Dott.ssa Corradin Ilenia Psicologa E Psicoterapeuta

Dott.ssa Corradin Ilenia Psicologa E Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Corradin Ilenia Psicologa E Psicoterapeuta, Medicina e salute, Via Martiri di Minozzo 12, Reggio nell Emilia.

08/09/2026
04/09/2026

“NON È SUCCESSO NIENTE DI COSÌ GRAVE. POSSO COMUNQUE CHIEDERE AIUTO?”

“Non mi ha mai picchiato.”
“Non so nemmeno se quello che sta succedendo sia abbastanza grave.”
“E se mi dicessero che sto esagerando?”
“Non voglio denunciare. Vorrei solo capire cosa posso fare.”
C’è un equivoco che può ritardare a lungo la richiesta di aiuto: pensare di dover essere già certi che ciò che stiamo vivendo sia giuridicamente rilevante prima ancora di rivolgerci a qualcuno.
Ma chiedere una consulenza non significa necessariamente avere già deciso di intraprendere un’azione legale.
Significa anche semplicemente conoscere la propria situazione e le possibilità disponibili.
Questo diventa particolarmente importante quando in una relazione iniziano a comparire comportamenti che generano paura, limitano progressivamente la libertà o diventano sempre più invasivi.
Controllo insistente. Minacce. Pedinamenti o appostamenti. Contatti reiterati e indesiderati. Pressioni economiche. Accessi non autorizzati ad account o dispositivi. Comportamenti persecutori dopo la fine della relazione.
Non spetta alla persona che li sta vivendo conoscere preventivamente la corretta qualificazione giuridica di ciò che accade.
Ed è importante anche un’altra distinzione: informarsi non significa essere obbligati a denunciare.
Una consulenza con un professionista competente può servire a comprendere quali condotte abbiano rilevanza, quali strumenti di tutela possano esistere e quali elementi sia opportuno preservare.
Anche perché, quando una situazione si protrae nel tempo, alcuni dati possono diventare importanti.
Messaggi. E-mail. Screenshot. Cronologia delle chiamate. Date e descrizione degli episodi. Eventuali comunicazioni ricevute attraverso altre persone.
Questo non significa vivere raccogliendo continuamente “prove”. Significa evitare di cancellare impulsivamente materiale che potrebbe successivamente essere utile a ricostruire ciò che è accaduto.
E soprattutto significa ricordare una cosa: non dobbiamo aspettare che una situazione diventi insostenibile per concederci il diritto di chiedere informazioni. Chiedere aiuto non è già una decisione sul passo successivo.
Può essere semplicemente il modo per arrivare a quella decisione con maggiori informazioni e maggiore consapevolezza.
💙 Non è necessario sapere già cosa fare per chiedere a qualcuno di aiutarci a capire cosa possiamo fare.💙
Salva questo post: alcune informazioni diventano particolarmente importanti proprio nei momenti in cui è più difficile cercarle.
Condividilo. Potrebbe raggiungere qualcuno che non è ancora pronto a raccontare ciò che sta vivendo, ma è pronto almeno a informarsi.
Segui il CNVR: prevenzione significa anche rendere accessibili informazioni e strumenti prima che una situazione raggiunga il suo punto più critico.

04/09/2026

Per la rubrica “I Professionisti del CNVR”, oggi vi presentiamo Stefania Montanari

