Studio Ākāśa Yoga

Studio Ākāśa Yoga Hatha Yoga - Yoga Nidra e Meditazione - Yoga in Gravidanza e accompagnamento alla nascita - Yoga Post parto - Yoga bimbi - Yoga d'argento

15/06/2026

Perché si pratica lo Yoga?

Secondo la tradizione riconducibile a Yogasūtra di Patañjali, lo yoga non nasce per migliorare la forma fisica, ridurre lo stress o aumentare le prestazioni personali.

Nasce da una domanda molto più radicale: come porre fine alla sofferenza?

Mentre la filosofia greca nasce dalla meraviglia e dalla ricerca della conoscenza per sé stessa, le filosofie dell'India nascono soprattutto dall'esigenza di trovare una via di liberazione dal dolore dell'esistenza.

Per lo Yoga classico la sofferenza ha una causa precisa: l'ignoranza (avidyā), cioè la tendenza a confondere ciò che è mutevole con ciò che è eterno, l'io empirico con il vero Sé.

L'intero percorso yogico è quindi una disciplina di conoscenza e trasformazione. Attraverso etica, meditazione, controllo del corpo e del respiro, il praticante cerca di superare questa ignoranza fino a riconoscere la differenza tra lo spirito (puruṣa) e la natura/materia (prakṛti).

In questa prospettiva, lo yoga non è semplicemente una tecnica, ma una vera e propria "arte terapeutica": come un medico cura una malattia, lo yoga cura la sofferenza esistenziale.


15/06/2026

✨ La sensazione di rincorrere il tempo, anche quando tutto è fermo ✨

Non si tratta solo di avere tante cose da fare, è quella sensazione sottile, ma continua, di essere costantemente rincorsi dal tempo. Finisci una cosa e stai già pensando alle prossime tre; parli con qualcuno, ma una parte del tuo cervello sta compilando la lista della spesa o rimuginando su una conversazione di ieri.

Ci sentiamo frammentati, divisi in mille pezzi, e la verità è che questo continuo vivere in altri luoghi e in altri tempi ci logora, lasciandoci addosso un senso di stanchezza e di estraneità a noi stessi. Chi si avvicina alla Mindfulness e alla Vipassana prima di ogni cosa cerca di rispondere a dei bisogni umani profondi e urgenti:

Il bisogno di fermare il rumore di fondo, osservando quel flusso incessante di pensieri, ansie e giudizi che affolla la mente e toglie lucidità.

Il bisogno di non essere ostaggio delle proprie emozioni, imparando a conoscere e a guardare lo stress, l'ansia o l'irritazione senza farsi travolgere, ritrovando uno spazio di calma interiore che si trova aldilà dei movimenti di superficie.

Il bisogno di presenza reale, il suono della vita, il sapore del cibo, il tempo con chi amiamo, un momento di abbandono.

Questo percorso ti aiuterà a cambiare radicalmente il modo in cui ti relazioni ai tuoi pensieri e ai tuoi movimenti interiori. È lo spazio in cui smettere di "reagire" alla vita e ricominciare a scegliere come viverla liberamente.

Mini Corso di Meditazione Mindfulness e Vipassana, un ciclo di tre incontri pratici ed esperienziali per imparare ad ascoltarti, centrarti e lasciare andare le tensioni.

📅Quando
Mercoledì 1 Luglio
Mercoledì 15 Luglio
Mercoledì 29 Luglio

dalle 20.00 alle 21.00

📍 Dove
Studio Akasa Yoga — Via Roma 103, Quarto d'Altino

I posti sono limitati per preservare l'energia e l'intimità del gruppo.

Per info e prenotazioni:
Martina Moretti 340 977 9308

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12/06/2026

✨ Ti capita mai di arrivare a fine giornata e sentire il bisogno di fare un respiro profondo senza riuscirci davvero? ✨

Troppo spesso corriamo da un impegno all'altro, accumuliamo tensioni sulle spalle, nella schiena, nel diaframma e, senza rendercene conto, il nostro respiro diventa corto, superficiale, bloccato nel petto, con la sensazione continua di non respirare mai davvero pienamente.

Ti riconosci?

Il modo in cui respiriamo riflette in modo molto accurato come viviamo e come ci relazioniamo con ciò che ci accade, un respiro contratto è sintomo di una mente sovraccarica e di un corpo costantemente in allerta.

Imparare a respirare è un bisogno umano fondamentale e costruire solide fondamenta respiratorie ci aiuta a conoscere noi stessi, accompagnare gli stati ansiosi e lo stress, ritrovare energie e saperle calibrare anche nei periodi dove ci sentiamo più esausti. Il respiro ci permette di abitare il presente, coltivando lo spazio che esiste tra stimolo e risposta, portando l'insieme corpo mente in uno stato di calma e presenza.

