Marcello Chiapponi, Fisioterapista

Marcello Chiapponi, Fisioterapista Fisioterapia, fitness e salute in generale Mi occupo di riabilitazione, fitness e di salute in generale.
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Tratto disturbi posturali ma anche disturbi funzionali del metabolismo (digestione lenta, stanchezza, difficoltà del sonno, gonfiori). Sul mio blog L'Altra Riabilitazione, tenuto in collaborazione con la nutrizionista Annalisa Caravaggi, trovate guide e articoli per migliorare tantissimi aspetti della vostra salute,

Studio dimostra: lo stress di 6 mesi fa è ancora "incastrato" nei tuoi muscoliPensa all'ultimo periodo davvero pesante c...
12/09/2026

Studio dimostra: lo stress di 6 mesi fa è ancora "incastrato" nei tuoi muscoli

Pensa all'ultimo periodo davvero pesante che hai attraversato. Non un brutto pomeriggio, ma un periodo lungo settimane o mesi in cui qualcosa ti ha tenuto in tensione costante, una situazione sul lavoro che non si chiudeva, la preoccupazione per una persona cara, una fila di scadenze diventata mesi di apnea quotidiana.

Adesso guarda a oggi. Quel problema magari è alle spalle, la testa ha smesso di rigirarci intorno, eppure c'è qualcosa che non è tornato come prima, una tensione di fondo che ti porti addosso, un respiro che non scende mai fino in fondo, una rigidità che dai per scontata e che, a pensarci bene, è cominciata proprio in quel periodo e da allora non se ne è più andata del tutto.

Quasi tutti si dicono che è normale e che il tempo sistemerà tutto da solo. E invece c'è una cosa che vale la pena conoscere, perché spiega perché quella tensione resta lì ostinatamente anche quando la mente è andata avanti.

📊 COSA HA VISTO DAVVERO LO STUDIO

Partiamo da un dato misurato, perché regge più di qualsiasi ragionamento. In uno studio di Nilsen e colleghi, pubblicato nel 2007, a delle persone sane è stata data un'ora di stress mentale mentre si registrava l'attività elettrica dei muscoli di collo e spalle.

Durante quell'ora la tensione dei muscoli è salita, insieme a respiro, pressione e battito, e circa due terzi dei partecipanti hanno sviluppato dolore.

La parte che qui interessa di più è un'altra, in una buona quota di persone alcune di quelle risposte non erano tornate al livello di partenza nemmeno dopo mezz'ora di recupero. Tradotto in parole semplici, il corpo si accende in fretta ma si spegne con estrema lentezza.

E se le occasioni di tensione si susseguono giorno dopo giorno, quel "ritorno a zero" non arriva mai del tutto, e la tensione riparte ogni volta da un gradino più alto del precedente.

🔁 PERCHÉ IL CORPO NON MOLLA LA PRESA

C'è un secondo filone di ricerca che completa il quadro, quello che gli studiosi chiamano cognizione perseverativa. Brosschot e colleghi, nel 2006, hanno osservato che quando la mente resta a lungo impegnata a preoccuparsi e a rimuginare, il corpo prolunga la sua attivazione fisiologica anche quando la minaccia reale non c'è più.

In pratica non serve che stia succedendo qualcosa di brutto adesso, basta l'abitudine a trattenere e a stare in guardia per tenere acceso il sistema.

E finché quel sistema resta acceso, i muscoli che il corpo recluta per primi quando percepisce un pericolo restano in tensione, senza tornare mai davvero a riposo.

È un po' come lasciare il freno a mano tirato dopo esserti fermato, l'auto non va più da nessuna parte ma continua a consumare e a trascinarsi come se stesse ancora frenando. Il corpo fa lo stesso, spende energia per una difesa che non serve più a niente.

🧭 DOVE FINISCE QUESTA TENSIONE

Gli studi solidi hanno misurato tutto questo soprattutto sui muscoli di collo e spalle, ed è lì che chiunque riconosce il fenomeno, i trapezi che a fine giornata sono duri anche senza aver fatto niente di pesante, la nuca che tira, le spalle salite verso le orecchie che non scendono.

È la fotografia più immediata dello stress che si è depositato nei muscoli.

Nella mia esperienza lo stesso identico meccanismo lavora anche più in profondità, su due muscoli che raramente colleghiamo alla tensione emotiva, il diaframma e lo psoas.

Sono i due muscoli della chiusura protettiva, quel riflesso antico che ci fa trattenere il respiro e piegare il busto in avanti quando arriva qualcosa che ci spaventa.

Quando lo stress dura cinque minuti si contraggono e poi si lasciano andare, quando dura cinque mesi si contraggono e non si lasciano più andare, perché il segnale di allerta non si spegne mai.

Ed è per questo che, quando quel periodo finisce, restano contratti per inerzia, dato che nessuno ha comunicato loro che la battaglia è finita.

😮‍💨 IL RESPIRO CORTO CHE CONFERMA L'ALLARME

Qui c'è il pezzo che chiude il cerchio. Il cervello non ha un calendario che gli dice "lo stress è passato sei mesi fa, puoi abbassare la guardia", legge soltanto i segnali che il corpo gli manda adesso, in questo momento.