Avvocato civilista esperta in Diritto di Famiglia, Stefania Montanari è Mediatrice Familiare associata A.I.Me.F. e Curatrice Speciale del Minore.
Competenze che le consentono di lavorare in un ambito nel quale la dimensione giuridica e quella relazionale spesso si intrecciano: separazioni, conflitti familiari e tutela delle persone coinvolte, con particolare attenzione all’interesse del minore.
Una domanda a Stefania Montanari: Quando una coppia si separa, come si può evitare che il conflitto tra gli adulti trasformi ogni decisione sui figli in un nuovo terreno di scontro?
Stefania Montanari risponde: «È fondamentale riuscire a distinguere il piano della relazione di coppia da quello della responsabilità genitoriale. La separazione può porre fine al rapporto tra i partner, ma non al ruolo che entrambi continuano ad avere nella vita dei figli. Quando rabbia, risentimento o bisogno di rivalsa entrano nelle decisioni che li riguardano, anche questioni quotidiane possono diventare strumenti attraverso cui proseguire il conflitto.
La mediazione familiare, quando ne ricorrono le condizioni, può offrire uno spazio nel quale ristabilire una comunicazione funzionale e riportare l’attenzione dai torti reciproci ai bisogni concreti dei figli. Non si tratta di stabilire chi abbia ragione, ma di costruire modalità di confronto che permettano agli adulti di continuare a esercitare responsabilmente la propria funzione genitoriale.»
Una distinzione che può sembrare semplice, ma che nelle separazioni ad alta conflittualità diventa particolarmente complessa: la fine della coppia non dovrebbe trasformare i figli nel luogo in cui la coppia continua a combattere.
Un figlio non dovrebbe diventare un messaggero. Non dovrebbe essere chiamato a schierarsi. Non dovrebbe sentirsi responsabile del benessere emotivo di uno dei genitori.
E non dovrebbe essere utilizzato per ottenere informazioni, esercitare pressioni o colpire indirettamente l’altro.
Quando il conflitto prende questa direzione, proteggere il minore significa anche restituirgli il diritto di rimanere fuori dalle questioni che appartengono agli adulti.
💙 Nel CNVR crediamo nel valore di una rete di professionisti con competenze diverse, capace di leggere la complessità delle dinamiche familiari con un obiettivo comune: tutelare le persone e, soprattutto quando sono coinvolti dei minori, preservarne bisogni, diritti e relazioni.💙

25/08/2026

“SCUSA” NON DOVREBBE ESSERE IL PREZZO DA PAGARE PER AVERE DEI BISOGNI

“Scusa se te lo chiedo.” “Scusa se ci sono rimasto/a male.” “Scusa, forse pretendo troppo.” “Scusa se ho bisogno di stare un po’ da solo/a.”
A volte chiediamo scusa per aver commesso un errore. Altre volte, invece, chiediamo scusa semplicemente per esserci. Per avere un bisogno. Per esprimere un disagio. Per mettere un limite. Per dire di no. Per non essere disponibili. Persino per provare un’emozione che potrebbe infastidire qualcuno. E quando quello “scusa” diventa automatico, vale la pena chiedersi che funzione abbia. Perché potremmo non stare realmente chiedendo perdono. Potremmo stare cercando di rendere più accettabile ciò che stiamo per dire. Come se prima di esprimere un bisogno dovessimo rassicurare l’altro: “Non voglio essere un problema.” Questo può accadere soprattutto quando abbiamo imparato che il disaccordo provoca tensione, che dire di no delude, che chiedere qualcosa espone al giudizio o che essere accomodanti aiuta a mantenere la relazione tranquilla.
Così il linguaggio cambia. “Non posso” diventa “scusami, purtroppo non posso”.
“Questa cosa mi ha ferito” diventa “scusa, forse sono troppo sensibile”.
“Non voglio farlo” diventa “mi dispiace tantissimo, spero che tu non te la prenda”. Il problema non è la parola scusa. Saper chiedere scusa quando abbiamo ferito qualcuno è una competenza relazionale importante.
Il problema nasce quando sentiamo di doverci scusare anche per esercitare diritti relazionali perfettamente legittimi.
Possiamo essere gentili senza essere sempre accomodanti. Possiamo rispettare gli altri senza rinunciare ai nostri confini. Possiamo comprendere la delusione di qualcuno senza sentirci automaticamente responsabili di eliminarla. E possiamo dire: “No.” “Non sono d’accordo.” “Ho bisogno di questo.”
senza aggiungere necessariamente:
“Scusa.”
💙 Una relazione sana non dovrebbe richiederti di chiedere perdono ogni volta che occupi il tuo spazio.💙
Salva questo post e la prossima volta che stai per dire automaticamente “scusa”, prova a chiederti: ho realmente fatto qualcosa di cui scusarmi o sto cercando il permesso di esprimere un mio bisogno?
Segui il CNVR per altri contenuti dedicati a riconoscere le dinamiche che, spesso proprio perché quotidiane, facciamo più fatica a vedere.