Se senti il bisogno di rallentare e donarti uno spazio di benessere concreto e tangibile, questo percorso è pensato proprio per te.

Un Mini Corso di Respirazione Consapevole e Pranayama, un ciclo di tre incontri per imparare a respirare in modo funzionale, con pienezza e consapevolezza.

📅 Quando
Mercoledì 24 Giugno
Mercoledì 8 Luglio
Mercoledì 22 Luglio

dalle 20.00 alle 21.00

📍 Dove
Studio Akasa Yoga — Via Roma 103, Quarto d'Altino

I posti sono limitati per garantire a tutti la massima cura e attenzione.

Per info e prenotazioni:
Martina Moretti 340 977 9308

Il tuo benessere parte proprio da un semplice respiro. ✨

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🌸 INCONTRO POST PARTO: Uno spazio per voi 🌸Diventare genitori è un viaggio meraviglioso, ma riserva anche tante sfide e ...
12/06/2026

🌸 INCONTRO POST PARTO: Uno spazio per voi 🌸

Diventare genitori è un viaggio meraviglioso, ma riserva anche tante sfide e domande. Per questo abbiamo creato uno spazio di confronto, supporto e condivisione interamente dedicato ai neogenitori.

Ci troveremo per parlare di:
- Sviluppo nella fascia 0–12 mesi
- Attività, sensorialità e coregolazione
- Come rispondere ai bisogni del neonato in modo efficace
-
📅 Quando e Dove
Mercoledì 8 luglio
Ore 10:00 - 11.30
Studio Akasa Yoga
Via Roma 103, Quarto d'Altino

La tua voce per noi è importante. Compila il form a questo link per integrare altri argomenti di cui vorresti parlare o dubbi che vorresti sciogliere insieme a noi durante l'incontro:
https://forms.gle/4GqnE6ySiGC2GPSf6

📞 Info e Prenotazioni
I posti sono limitati. Contattaci per riservare il tuo spazio:

Martina: 340 977 9308
Eleonora: 340 291 2588

Vi aspettiamo con gioia! 💕

✨ La Montagna Incontra lo Yoga ✨Il cammino non è solo una questione di altitudine, ma di attitudine. Esiste un sottile f...
06/06/2026

✨ La Montagna Incontra lo Yoga ✨

Il cammino non è solo una questione di altitudine, ma di attitudine. Esiste un sottile filo invisibile che unisce il sentiero di roccia alla pratica dello Yoga: un dialogo silenzioso fatto di preparazione, movimento, propriocezione e respiro.

Chi frequenta la montagna lo sa: l'abilità di chi sale leggero non risiede soltanto nei muscoli, ma nella gestione consapevole del proprio fiato e della propria presenza. La vetta smette di essere una prestazione e diventa, naturalmente, il percorso stesso, il "qui e ora" si manifesta in ogni singolo passo.

In montagna, il corpo attiva le sue bussole più profonde, attraverso la propriocezione, l’organismo mappa se stesso nello spazio, coordinando ogni appoggio sui terreni instabili. Insieme al sistema vestibolare, che monitora l’equilibrio e la forza di gravità, si costruisce una presenza totale nel passo, una reattività immediata capace di prevenire gli infortuni e di donare stabilità, soprattutto nelle discese più esigenti.

Il paradosso del fiatone in quota non si risolve solo con l'allenamento cardio, ma nutrendo le cellule e i mitocondri attraverso tecniche mirate. Ogni respiro diaframmatico diventa un ponte che porta ossigeno profondo ai muscoli e calma alla mente.

Quando la fatica della salita incontra il recupero attivo e l'assimilazione, si entra nel ciclo dinamico della rigenerazione. Attraverso il ritiro dei sensi dal rumore interno e la concentrazione focalizzata, i pensieri si svuotano. Resta solo il profumo del bosco, il vento sulle cime, il contatto della terra sotto gli scarponi.

Si cammina e si pratica non per conquistare la montagna, ma per lasciare che la montagna si rifletta dentro di noi.

"Sediamo insieme, la montagna ed io, finché solo la montagna rimane".

