sopravvivenza costruite in contesti difficili.
1)La parte attacco
La parte attacco si attiva quando il sistema nervoso percepisce una minaccia, una violazione o una situazione vissuta come ingiusta. La sua funzione è proteggere la persona attraverso una risposta attiva di difesa.
Nella vita quotidiana può manifestarsi attraverso irritabilità, rabbia intensa, conflittualità o difficoltà ad accettare limiti e critiche. Spesso queste reazioni sembrano sproporzionate rispetto alla situazione presente, ma acquistano significato se comprese alla luce delle esperienze passate.
Una persona, ad esempio, può reagire con una forte esplosione di rabbia a una semplice osservazione del partner. In realtà il sistema nervoso potrebbe interpretare quella critica come un segnale di pericolo già conosciuto in passato, attivando automaticamente una risposta difensiva.
2)La parte fuga
La parte fuga ha il compito di allontanare la persona da ciò che viene percepito come minaccioso. Nei traumi complessi questa fuga spesso non è fisica, ma psicologica ed emotiva.
Può manifestarsi attraverso iperattività, eccessiva occupazione, bisogno costante di fare qualcosa, difficoltà a rilassarsi o tendenza a rifugiarsi nei pensieri. Alcune persone riempiono ogni momento libero con attività e impegni, non tanto per scelta, quanto perché il silenzio e la calma favoriscono il contatto con emozioni dolorose che risultano ancora difficili da tollerare.
In questi casi il continuo movimento rappresenta una forma di protezione dal disagio emotivo.
3)La parte congelamento
La parte congelamento si attiva quando il sistema nervoso percepisce che né l'attacco né la fuga siano possibili. In questa condizione la risposta di sopravvivenza consiste nell'immobilizzarsi.
Le manifestazioni più comuni includono blocco mentale, difficoltà a prendere decisioni, sensazione di vuoto, intorpidimento emotivo e fenomeni dissociativi. La persona può sentirsi improvvisamente incapace di reagire, pensare o parlare.
Un esempio frequente riguarda chi, di fronte a una situazione percepita come minacciosa, sperimenta una sorta di paralisi che rende difficile svolgere anche azioni semplici. Successivamente può giudicarsi severamente per questa reazione, senza rendersi conto che si tratta di una risposta automatica di sopravvivenza.
4)La parte sottomissione
La parte sottomissione si sviluppa quando adattarsi agli altri, compiacerli o rinunciare ai propri bisogni rappresenta la strategia più sicura per mantenere una relazione importante.
Nell'età adulta questa parte può manifestarsi attraverso difficoltà a dire no, bisogno di approvazione, eccessiva disponibilità e tendenza a mettere sempre gli altri al primo posto. Spesso è accompagnata da sentimenti di vergogna, inadeguatezza e scarso valore personale.
Una persona può accettare richieste anche quando è stanca o sovraccarica, temendo inconsapevolmente che il rifiuto possa compromettere il rapporto con l'altro. Sebbene questo comportamento possa apparire come semplice mancanza di assertività, spesso affonda le sue radici in strategie di adattamento molto antiche.
5)La parte grido di aiuto
La parte grido di aiuto è collegata al sistema di attaccamento e alla ricerca di protezione nelle situazioni di difficoltà. È la parte che cerca vicinanza, sostegno e rassicurazione quando la persona si sente in pericolo o sopraffatta.
Nell'età adulta può manifestarsi attraverso un forte bisogno di conferme, paura dell'abbandono, intensa dipendenza emotiva o ricerca continua di supporto. In alcune situazioni possono essere presenti comportamenti impulsivi o autolesivi che esprimono una sofferenza profonda e una richiesta di aiuto.
Tuttavia questa parte non è presente in modo evidente in tutte le persone traumatizzate. Chi ha imparato molto presto che chiedere aiuto era inutile o pericoloso può aver sviluppato altre strategie di sopravvivenza, rendendo questa parte poco accessibile o quasi invisibile.
Il Sé osservante come risorsa terapeutica
Nel modello TIST il lavoro terapeutico non ha come obiettivo eliminare le parti della sopravvivenza. Ognuna di esse viene considerata una risposta che, in un determinato momento della vita, ha svolto una funzione protettiva.
L'obiettivo è aiutare la persona a sviluppare quella che Janina Fisher definisce Sé osservante, cioè la capacità di riconoscere ciò che accade dentro di sé senza identificarsi completamente con una specifica reazione.
Quando una persona riesce a osservare che una parte di sé è arrabbiata, spaventata o desiderosa di compiacere gli altri, si crea uno spazio di consapevolezza che permette una maggiore libertà di scelta. La persona non coincide più interamente con quella reazione, ma può iniziare a comprenderla, accoglierla e regolarla in modo più efficace.
Il percorso di guarigione non consiste nell'eliminare le parti della sopravvivenza, ma nel costruire una relazione più consapevole, equilibrata e compassionevole con esse, riconoscendo il ruolo che hanno avuto nella storia personale e sviluppando nuove modalità di affrontare il presente.
Dott.ssa Germana Verganti