02/09/2026
Cosa sono davvero i disturbi del comportamento alimentare?
Quello che vedete in foto ero io, a circa vent’anni.
Ballavo.
E, lentamente, l’ossessione per la magrezza si era insinuata nella mia mente come una tossina. Mi faceva vedere ciò che non ero: grasso.
Mangiavo pochissimo: insalata, tonno, qualche uovo e pollo. Niente frutta, pasta o riso. Stavo facendo del male al mio corpo senza riuscire a rendermene conto.
Un giorno rischiai di svenire. Riuscii ad arrivare da mia nonna, che mi sostenne, mi diede subito dello zucchero con dell’acqua e mi fece sdraiare al fresco.
Quella paura aprì una crepa nell’ossessione e mi costrinse a chiedermi:
«Ma cosa sto facendo al mio corpo?»
Per molto tempo ho dato la colpa al ballo. Ma il ballo era soltanto la punta dell’iceberg.
Attraverso diversi percorsi di consapevolezza, ho riconosciuto dentro di me una lotta più profonda: il bisogno di appartenere alla mia famiglia e, contemporaneamente, quello di differenziarmi.
Quando non riuscivo a dire chi ero, lo mostravo attraverso il corpo:
«Almeno su questo decido io.»
Il passaggio dall’essere figli al diventare adulti può essere doloroso. A volte la sofferenza che non trova parole cerca altri modi per esprimersi, anche attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo.
Questa è la mia esperienza, non una spiegazione valida per ogni disturbo alimentare. Ogni storia è diversa e merita di essere ascoltata.
Nascondere il dolore non lo fa scomparire. Chiedere aiuto, invece, può essere il primo passo per tornare a vedersi davvero.
I nostri genitori e membri della famiglia possono aver commesso errori e lasciato ferite. Riconoscerle non significa rinnegare le proprie radici: significa trasformarle, crescere e scegliere consapevolmente chi diventare.
La vostra sofferenza non è la vostra identità.
Siete nati per occupare il vostro spazio, non per sparire.