05/06/2026
05/06/2026

Avere grounding significa, in una definizione restrittiva, «avere i piedi sulla terra». In un senso più ampio, però, vuol dire «conoscere bene». Applicato all’essere umano, diventa «conoscere bene noi stessi e l’ambiente in cui esistiamo». Questa consapevolezza di sé, come ogni altra forma di conoscenza, ha due aspetti: uno cognitivo, mentale, e uno contemplativo, esperienziale. Cercare di comprendere la realtà – e noi stessi che ne facciamo parte – esclusivamente attraverso i nostri processi mentali significa far rientrare l’infinita varietà della realtà all’interno di un numero limitato e preconcettualizzato di possibilità. Cioè sostituire la realtà con una serie di astrazioni, anche sul nostro conto: quindi essere in contatto non con la realtà e con noi stessi, ma con l’idea che abbiamo della realtà e di noi stessi. In termini contemplativi, invece, conoscersi significa entrare in se stessi come testimoni imparziali, riportando in superficie una quantità di dati raccolti nell’intero organismo. Un testimone imparziale non giudica: prende nota di ciò che osserva, come il dolore a una spalla, la contrazione di un muscolo o un sentimento di rabbia. In questo processo di grounding, di contatto con noi stessi, dobbiamo reimparare a tollerare quei sentimenti che non vorremmo albergassero dentro di noi: la negatività, la rabbia, la paura, il desiderio... Quando riemergono, abbiamo tre possibilità: o trovare un modo di rispedirli nell’inconscio, imbavagliandoli, oppure proiettarli fuori di noi, cioè pensare che siano di qualcun altro, o, infine, accettarli come nostri e integrarli. Accettandoli si diventa persone più fluide, che si assumono la responsabilità dei propri vissuti. [...]Imparare a tollerare sentimenti che ci siamo vietati magari per decenni è un processo lento, nel corso del quale dobbiamo affrontare la paura.
(Marchino, Mizrahil)
Immagine Laura Pelick Siadak

Le parti della sopravvivenza Nel modello Trauma-Informed Stabilization Treatment (TIST), sviluppato da Janina Fisher, le...
05/06/2026

Le parti della sopravvivenza

Nel modello Trauma-Informed Stabilization Treatment (TIST), sviluppato da Janina Fisher, le conseguenze dei traumi precoci vengono rappresentate attraverso il concetto di parti della personalità. Queste parti sono il frutto di strategie di sopravvivenza che il sistema nervoso ha sviluppato per affrontare situazioni di pericolo, dolore o forte stress.

Secondo questo approccio, ogni parte svolge una funzione specifica e nasce con l'obiettivo di proteggere l'individuo. Anche quando nell'età adulta alcune reazioni possono apparire eccessive o problematiche, hanno in realtà una logica legata alle esperienze vissute in passato.

Non tutte le parti si manifestano nello stesso modo.
È importante sapere che non tutte le parti si sviluppano con la stessa intensità e che alcune possono essere molto evidenti, mentre altre possono rimanere poco accessibili o apparentemente assenti.

La configurazione delle parti dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di trauma, l'età in cui si è verificato, il contesto familiare e relazionale e le caratteristiche individuali della persona. Per questo motivo non esistono due storie traumatiche identiche e non esistono due organizzazioni interne perfettamente uguali.

Ad esempio, una persona cresciuta in un ambiente in cui esprimere bisogni o chiedere aiuto veniva ignorato, criticato o punito potrebbe non aver sviluppato una modalità efficace di ricerca del sostegno. In questi casi possono diventare predominanti altre strategie, come l'attacco o la sottomissione. Non è raro osservare persone che alternano momenti di forte opposizione e rabbia a momenti di completa rinuncia ai propri bisogni. Questa apparente contraddizione non indica incoerenza, ma rappresenta il risultato di strategie di sopravvivenza costruite in contesti difficili.

1)La parte attacco

La parte attacco si attiva quando il sistema nervoso percepisce una minaccia, una violazione o una situazione vissuta come ingiusta. La sua funzione è proteggere la persona attraverso una risposta attiva di difesa.

Nella vita quotidiana può manifestarsi attraverso irritabilità, rabbia intensa, conflittualità o difficoltà ad accettare limiti e critiche. Spesso queste reazioni sembrano sproporzionate rispetto alla situazione presente, ma acquistano significato se comprese alla luce delle esperienze passate.

Una persona, ad esempio, può reagire con una forte esplosione di rabbia a una semplice osservazione del partner. In realtà il sistema nervoso potrebbe interpretare quella critica come un segnale di pericolo già conosciuto in passato, attivando automaticamente una risposta difensiva.

2)La parte fuga

La parte fuga ha il compito di allontanare la persona da ciò che viene percepito come minaccioso. Nei traumi complessi questa fuga spesso non è fisica, ma psicologica ed emotiva.

Può manifestarsi attraverso iperattività, eccessiva occupazione, bisogno costante di fare qualcosa, difficoltà a rilassarsi o tendenza a rifugiarsi nei pensieri. Alcune persone riempiono ogni momento libero con attività e impegni, non tanto per scelta, quanto perché il silenzio e la calma favoriscono il contatto con emozioni dolorose che risultano ancora difficili da tollerare.

In questi casi il continuo movimento rappresenta una forma di protezione dal disagio emotivo.

3)La parte congelamento

La parte congelamento si attiva quando il sistema nervoso percepisce che né l'attacco né la fuga siano possibili. In questa condizione la risposta di sopravvivenza consiste nell'immobilizzarsi.

