Dott.ssa Anna Scaglione, psicoterapeuta cognitivo comportamentale

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Dott.ssa Anna Scaglione, psicoterapeuta cognitivo comportamentale Fai una cosa per volta.

Oggi è successa una cosa. Non so, onestamente, se definirla spiacevole o illuminante.Piangevo. Un misto tra rabbia, dolo...
22/06/2026

Oggi è successa una cosa.
Non so, onestamente, se definirla spiacevole o illuminante.
Piangevo. Un misto tra rabbia, dolore e impotenza.
Piangevo.
Quelle stesse lacrime che invito i miei pazienti a benedire, cercavo di rimandarle giu, perché qualcuno mi ha ricordato che non dovrei avere certe reazioni in quanto terapeuta.
Questa frase, goffamente consolatoria, mi ha fatto riflettere.
Sì. Avrei "dovuto" eccome.
​È paradossale e profondamente ingiusto come il mondo (e a volte quella voce feroce che abbiamo dentro) si aspetti che chi cura le ferite degli altri sia fatto di teflon, immune ai tagli. Come se la laurea e la specializzazione fossero un vaccino contro l'umanità.
Essere una psicoterapeuta non mi rende immune al dolore, alla rabbia, al lutto o agli attacchi di panico. Non sono un algoritmo.
Conoscere la mappa del lutto non rende il viaggio meno doloroso o la nebbia meno f***a. Sapere che la rabbia è una fase fisiologica non la rende meno bruciante
È viscerale, è protettiva, è intermittente. È l'energia che la psiche usa per non farsi schiacciare dal vuoto della perdita.
​È una reazione profondamente umana.
​Non c'è nulla di "sbagliato" in come ci sentiamo.
​So che non posso controllare il comportamento degli altri, ma posso proteggere il mio spazio, senza pretendere da me stessa di essere perfetta.
E se qualcuno non fosse d'accordo, ne prendo atto ma, francamente me ne infischio.
Anna

In Giappone esiste una parola, Ibasho, spesso tradotta come "il posto in cui ti senti a casa", ma la sua sfumatura più p...
15/06/2026

In Giappone esiste una parola, Ibasho, spesso tradotta come "il posto in cui ti senti a casa", ma la sua sfumatura più profonda è"Il posto dove riesci a respirare".
​Quando la vita si fa pesante, quando l'ansia stringe il petto o ci si sente smarriti, la tendenza è chiedersi: «Dove dovrei essere? Cosa dovrei fare? Chi dovrei diventare per andare bene?».
​L'Ibasho cambia la prospettiva. Non ti chiede di performare, di cambiare o di muoverti.
Ti sussurra una domanda più gentile:
​«Dove – o con chi – respiri meglio?»
​Ibasho non è necessariamente un luogo geografico. Può esserlo, certo, ma molto più spesso è fatto di elementi invisibili:
​Può essere una persona: qualcuno davanti alla quale non devi indossare maschere, con cui il tuo sistema nervoso si calma all'istante e le spalle finalmente si abbassano.
​Può essere un tempo: quei dieci minuti al mattino prima che il mondo si svegli, o il momento in cui ti dedichi a una passione dimenticata.
​Può essere un oggetto, un ricordo, un frammento di natura: il rumore delle foglie, una tazza di tè calda tra le mani, una vecchia canzone.
​Quando perdiamo il contatto con noi stessi, il respiro si fa corto, alto, difensivo.
Dimentichiamo chi siamo perché troppo occupati a sopravvivere.
​Trovare (o ritrovare) il proprio Ibasho significa darsi il permesso di esistere senza giustificazioni.
È lo spazio in cui non devi "fare", puoi solo "essere".
È la base sicura da cui ripartire per ricostruirsi.

​Un piccolo esercizio...
​Nelle prossime ventiquattro ore, provate a non cercare grandi risposte. Chiudete gli occhi per un istante e ascoltate il vostro corpo, notate i momenti di apnea, in quali situazioni o con quali persone vi accorgete che state trattenendo il fiato?
​Cercate il vostro micro-Ibasho: qual è quella cosa, anche piccolissima, che oggi ha fatto fare un sospiro di sollievo al vostro petto?
​Nessuna fretta di guarire o cambiare tutto. Per oggi, l'unico obiettivo è trovare quel minuscolo spazio in cui puoi semplicemente dire: «Qui, posso respirare».
È esattamente da lì che ricorderemo chi siamo.

È passata una settimana.Sette giorni che non si contano in ore, ma in battiti di ciglia per guardare un mondo in cui lui...
01/06/2026

È passata una settimana.
Sette giorni che non si contano in ore, ma in battiti di ciglia per guardare un mondo in cui lui non c’è più.
​Come terapeuta passo le mie giornate ad accogliere il dolore degli altri, a dare nomi alle voragini, a costruire ponti dove sembra non esserci più terreno.
Ma quando a morire è tuo padre, a 67 anni, dopo che il cancro ha deciso di prendersi tutto in una manciata di settimane, il ponte crolla sotto i tuoi piedi.
​La verità è che non c’è teoria che tenga quando il vuoto ha la forma della sedia dove si sedeva lui.
La sofferenza è indicibile, un incendio che ha bruciato le parole prima ancora che potessero uscire.
E io, che di parole vivo, mi sono scoperta completamente muta.
​In questa settimana ho imparato qualcosa che nessun manuale mi aveva mai insegnato davvero: sopravvivere non significa "superare".
​A chi, come me, sta attraversando tutto questo, mi permetto di dire, non abbiate fretta di "stare meglio".
Non è un dovere essere forti, né composti, né pronti a ripartire. Il dolore ha i suoi tempi, che sono brutali e anarchici.
​Accetto di essere, per un po’, non la terapeuta che cura, ma l'umana che sanguina. Accetto che il dolore sia la forma di amore che posso offrirgli. E mentre cerco di respirare in questo silenzio che ancora profuma di lui, ricordo a me stessa – e a voi – che permettersi di crollare è l'atto di coraggio più grande che possiamo concederci.
​Non c'è una via d'uscita, c'è solo una via d'attraversamento. E, un passo dopo l'altro, impariamo a stare nel vuoto senza smettere di esistere.
​Grazie ancora a ciascuno di voi per la vicinanza, la gentilezza e il supporto.
Vi abbraccio tutti, Anna

