Dottoressa Raffaella Galati Psicologa

Dottoressa Raffaella Galati Psicologa Consulenza per adulti, bambini e la coppia. Sostegno psicologico per l'infertilita di coppia. Terapia online

19/06/2026
02/06/2026

Immagina un bambino solo in una villa enorme, circondato dal lusso ma senza nessuno con cui parlare. Quello era Robin Williams. Passava interi pomeriggi chiuso nella sua stanza, cercando di restare a galla grazie a un esercito di soldatini di plastica ai quali inventava voci, accenti e vite intere. Suo padre, un importante dirigente d’azienda, era quasi sempre assente per lavoro; sua madre viveva assorbita dalla sua intensa vita sociale. Con i fratelli maggiori ormai fuori casa, il silenzio di quella dimora doveva essere assordante.

Per non impazzire in quell’isolamento, Robin trasformò la sua camera in un teatro personale. Non era un semplice gioco. Era un meccanismo di difesa. Capì molto presto una regola che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: se fai ridere le persone, ti prestano attenzione. Se sei divertente, esisti. L’umorismo diventò il suo modo di ottenere affetto, una strategia che perfezionò attraverso imitazioni e battute fulminanti per riuscire, in fondo, a farsi notare.

Quella necessità quasi disperata di essere visto lo inseguì fino a Hollywood. La stessa energia esplosiva che mostrò in “Mork & Mindy” o la sensibilità straordinaria che regalò in “Will Hunting – Genio ribelle” nascevano esattamente dallo stesso luogo interiore. Ci ha donato decenni di pura genialità, riempiendo schermi e palcoscenici con una vitalità che sembrava inesauribile. C’è qualcosa di profondamente commovente nella sua carriera: ha trascorso la vita cercando di impedire agli altri di provare la stessa solitudine invisibile che lui aveva vissuto da bambino.

Ma essere la lampadina che illumina tutti consuma. Eccome se consuma. Portare sulle spalle le proprie ombre mentre si sostiene la luce degli altri ha un prezzo altissimo. Robin parlò più volte di quel vuoto, della fragilità nascosta dietro il sorriso più luminoso. Sapeva perfettamente cosa fosse l’oscurità più profonda.

La fama non guarisce l’infanzia. Robin combatté contro dipendenze, attraversò gravi depressioni e, alla fine della sua vita, affrontò il colpo più duro: la demenza a corpi di Lewy, una devastante malattia neurologica identificata solo dopo la sua morte nel 2014. Quando si tolse la vita, il mondo intero capì che l’uomo che ci aveva fatto piangere dalle risate portava dentro un peso insopportabile che quasi nessuno era riuscito a vedere in tempo.

Ci resta la sua luce, certo, ma anche una lezione scomoda. Non dobbiamo essere perfetti, né divertenti, né sempre “accesi” perché qualcuno ci ami. Il nostro valore non dipende dall’intrattenimento che offriamo agli altri. Forse dovremmo imparare a guardare con più tenerezza le persone che ci circondano e, allo stesso tempo, quel bambino solitario che tutti, in un modo o nell’altro, continuiamo a portarci dentro.

02/06/2026

Un post dal 2020 ma... sempre attuale! ❤️

Allora tutti soffrono d'ansia?
Sì... 🙂 Gli stati d'ansia sono molto comuni.

L'ansia diviene, però, patologica solo quando invalida il benessere della persona.

Per esempio, quel «preoccuparsi per ogni parola» in un contesto sano, si traduce in una riflessione preliminare calma e tranquilla: «ok, sceglierò con attenzione le parole da dire, cercherò di essere quanto più chiara e delicata possibile...», quasi come un pensiero rassicurante, esprimere l'intento con se stesso prima della conversazione.

In un contesto disfunzionale, quella stessa frase si trasforma invece in un «rimuginare post-conversazione»; un pensare continuamente agli scambi avuti, «ho detto questo, chissà cosa avrà pensato... ho sbagliato a dirlo? Forse era meglio dire...? Forse dovevo formulare la frase.. avrei dovuto... avrei potuto...».

Oppure, quel «non accettare i fallimenti», può starci tutto, chi vorrebbe fallire in una propria opera? Ma per chi soffre di ansia patologica, ogni errore si trasforma in un fallimento imperdonabile!

Ne abbiamo parlato nel libro: «lascia che la felicità accada» ❤️

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13/05/2026

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𝐼𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐼𝑙 𝑀𝑒𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑒𝑟𝑜, 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑒𝑡𝑡𝑎 𝐺𝑢𝑙𝑖𝑛𝑜, 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑...

30/04/2026

LEGGIMI 👇
Spesso pensiamo ai confini come dei "paletti", "dei muri", ma non lo sono. I confini sono la consapevolezza di dove finisco io e dove inizi tu. Sono ciò che ci permette di dire “questo sì” e “questo no” senza paura di perdere l’altro. E questo fa di loro anche lo spazio in cui due persone s'incontrano.
Insegnare ai bambini a stabilire confini sani significa dare loro il diritto di custodire i propri bisogni e i propri spazi, ma anche insegnare a rispettare quelli degli altri. Perché non è la compiacenza a costruire legami, ne' la prepotenza di riuscire a imporsi sull'altro.... bensì la capacità di incontrarsi senza invadere, senza annullarsi, senza prevaricare o accondiscendere, semplicemente condividere lo spazio comune del rispetto, dove posso esistere io, con la mia autenticità e tu con la tua ❤️

Così nascono relazioni profonde, intime, dove la reciprocità diventa la vera base per sentirsi visti e amati.

| Psicoadvisor

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