Le manifestazioni più comuni includono blocco mentale, difficoltà a prendere decisioni, sensazione di vuoto, intorpidimento emotivo e fenomeni dissociativi. La persona può sentirsi improvvisamente incapace di reagire, pensare o parlare.

Un esempio frequente riguarda chi, di fronte a una situazione percepita come minacciosa, sperimenta una sorta di paralisi che rende difficile svolgere anche azioni semplici. Successivamente può giudicarsi severamente per questa reazione, senza rendersi conto che si tratta di una risposta automatica di sopravvivenza.

4)La parte sottomissione

La parte sottomissione si sviluppa quando adattarsi agli altri, compiacerli o rinunciare ai propri bisogni rappresenta la strategia più sicura per mantenere una relazione importante.

Nell'età adulta questa parte può manifestarsi attraverso difficoltà a dire no, bisogno di approvazione, eccessiva disponibilità e tendenza a mettere sempre gli altri al primo posto. Spesso è accompagnata da sentimenti di vergogna, inadeguatezza e scarso valore personale.

Una persona può accettare richieste anche quando è stanca o sovraccarica, temendo inconsapevolmente che il rifiuto possa compromettere il rapporto con l'altro. Sebbene questo comportamento possa apparire come semplice mancanza di assertività, spesso affonda le sue radici in strategie di adattamento molto antiche.

5)La parte grido di aiuto

La parte grido di aiuto è collegata al sistema di attaccamento e alla ricerca di protezione nelle situazioni di difficoltà. È la parte che cerca vicinanza, sostegno e rassicurazione quando la persona si sente in pericolo o sopraffatta.

Nell'età adulta può manifestarsi attraverso un forte bisogno di conferme, paura dell'abbandono, intensa dipendenza emotiva o ricerca continua di supporto. In alcune situazioni possono essere presenti comportamenti impulsivi o autolesivi che esprimono una sofferenza profonda e una richiesta di aiuto.

Tuttavia questa parte non è presente in modo evidente in tutte le persone traumatizzate. Chi ha imparato molto presto che chiedere aiuto era inutile o pericoloso può aver sviluppato altre strategie di sopravvivenza, rendendo questa parte poco accessibile o quasi invisibile.

Il Sé osservante come risorsa terapeutica

Nel modello TIST il lavoro terapeutico non ha come obiettivo eliminare le parti della sopravvivenza. Ognuna di esse viene considerata una risposta che, in un determinato momento della vita, ha svolto una funzione protettiva.

L'obiettivo è aiutare la persona a sviluppare quella che Janina Fisher definisce Sé osservante, cioè la capacità di riconoscere ciò che accade dentro di sé senza identificarsi completamente con una specifica reazione.

Quando una persona riesce a osservare che una parte di sé è arrabbiata, spaventata o desiderosa di compiacere gli altri, si crea uno spazio di consapevolezza che permette una maggiore libertà di scelta. La persona non coincide più interamente con quella reazione, ma può iniziare a comprenderla, accoglierla e regolarla in modo più efficace.
Il percorso di guarigione non consiste nell'eliminare le parti della sopravvivenza, ma nel costruire una relazione più consapevole, equilibrata e compassionevole con esse, riconoscendo il ruolo che hanno avuto nella storia personale e sviluppando nuove modalità di affrontare il presente.

Dott.ssa Germana Verganti

04/06/2026
✨ Yoga in Estate ✨Il caldo ci mette alla prova! Queste temperature rallentano ogni nostra azione e ci fanno sentire stan...
28/05/2026

✨ Yoga in Estate ✨

Il caldo ci mette alla prova! Queste temperature rallentano ogni nostra azione e ci fanno sentire stanchi e pesanti. Ma proprio in questo periodo è necessario supportare i bisogni che emergono e accompagnarci ad un equilibrio e ad un ascolto rigenerante.

Mantenere il corpo in movimento, respirare profondamente, aiutare il sistema linfatico, la funzionalità degli organi, la salute del cuore e la microcircolazione è fondamentale per supportare il nostro benessere, mantenere lucidità e sostenere il nostro equilibrio psicofisico.

Lo Yoga attraverso pratiche lente, movimenti accurati e dedicati ai bisogni del corpo ci accompagna ad attraversare questi mesi con maggior presenza, lentezza e cura di noi.

Le pratiche di Yoga & Meditazione continuano anche in Estate fino a metà Agosto! Ci sono nuovi posti disponibili in molti orari ed è possibile acquistare di nuovo i coupon di lezioni!

✨La prima lezione è di prova gratuita✨

Per informazioni

Martina Moretti
340 977 9308

Studio Akasa Yoga
Via Roma 103
Quarto d'Altino

Indirizzo

Via Roma 103
Quarto D'Altino
30020

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