28/08/2026
🌑 𝗘𝗖𝗟𝗜𝗦𝗦𝗜 𝗟𝗨𝗡𝗔𝗥𝗘 𝗜𝗡 Ś𝗔𝗧𝗔𝗕𝗛𝗜ṢĀ: 𝗩𝗔𝗥𝗨Ṇ𝗔, 𝗜𝗟 𝗖𝗘𝗥𝗖𝗛𝗜𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗨𝗥𝗔
Domani, 28 agosto, avremo una profonda eclissi lunare parziale. Sarà visibile anche dall’Italia nelle ore prima dell’alba: la fase parziale inizierà intorno alle 04:33 e raggiungerà il massimo alle 06:12, quando circa il 94% del disco lunare sarà immerso nell’ombra terrestre. La Luna sarà però molto bassa sull’orizzonte occidentale e tramonterà ancora eclissata.
Nel cielo siderale dello Jyotiṣa, la Luna sarà in Acquario, nella Nakṣatra Śatabhiṣā, mentre il Sole sarà dalla parte opposta, in Maghā, nel Leone.
Ma ciò che rende particolarmente interessante questa eclissi dal punto di vista dello Jyotiṣa è proprio la Nakṣatra in cui avviene.
𝗟𝗘 “𝗖𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗖𝗜𝗡𝗘”
Il nome Śatabhiṣā viene tradizionalmente interpretato attraverso śata, “cento”, e bhiṣaj, termine legato al medico, al guaritore e al rimedio. Da qui espressioni come “i cento guaritori” o “le cento medicine”.
La sua śakti, la particolare potenza attribuita alla Nakṣatra, è infatti Bheṣaja Śakti: il potere della guarigione.
Ma Śatabhiṣā non è semplicemente una generica “Nakṣatra della guarigione”. Il suo simbolismo è molto più interessante.
La sua divinità è Varuṇa, una delle grandi figure dell’antico mondo vedico.
𝗩𝗔𝗥𝗨Ṇ𝗔: 𝗖𝗢𝗟𝗨𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗩𝗘𝗗𝗘 𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗘𝗚𝗔
Oggi Varuṇa viene spesso ricordato semplicemente come dio delle acque e dell’oceano, ma nel Ṛgveda il suo dominio è molto più vasto.
È intimamente associato a ṛta, l’ordine che mantiene il cosmo: il movimento regolare degli astri, la verità, il giuramento e la corretta relazione fra le cose.
Varuṇa è anche colui che vede ciò che gli uomini cercano di nascondere.
Uno dei suoi attributi più caratteristici è infatti il pāśa, il laccio.
Il simbolismo è affascinante: Varuṇa può legare chi si allontana dall’ordine, ma può anche sciogliere quel legame. Negli inni vedici troviamo infatti preghiere rivolte a Varuṇa affinché liberi l’essere umano dai suoi lacci.
𝗩𝗮𝗿𝘂ṇ𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮, 𝗺𝗮 𝗩𝗮𝗿𝘂ṇ𝗮 𝗽𝘂ò 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗰𝗶𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲.
Ed è qui che il collegamento di Śatabhiṣā con la medicina acquista una profondità particolare.
La guarigione, in questo antico universo simbolico, non consiste semplicemente nel far scomparire un sintomo: significa anche riconoscere ciò che ha alterato un ordine e ristabilirne l’equilibrio.
𝗜𝗟 𝗖𝗘𝗥𝗖𝗛𝗜𝗢 𝗗𝗜 Ś𝗔𝗧𝗔𝗕𝗛𝗜ṢĀ
C’è poi un altro simbolo di Śatabhiṣā particolarmente suggestivo durante un’eclissi: il cerchio vuoto.
Il cerchio delimita uno spazio. Protegge ciò che contiene, ma allo stesso tempo lo separa da ciò che si trova all’esterno. Da qui derivano anche alcuni dei temi di Śatabhiṣā: riservatezza, isolamento, osservazione, ricerca e conoscenza di ciò che normalmente rimane nascosto.
