Claudia Bertozzini Psicologa

Claudia Bertozzini Psicologa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Claudia Bertozzini Psicologa, Via Del Lupo, 49, Rimini.

Mi occupo di percorsi di terapia individuale, di coppia e familiare, al fine di facilitare una maggiore conoscenza di sé, una crescita personale e agevolare le relazioni interpersonali.

“Mamma: Solo una cosa ti chiedo.Zerocalcare: Eh.Mamma: Di essere felice.Zerocalcare: (monologo interiore) E porco due m'...
30/05/2026

“Mamma: Solo una cosa ti chiedo.

Zerocalcare: Eh.

Mamma: Di essere felice.

Zerocalcare: (monologo interiore)
E porco due m'hai detto c***o! Se mi dici "ti chiedo solo una cosa", m'aspetto una cosa facile. Tipo: "ti chiedo solo una cosa, mandami un messaggino quando torni a casa". No, "essere felice"! Che porco due è soltanto tipo la ricerca infinita de tutti gli individui da quando nascono a quando crepano in tutta la storia dell'umanità!
Che poi mi puoi chiedere una cosa su cui non c'ho nessun controllo? Non è che decido io se so' felice o no. È come se mi chiedi una cosa sola: d'avé la voce da Aretha Franklin. Ma io che ti posso fa' se gracchio?

Ahh! Mo' so' infelice e mi sento pure in colpa, come una bestia ingrata, perché è vero che non mi hai fatto mancare niente. Sono stato un ragazzino amato, c'ho avuto il Super Nintendo, la Xbox e la PlayStation 1, 2, 3, 4 e 5. Mi se' venuta a prendere alle feste a mezzanotte quando ti chiedevo di vederci dietro l'angolo perché mi vergognavo di te e papà. M'hai cantato le efferate ninne nanne francesi sulle vedove dei mariti morti in guerra quando non riuscivo a dormire. M'hai accompagnato a vedere Jurassic Park al cinema dodici giorni di fila perché stavo in fissa.
Hai fatto tutto quello che serve per rendere un ragazzino felice. Quindi non è colpa tua, non hai sbagliato niente, non è colpa di nessuno. Non lo so chi è. Forse ci sono delle emozioni a cui qualcuno di noi non c'ha accesso. Lo sai che stanno là, dietro a una porta, però non sai come aprirla. Ma questo non lo puoi di' a chi ti vuole bene, perché se no si danna l'anima.

Armadillo: Ma perché pensi che non si capisce? Guarda che si vede dall'occhi quando uno ha un'anima in pena, eh. Se vuoi glielo dico io, io tanto...

Zerocalcare: No, no, no, te prego non glielo di', te prego non gli di' niente.

Armadillo: Ma già lo sa! Secondo te pensa che sei l'anima della festa te?

Zerocalcare: Non sa della botola, della porta, i rovi, tutta sta roba qua non la deve sape'. Ti prego non gli di' niente, voglio che pensa che sto bene.

Armadillo: Ma come fa a pensa' che stai bene, ma te sei visto in faccia?

Zerocalcare: Oh, te prego.
La posso delude in mille modi, ma non voglio che pensi che tutto quello che ha fatto non è servito a niente.

Armadillo: Ok, ok, non glielo dico, non glielo dico, dai.

ZeroCalcare: Dai, dai, te prego, te prego... non deve sape' niente.

Armadillo: Mo' uno, tranquillo, non glielo dico.

Zerocalcare: Ma sì che so' felice, mà...

Mamma: E allora va bene! L'importante è quello.”

ZeroCalcare - Due Spicci

🌺 Qualsiasi famiglia e in ogni forma..🌺
15/05/2026

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Il 13 maggio 1978, 48 anni addietro, entra in vigore la legge 180. Era stata approvata  tre giorni prima con grande cora...
14/05/2026

Il 13 maggio 1978, 48 anni addietro, entra in vigore la legge 180. Era stata approvata tre giorni prima con grande coraggio, di corsa per evitare un referendum, con un accordo in parlamento, in un paese annichilito dal dolore per la morte di Aldo Moro. Da quel giorno la Costituzione, alla quale il giovanissimo Aldo Moro aveva dato il suo contributo, vale anche per matti. Che diventano cittadini.