21/08/2026

Per la rubrica “I Professionisti del CNVR”, oggi vi presentiamo Simona Di Napoli - Psicologa, laureata magistrale in Psicologia Clinica e della Riabilitazione, specializzanda in Psicoterapia Umanistico-Bioenergetica e con un Master in Psicologia dell’Alimentazione.
È esperta nelle dinamiche di dipendenza da sostanze e comportamentali e si è formata nella conduzione di gruppi, sia terapeutici e psicoeducativi sia AMA.
Il suo percorso mette in relazione dimensioni diverse del disagio psicologico: il rapporto con il corpo e con l’alimentazione, le dipendenze, la regolazione emotiva e il valore del gruppo come spazio di confronto e sostegno.
Una domanda a Simona Di Napoli: Quando una dipendenza entra nella vita di una persona, quanto è importante lavorare non soltanto sul comportamento, ma anche su ciò che quel comportamento sta cercando di “curare”?
Simona Di Napoli risponde: «È fondamentale. Il comportamento di dipendenza, che si tratti dell’uso di una sostanza o di una condotta, non è quasi mai un elemento isolato: spesso rappresenta una modalità attraverso cui la persona cerca di gestire emozioni, stati di tensione, vuoti, difficoltà relazionali o situazioni che non riesce a fronteggiare diversamente. Per questo motivo intervenire esclusivamente sul comportamento rischia di non essere sufficiente. È necessario comprendere quale funzione abbia quella dipendenza nella vita della persona e lavorare sulle esperienze, sulle emozioni e sui bisogni che la alimentano. Anche il lavoro di gruppo può avere un ruolo importante, perché permette di uscire dall’isolamento, confrontarsi con esperienze differenti e sperimentare una dimensione di condivisione nella quale sentirsi compresi senza essere giudicati.»
Comprendere una dipendenza significa quindi andare oltre ciò che vediamo.
Dietro un comportamento che appare difficile da interrompere può esserci un bisogno che non ha ancora trovato un modo diverso per essere espresso o soddisfatto.
Ed è proprio da questa comprensione che può iniziare un percorso di cambiamento.
💙 Nel CNVR crediamo nel valore di una rete di professionisti con competenze differenti, perché comprendere la persona nella sua complessità significa poter intervenire anche sulle diverse dimensioni che contribuiscono al suo disagio.💙

19/08/2026

💙QUANDO L’AMORE DIVENTA IL BISOGNO DI AVERE CERTEZZE

“Mi ami ancora?” “Sei sicuro/a?” “Non cambierai idea, vero?” “Promettimi che non mi lascerai.”
A volte queste domande sembrano semplicemente richieste d’amore. Ma possono nascondere qualcosa di diverso: il bisogno di eliminare l’incertezza.
Perché quando abbiamo paura di perdere qualcuno, una risposta rassicurante può farci stare bene. Almeno per un po’.
Poi, però, il dubbio ritorna. E allora abbiamo nuovamente bisogno di chiedere. Una nuova rassicurazione. Una nuova conferma. Una nuova prova.
E senza accorgercene possiamo entrare in un circolo: paura → richiesta di certezza → sollievo → nuovo dubbio → nuova richiesta.
Il problema è che nessuna persona può offrirci una garanzia assoluta sul futuro di una relazione. Per quanto possa amarci oggi, non può prometterci che nulla cambierà mai. E cercare continuamente quella certezza può trasformare la relazione in un luogo in cui si cerca di placare la paura, invece che in uno spazio in cui vivere il legame.
Questo non significa che non dobbiamo chiedere rassicurazioni, parlare dei nostri bisogni o cercare vicinanza. Significa imparare a distinguere una domanda che nasce dal desiderio di condividere qualcosa dall’ennesima domanda che serve soprattutto a far tacere, per qualche minuto, una paura.
Perché una relazione sana non può garantirci che non perderemo mai l’altro.
Può però permetterci di sentirci abbastanza sicuri da sapere che, anche davanti all’incertezza, non smetteremo di essere noi stessi.
Forse la sicurezza più importante non è:
“So che non mi lascerai.”
Ma: “Non posso sapere cosa accadrà. Ma so di poter affrontare ciò che accadrà.”
💙 L’amore non elimina tutta l’incertezza. Ci insegna anche a non permettere che l’incertezza elimini noi.💙