In questo senso la sua associazione con la medicina diventa ancora più comprensibile. Prima di intervenire bisogna circoscrivere, osservare e riconoscere ciò che necessita di attenzione.
Durante l’eclissi sarà proprio la Luna a trovarsi in questo territorio.
Nel Jyotiṣa la Luna è collegata a manas, la mente percettiva ed emotiva. L’eclissi introduce quindi simbolicamente un’interruzione temporanea della normale chiarezza lunare: non necessariamente qualcosa da temere, ma certamente un momento che la tradizione non considera adatto all’azione impulsiva o all’inizio di attività importanti.
𝗥Ā𝗛𝗨 𝗜𝗡𝗚𝗛𝗜𝗢𝗧𝗧𝗘 𝗟𝗔 𝗟𝗨𝗡𝗔
Naturalmente non possiamo parlare di un’eclissi senza parlare di Rāhu e Ketu.
Astronomicamente corrispondono ai nodi lunari, i punti nei pressi dei quali devono trovarsi Sole e Luna affinché possa verificarsi un’eclissi. Il mito indiano trasforma questa geometria celeste nella celebre immagine di Rāhu che inghiotte il luminare.
C’è inoltre una corrispondenza simbolica interessante: nel sistema Vimśottarī Daśā, Śatabhiṣā è attribuita proprio a Rāhu.
È importante distinguere le cose: la divinità di Śatabhiṣā è Varuṇa; Rāhu è il suo signore nel sistema Vimśottarī.
Ma dall’altra parte dell’eclissi troviamo una corrispondenza ancora più curiosa.
𝗜𝗟 𝗦𝗢𝗟𝗘 𝗜𝗡 𝗠𝗔𝗚𝗛Ā: 𝗜 𝗣𝗜𝗧Ṛ
Il Sole sarà in Maghā, la Nakṣatra la cui divinità sono i Pitṛ, gli antenati, e che nel Vimśottarī è attribuita a Ketu.
Abbiamo quindi la Luna in Śatabhiṣā, associata a Rāhu nel Vimśottarī, opposta al Sole in Maghā, associata a Ketu.
Durante un fenomeno astronomico che può verificarsi proprio grazie all’allineamento con l’asse dei nodi, entrambi i luminari occupano Nakṣatra associate ai due nodi nel sistema Vimśottarī.
Una corrispondenza simbolica notevole.
Ma ancora più interessante è osservare le due divinità coinvolte.
Da una parte Maghā e i Pitṛ: antenati, genealogia, autorità, memoria, tradizione e ciò che viene trasmesso da una generazione all’altra.
Dall’altra Śatabhiṣā e Varuṇa: ordine, verità, ciò che viene circoscritto e osservato, medicina e possibilità di sciogliere ciò che lega.
Eviterei di ridurre tutto questo alla moderna formula del “guarire il trauma ancestrale”. I Pitṛ non rappresentano soltanto le ferite ricevute dal passato. Rappresentano anche conoscenza, appartenenza, continuità, valori e ciò che ci sostiene.
L’asse Maghā–Śatabhiṣā parla piuttosto della relazione fra ciò che viene tramandato e ciò che deve periodicamente essere riesaminato.
Una tradizione può custodire conoscenza per secoli. Ma il semplice fatto che qualcosa sia antico non significa necessariamente che debba essere perpetuato immutato.
E qui ritorna Varuṇa.
Al di sopra della consuetudine esiste ṛta: un ordine più vasto al quale persino ciò che abbiamo ereditato deve continuare a rapportarsi.
Per questo trovo questa eclissi molto più interessante se letta attraverso Varuṇa che attraverso le solite formule su “grandi trasformazioni”, “portali energetici” o eventi inevitabilmente negativi.
Śatabhiṣā parla di medicina, ma la medicina arriva dopo l’osservazione.
Varuṇa vede.
Il suo laccio rende visibile il vincolo.
E ciò che è stato legato può anche essere sciolto.
𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗶ò 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮𝘁𝗼.
E sotto l’ombra di questa eclissi, il cielo sembra offrire un’immagine particolarmente efficace di questo antico principio.