Sara Zambotti su Avvenire scrive cose bellissime sul prima e su noi matti e sulle paure che ci abitano.
Il testo è qui:

La paura di esser matti

Nel 1968 Sergio Zavoli va a Gorizia per raccontare l’esperimento che il direttore Franco Basaglia sta portando avanti dentro il manicomio della città. Dieci anni dopo quell’esperimento darà origine alla Legge 180, la prima legge al mondo che ha chiuso i manicomi e avviato la visione della società come comunità terapeutica. Era il 13 maggio 1978.
“I malati di mente li troviamo sempre in fondo a un viale alberato di periferia, forse perché la loro immagine non turbi la nostra esistenza”. Così esordisce Sergio Zavoli e, alla fine di quel viale alberato, incontra Franco Basaglia che gli racconta i motivi delle sue scelte terapeutiche: “Sono convinto che nessuna terapia di nessun genere, psicologica o biologica, possa dare un giovamento a queste persone che sono costrette in una situazione di cattività e di sudditanza da chi le deve curare”.
Zavoli continua la sua esplorazione e descrive i manicomi come “bacini di scarico della società dei sani”. Poi incontra quelli che chiama “i malati” e ne intervista alcuni. Questo è un frammento del dialogo con la signora Carla:
— Lei ha mai conosciuto gli ospedali chiusi?
— Sì.
— E che esperienza ha fatto?
— Mi hanno legato, mi hanno picchiato, mi volevano fare l’elettroshock e io avevo una terribile paura, avevo avuto una delusione amorosa. Ecco perché ero qui in quegli anni.
— Poi un giorno questo ospedale è stato aperto. Cosa è cambiato?
— Tutto.
— Adesso, di tanto in tanto, in questo ospedale si canta, vero?
— Sì, si canta, si balla, si fanno delle feste.
— E voi vi sentite più uomini?
— Certamente, ci sentiamo ognuno nel nostro essere.
— Signora Carla, perché la gente ha paura di voi?
— Non lo so, perché è più scema di noi, è più indietro di noi. Se hanno paura di noi sono più pazzi di noi. Perché cosa facciamo noi? Non l’ho mica mai presa per il collo, signor Zavoli. Le ho chiesto gentilmente una sigaretta e, se andiamo al bar, le chiedo anche un caffè perché non ho ancora ricevuto il mio stipendio di 1300 lire per settimana.
Far lavorare le persone, creare le condizioni per l’autonomia economica: anche questo è parte della rivoluzione basagliana. La signora Carla aveva cominciato a fare la segretaria.

Da Franco Basaglia in poi, il cammino per includere e non escludere la sofferenza psichica è ancora incompiuto. Lo è nei servizi, nel supporto a chi cura per professione o per legame, ma soprattutto nella paura che abbiamo dei matti. Una paura che forse è legata alla perdita di controllo, all’imprevedibilità, al senso di impotenza e alla paura di finire dentro quel dolore.

Ho chiesto perché abbiamo paura di essere matti a un grande conoscitore di questa storia rivoluzionaria, Massimo Cirri — psicologo e conduttore radiofonico. Cirri ha divulgato la rivoluzione di Franco Basaglia raccontandola in puntate radiofoniche, spettacoli teatrali, articoli, ma soprattutto usando la radio per mettere in pratica l’idea basagliana di una comunicazione paritaria, senza abusi di potere, in cui ci sia spazio per dire e dirsi.
“Abbiamo paura di essere matti perché abbiamo sempre avuto paura di essere matti. È una visione del mondo che si auto ripete. Noi occidentali abbiamo molta paura di perderci: perdere l’identità, perdere la ragione. I matti, fino a quarant’anni fa, li abbiamo messi in manicomio. Non conviene dire di esser matti. A me è capitato una volta: è durato pochi minuti, per fortuna, ma è stato un momento di angoscia grandissima”.
(Il racconto di Massimo Cirri su Basaglia lo trovate in libreria, in rete, alla radio: vale sempre la pena esplorarlo.)

È capitato anche a me. Ricordo che guardavo il Lungarno a Pisa e mi chiedevo se davvero tutto stesse esistendo sul serio o se non fosse solo una facciata. Per un po’ ho vissuto l’angoscia di non essere tutta intera. Poi è passato, per fortuna.