14/08/2026

💙 NON TUTTO CIÒ CHE CI FA SENTIRE IN COLPA È NOSTRA RESPONSABILITÀ

Ci sono relazioni nelle quali il senso di colpa diventa una presenza costante.
Ti dispiace dire di no.
Ti senti in colpa quando metti un limite.
Pensi di essere egoista quando scegli qualcosa per te.
Ti chiedi continuamente se avresti potuto fare di più.
E così, prima ancora di domandarti “Cosa voglio?”, inizi a chiederti: “Cosa dovrei fare per non far stare male l’altro?”
È un passaggio apparentemente piccolo, ma può cambiare profondamente il modo in cui viviamo una relazione.
Perché avere attenzione per i sentimenti dell’altra persona è una cosa.
Sentirsi responsabili delle sue emozioni è un’altra. L’altro può essere deluso dalla nostra scelta. Può essere arrabbiato.
Può non essere d’accordo. Può avere bisogno di tempo per accettarla.
Tutto questo non significa automaticamente che abbiamo sbagliato.
Un confine può dispiacere senza essere ingiusto. Dire “non me la sento” non significa necessariamente ferire qualcuno. Dire “questa cosa per me non va bene” non significa essere egoisti.
Scegliere di non fare qualcosa che l’altro desidera non significa non amarlo.
E soprattutto, una relazione sana non dovrebbe richiedere di eliminare continuamente i propri bisogni per evitare le emozioni dell’altro.
Imparare a distinguere tra responsabilità e colpa può diventare fondamentale.
Possiamo essere responsabili di come comunichiamo. Possiamo avere cura dell’altro. Possiamo riconoscere quando abbiamo sbagliato e chiedere scusa.
Ma non possiamo essere responsabili di ogni emozione che l’altro prova davanti alle nostre scelte. Perché quando il senso di colpa diventa il criterio con cui decidiamo cosa possiamo o non possiamo fare, il rischio è quello di iniziare a vivere la relazione non secondo ciò che sentiamo e desideriamo, ma secondo ciò che temiamo che l’altro possa provare. E in quel momento non stiamo più scegliendo liberamente.
Stiamo cercando di evitare una conseguenza emotiva.
💙 Avere cura dell’altro non significa rinunciare continuamente alla cura di sé.💙

13/08/2026

Per la rubrica “I Professionisti del CNVR”, oggi vi presentiamo Laura Bonati, Avvocato civilista esperto in Diritto di Famiglia.
Il suo percorso comprende anche il Corso di formazione professionalizzante della Regione Lombardia contro la violenza sulle donne, una formazione che si inserisce in un ambito professionale nel quale le vicende familiari possono intrecciarsi con situazioni di particolare vulnerabilità e violenza.
Una domanda a Laura Bonati: “Quando una separazione si inserisce all’interno di una relazione caratterizzata da violenza o comportamenti abusanti, quali sono gli aspetti che richiedono maggiore attenzione da parte del professionista?”
Risposta: «In queste situazioni è fondamentale innanzitutto riconoscere la presenza della violenza e non considerare il conflitto tra le parti come una semplice contrapposizione tra due posizioni. La priorità deve essere la tutela della persona e, quando presenti, quella dei figli. È importante valutare con attenzione le dinamiche della relazione, le eventuali condotte di controllo, minaccia o intimidazione e ogni elemento che possa incidere sulla sicurezza e sull’autonomia della persona coinvolta.
Anche il percorso di separazione deve quindi essere affrontato tenendo conto della specificità della situazione, evitando che la procedura stessa diventi un ulteriore spazio di pressione o di esposizione alla violenza.»
Il lavoro nell’ambito del diritto di famiglia richiede, quindi, non soltanto conoscenza delle norme, ma anche capacità di riconoscere le dinamiche relazionali che possono accompagnare una vicenda giuridica.
💙 Nel CNVR crediamo nell’importanza di una rete di professionisti con competenze diverse, capaci di collaborare per mettere al centro la persona, la sua tutela e la complessità delle relazioni.💙

Indirizzo

Via Martiri Di Minozzo 12
Reggio Nell Emilia
42123

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 12:00

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