A 67 anni, una terribile malattia, ha rubato la vita a mio padre, l'amore della mia vita.Non posso accogliere il dolore ...
26/05/2026

A 67 anni, una terribile malattia, ha rubato la vita a mio padre, l'amore della mia vita.
Non posso accogliere il dolore di nessuno senza fare i conti, prima, con il mio.
A presto Anna

A pochi giorni dalla Giornata Mondiale della Fibromialgia, si è tenuto, nel cuore di   un congresso che è stato molto pi...
18/05/2026

A pochi giorni dalla Giornata Mondiale della Fibromialgia, si è tenuto, nel cuore di un congresso che è stato molto più di un incontro scientifico. È stato un abbraccio collettivo.
​Un evento reso ancora più potente da una ricorrenza che profuma di coraggio: i 10 anni di . Dieci anni di battaglie impegno instancabile, di porte spalancate all'accoglienza e di passi verso la luce.
​Da terapeuta, lo vedo ogni giorno: il peso più devastante per chi soffre di fibromialgia non si ferma alla carne. Il vero macigno è l’invisibilità. È la tortura psicologica di dover costantemente "dimostrare" una sofferenza che gli esami di laboratorio non sanno raccontare, mentre si impara a navigare tra giornate pesanti e un corpo che non sempre risponde ai propri desideri. È un percorso che richiede una forza immensa, ma che merita ascolto, mai giudizio.
​Ecco perché fare divulgazione non è un freddo esercizio accademico. È un atto d'amore e di validazione emotiva.
​è strappare via il velo dell'invisibilità che soffoca milioni di persone.
​Smettere di pronunciare la frase più violenta — "È solo nella tua testa" — per far spazio all'unica cura che cura davvero: "Ti credo. Sono qui con te."Restituire dignità psicologica, sociale e umana a chi, ogni singolo giorno, accetta e attraversa la complessità di questa condizione.
​Momenti come questo non servono solo a spiegare la scienza; servono a rivoluzionare la cultura con l'empatia.Perché quando la competenza scientifica incontra l'ascolto puro, la sofferenza smette di essere un isolotto deserto. Diventa un cammino che si percorre insieme, sostenendosi a vicenda.
​Il mio grazie più profondo va a chi ha si è speso per organizzare tutto questo, all'associazione, ai colleghi stimati. Ma il grazie più immenso, quello che mi fa vibrare l'anima, va a voi, pazienti. La vostra presenza, il vostro dolore fiero e la vostra resilienza sono il motore instancabile di ogni mio singolo passo. Non siete soli. Combattiamo insieme.

C’è questa strana idea che la mindfulness richieda candele profumate, silenzi assoluti e mezz’ora di tempo in una giorna...
02/05/2026

C’è questa strana idea che la mindfulness richieda candele profumate, silenzi assoluti e mezz’ora di tempo in una giornata già stracolma.
​La verità? Se riesci a respirare, puoi praticare. Ovunque.
​La mindfulness non è "svuotare la mente", ma accorgersi di dove sei mentre ci sei.
​La tua mente è come un muscolo: si allena nelle piccole pause, non solo nei grandi momenti di quiete.
​Cerca il tuo respiro, proprio lì dove ti trovi. E tu? Qual è il tuo "luogo insolito" preferito per tornare al presente? Faccelo sapere nei commenti!

Una bugia può coprire la realtà, ma non può cancellarla. È come cercare di trattenere il fumo con le mani: prima o poi, ...
15/04/2026

Una bugia può coprire la realtà, ma non può cancellarla. È come cercare di trattenere il fumo con le mani: prima o poi, l'aria torna pulita e tutto ciò che resta sono le dita sporche.
​Alla fine, la domanda non è se la verità verrà a galla, ma come ti troverà la verità quando emergerà: come una persona che ha avuto il coraggio di parlare, o come qualcuno che è rimasto intrappolato nel silenzio della propria paura?

Il cambiamento non inizia con una visione, ma con un collasso. È il momento in cui le strutture difensive  smettono di p...
12/04/2026

Il cambiamento non inizia con una visione, ma con un collasso. È il momento in cui le strutture difensive smettono di proteggere e iniziano a soffocare. Schiacciati tra l'impossibilità di restare e il terrore di sparire.
​Per attraversare questo vuoto, bisogna accettare il lutto di se stessi.
​Le maschere cadono perché non hanno più bisogno di un pubblico da convincere.
​Le scuse si sciolgono perché la realtà ha smesso di negoziare.
​Muore ciò che si credeva di essere per permettere a ciò che siamo di occupare lo spazio.
​Il salto non è verso qualcosa, ma lontano da tutto ciò che è diventato un simulacro.
​È un processo brutale perché distrugge l'illusione del controllo. Quando si arriva nudi a quel punto, non stiamo perdendo la partita: solo, finalmente, smettiamo di giocare contro noi stessi.
Buona rinascita.

Tutti connessi per parlarne insieme...vi aspetto
30/03/2026

Tutti connessi per parlarne insieme...vi aspetto

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