Nel 1975 Franco Basaglia ottiene dalla compagnia aerea Itavia la possibilità di regalare un volo a un centinaio di “matti”, che oggi sono chiamati utenti dei servizi di salute mentale. Di quel volo esiste un documentario girato da Silvano Agosti, in cui si vedono le immagini di un aereo pieno di matti liberati dal manicomio che prendono il volo. Guardando da lassù Trieste, alcuni per la prima volta su un aereo, forse lo avranno pensato anche loro: da vicino nessuno è normale.

Da vicino nessuno è normale, è il motto di una grande cooperativa milanese, Olinda, che a Milano continua a fare comunità terapeutica.
Buon compleanno Legge 180.
(Massimo Cirri)

Qui il link all'articolo

Perdita di controllo, imprevedibilità, senso di impotenza e paura di finire dentro quel dolore: nell'anniversario della legge Basaglia

🌺Con grande piacere l'Associazione Progetto Gestalt - Rimini ospiterà l'evento gratuito promosso da LogopediaRimini.La s...
12/05/2026

🌺Con grande piacere l'Associazione Progetto Gestalt - Rimini ospiterà l'evento gratuito promosso da LogopediaRimini.
La serata sarà condotta dal Neuropsichiatra infantile Dott. Jacopo Pruccoli sul tema dei Disturbi alimentari in infanzia e adolescenza.🌺

27/04/2026

Con grande piacere l' Associazione Progetto Gestalt- Rimini ospitera' le serate dedicate al benessere alimentare promosse da 🍒🫐

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04/04/2026

🌺Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri ad ogni costo, atleti della parola pace.🌺
[Erri De Luca]

02/04/2026
01/04/2026

Se ai ragazzi si insegna che il limite non esiste

Dire ai ragazzi che possono essere tutto ciò che vogliono non è incoraggiamento, è una menzogna pericolosa. Li si spinge a credere che il desiderio basti, che il limite sia un nemico, che la realtà debba piegarsi alla volontà.
Ma una mente in formazione non ha bisogno di essere gonfiata, ha bisogno di essere orientata.
Il limite non umilia, definisce. Non chiude la vita, le dà forma. Senza misura non nasce una persona, nasce una confusione narcisistica che scambia il capriccio per vocazione e la frustrazione per ingiustizia.
Così l’unicità non viene custodita, viene dissolta nella grande fiera del tutto e subito, del consenso immediato, della dopamina sociale.
Non tutti possono essere tutto. Ma ognuno può diventare davvero ciò che è, e questo vale molto di più. Perché richiede verità, ascolto, disciplina, rinuncia alle illusioni.
Una cultura seria dovrebbe insegnare proprio questo: non l’onnipotenza, ma la forma interiore. Non il delirio del possibile infinito, ma la scoperta lucida dei propri talenti, dei propri limiti, della propria direzione.

Quando il limite sparisce, non nasce la libertà. Nasce lo smarrimento.

Sauro Tronconi

25/03/2026

Un weekend per ricordare Paolo Quattrini attraverso le sue parole e i suoi insegnamenti.
A parlare di Ego e di come trascendere i nostri attaccamenti, per andare là dove abita l'amore e dove la vita ha un senso.
Dove c'è di più della somma delle parti e, anche se non lo capisci, lo sai, lo senti.

Dove puoi provare a volare solo mollando il punto e cedendo alla resa, dove i marshmallow aiutano a tirarsi fuori da situazioni scomode e dove essere una poiana ti può aiutare a vivere meglio.
Dove alla fine il segreto resta prendersi meno sul serio, molto molto meno sul serio.

Dove Io sono Io e Tu sei Tu e siamo - irrimediabilmente - diversi. E lì, in quello spazio vuoto, tra me e te che avviene il contatto. 

La Gestalt è difficile perché chiede di assumersi la responsabilità e di correre il rischio di fare qualcosa di diverso, eppure trascende l'Ego e riempie il cuore di amore.
Ogni singola volta. Come diceva Paolo Quattrini "aggiungere vita ai giorni e non giorni alla vita".

Grazie Paolo, ci mancherai, ma alla fine quello che conta e che resta è l'Amore.

Valentina

19/03/2026

"Fammi essere ancora figlio.
Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.
Proteggimi dal mondo"

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