Se i muscoli sono tesi, il messaggio che arriva è "siamo ancora in difesa", e se il diaframma è rigido e il respiro resta corto e alto, quel respiro viene letto come "stiamo ancora scappando da qualcosa".

Così il sistema mantiene attivo lo stesso assetto di emergenza di sei mesi prima, non per un ricordo, ma perché i muscoli continuano a mandargli i dati di allora.

È un giro che si autoalimenta e non ha più un nemico davanti, il cervello tiene alta la guardia perché legge un corpo teso, e il corpo resta teso perché il cervello tiene alta la guardia.

🌅 COME SI SCARICA L'ARCHIVIO

E qui la prospettiva si ribalta, perché il problema diventa anche la via d'uscita. Se sono i muscoli a tenere acceso il segnale, allora agire sui muscoli è il modo più diretto per dire al sistema nervoso che il vecchio stress non è più in carica.

Non serve rievocare il periodo o rivivere i dettagli, serve dare al corpo un dato nuovo da leggere, un diaframma che torna a muoversi in tutta la sua ampiezza e uno psoas che torna lungo come dovrebbe.

Quando il diaframma riprende a scorrere stimola a ogni respiro il nervo vago e riaccende il parasimpatico, cioè lo stato di calma, e quando lo psoas si allunga smette di mandare il segnale di chiusura, così il cervello legge finalmente una postura aperta che significa "non siamo più in pericolo".

Va detto con onestà, sciogliere i muscoli non cancella i problemi della vita e non è una terapia per lo stress.

È però il capo della corda che puoi afferrare per davvero, quello che rimette in moto la calma dal basso invece di aspettarla dall'alto 💪

Ecco perché ti invito a provare GRATUITAMENTE gli allenamenti della mia iniziativa "Stretch and move", dove trovi sia il lavoro di sblocco profondo e rinforzo dei muscoli posturali, sia i circuiti che stimolano in modo diretto i meccanismi anti infiammatori.

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Se il tuo intestino è spesso "bloccato" e GONFIO, questo è il muscolo da sbloccareCi sono persone che convivono con la p...
12/09/2026

Se il tuo intestino è spesso "bloccato" e GONFIO, questo è il muscolo da sbloccare

Ci sono persone che convivono con la pancia gonfia quasi ogni giorno e sono arrivate alla conclusione che ormai è il loro modo di essere (NB: verso i 20 anni, anch'io ero una di quelle).

Hanno tolto questo e quello dal piatto, hanno alternato periodi migliori e periodi peggiori, ma il filo conduttore resta, la pancia si gonfia lo stesso, spesso a prescindere da cosa hanno mangiato.

Quando i gonfiori non seguono in modo chiaro il cibo, di solito manca un pezzo della storia, e quel pezzo non ha nulla a che vedere con l'alimentazione, ma con un muscolo che sta esattamente dietro l'intestino, lo psoas.

🔗 UN MUSCOLO E L' INTESTINO SI TOCCANO

Lo psoas è un grande muscolo profondo che parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e arriva alla coscia, ed è talmente interno che per raggiungerlo bisognerebbe passare attraverso l'addome.

È qui che la faccenda si fa interessante, perché le anse dell'intestino sono appoggiate proprio sopra di lui, in contatto diretto, senza nulla in mezzo. Questa vicinanza fa sì che i due si parlino di continuo, e in tutte e due le direzioni.

Che un intestino irritato o gonfio faccia contrarre lo psoas è abbastanza intuitivo, perché quando una zona della pancia soffre i muscoli intorno si stringono di riflesso per proteggerla, ed è lo stesso motivo per cui quando hai mal di pancia ti pieghi in avanti senza deciderlo.

⬇️ QUANDO È LO PSOAS A COMPRIMERE L'INTESTINO

Il punto che quasi nessuno considera è che il meccanismo funziona benissimo anche al contrario. Quando lo psoas è rigido per conto suo, e per i motivi che vedremo lo è quasi sempre, preme sull'intestino dall'interno e gli restringe lo spazio in cui deve lavorare.

E l'intestino, per lavorare, di spazio ne ha bisogno davvero. Non è un tubo fermo in cui le cose scivolano da sole per gravità, è un organo che fa avanzare il suo contenuto con onde di contrazione che percorrono tutta la sua lunghezza, un movimento continuo e ritmico che prende il nome di peristalsi.

Quelle onde, per spingere in modo efficace, hanno bisogno di libertà di movimento, e quando trovano una parete rigida che le comprime dall'esterno perdono buona parte della loro forza.

È esattamente quello che succede quando lo psoas rigido preme da dietro e riduce lo spazio a disposizione: le onde faticano, il transito rallenta, e il contenuto resta fermo più a lungo di quanto dovrebbe.

Un contenuto che ristagna fermenta di più, la fermentazione produce gas, i gas non trovano una via di scorrimento fluida, e la pancia si gonfia e si tende.

