24/06/2026
Leggo con amarezza la vicenda della naturopata assunta al Policlinico di Catania e travolta da una polemica che sembra uscita da un Paese fermo agli anni ’80.
La cosa che più mi colpisce è l’enorme ignoranza che circonda tutto ciò che non rientra nei confini della medicina tradizionale. Si fa subito ironia parlando di oroscopi, pendolini e amuleti, senza nemmeno conoscere ciò di cui si sta discutendo.
Nel frattempo, in Paesi come la Svizzera e la Germania, molte terapie complementari vengono integrate nei percorsi sanitari, regolamentate, studiate e in alcuni casi persino rimborsate dai sistemi assicurativi sanitari. Non perché siano “magia”, ma perché esistono professionisti, ricerca e una visione più aperta della salute della persona.
In Italia, invece, si preferisce spesso ridicolizzare anziché approfondire. Si attacca chi prova a costruire un dialogo tra approcci diversi invece di discutere seriamente di competenze, limiti e possibili benefici per i pazienti.
Sono sempre più convinto che questo Paese abbia un problema culturale prima ancora che politico: tutto ciò che esce dagli schemi viene deriso, attaccato o demonizzato.
Se non fosse che vivo in un angolo di paradiso chiamato Sardegna, sempre più messo a rischio da una politica miope e incapace di guardare lontano, probabilmente avrei già fatto le valigie.
Per fortuna il mondo va avanti anche senza il permesso dell’Italietta dei pregiudizi.