Non per quello che hai messo nel piatto, ma perché l'intestino non ha abbastanza libertà per gestire quello che gli arriva.

Ecco spiegato perché tante persone si gonfiano sempre, quasi a prescindere dalla dieta, il problema non è nel cibo ma nel muscolo che lo sta stringendo da dietro.

🧠 PERCHÉ LO STRESS TI GONFIA LA PANCIA

C'è un motivo in più, e lega insieme due cose che di solito teniamo separate. Lo psoas è uno dei muscoli più sensibili allo stato emotivo che abbiamo, è il primo che si accorcia quando siamo tesi, in ansia, sotto pressione, perché è il muscolo che ci raccoglie in avanti nella posizione di difesa, quella in cui il corpo si chiude su se stesso quando percepisce una minaccia.

Questo vuol dire che un periodo di tensione, oltre a togliere il sonno e a irrigidire le spalle, stringe anche lo psoas, e uno psoas più stretto comprime di più l'intestino.

È il motivo per cui in certi periodi la pancia si gonfia di più senza che tu abbia cambiato niente a tavola, non è cambiato il cibo, è cambiata la tensione che scarichi su quel muscolo.

Ed è anche il motivo per cui, in tante persone, il gonfiore va e viene seguendo l'andamento dei periodi più carichi molto più di quanto segua il menù.

🔄 IL CIRCOLO CHE SI PUÒ INVERTIRE

Tutto questo crea un giro che si morde la coda, lo psoas rigido comprime l'intestino, l'intestino gonfio e irritato fa irrigidire ancora di più lo psoas, e così il cerchio si stringe. Ecco perché a volte sembra che la situazione non migliori mai, con ogni pezzo che peggiora l'altro.

Ma ecco anche perché, quando si interviene nel punto giusto, il cambiamento a volte sorprende. Il circolo funziona altrettanto bene al contrario, quando lo psoas si rilassa l'intestino ritrova spazio, con più spazio la motilità migliora, la fermentazione cala e i gonfiori si riducono, e un intestino meno irritato a sua volta lascia rilassare ancora di più lo psoas.

Personalmente lo posso confermare. Da giovane soffrivo spesso di gonfiori, e quando ho iniziato a lavorare in modo mirato sui muscoli di questa zona, senza stravolgere quello che mangiavo, i gonfiori anomali sono diventati un ricordo.

In questi anni ho filmato talmente tante volte gli esercizi di allungamento dello psoas (come quello che vedi nella foto) che piano piano, senza che me ne accorgessi direttamente, i miei gonfiori non si sono più presentati.

Non sto dicendo che l'alimentazione non conti, perché conta eccome, ma se i muscoli intorno agli organi non lavorano bene puoi anche mangiare in modo impeccabile e gonfiarti lo stesso 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato sullo psoas, sul diaframma e su tutti i muscoli connessi a questa zona, scopri i miei allenamenti di "Funzionale Totale a Corpo Libero".

Il lavoro sullo psoas e sul diaframma è la base attorno la quale costruiamo tutta la parte di mobilità, aiutata poi da esercizi di rinforzo specifico per dare ai muscoli la forza che gli serve davvero: quella che avverti nei movimenti quotidiani.

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Come allenare gli ADDOMINALI BASSI: il "trucco" che salva la SCHIENA e appiattisce la PANCIA"Addominali bassi" è una di ...
12/09/2026

Come allenare gli ADDOMINALI BASSI: il "trucco" che salva la SCHIENA e appiattisce la PANCIA

"Addominali bassi" è una di quelle espressioni che quasi tutti usano e quasi nessuno ha davvero capito. Nella testa della maggior parte delle persone sono la parte bassa della tartaruga, quella che si vorrebbe ti**re fuori con le serie infinite di crunch e di sollevamenti delle gambe.

E invece il muscolo che comanda davvero quella zona, quello che può alleggerire la schiena e appiattire la pancia bassa, non è affatto quello che si allena con i crunch. È un altro, e lavora dove non lo vedi.

🔧 GLI "ADDOMINALI BASSI" CHE CONTANO SONO IL TRASVERSO

Il muscolo di cui stiamo parlando si chiama trasverso dell'addome, ed è lo strato più profondo di tutti, sta sotto il retto e sotto gli obliqui, ed è l'ultimo strato prima degli organi.

Le sue fibre non corrono in verticale come quelle della tartaruga, ma in orizzontale, e avvolgono la pancia tutto intorno da davanti fino ai fianchi.

Proprio per come è fatto, il trasverso non serve a piegare il busto in avanti, che è il compito del retto quando fai i crunch, e non serve a ruotare, che è il compito degli obliqui.

Il suo lavoro è un altro e in apparenza più umile, comprimere e contenere la parete dall'interno e stabilizzare il tratto fra le costole e il bacino. È per questo che, pur non producendo nessun quadratino visibile, incide su schiena, postura e pancia bassa tutte insieme.

🦴 PERCHÉ ALLEGGERISCE LA SCHIENA

Qui serve l'immagine giusta, ed è quella di una gomma d'auto. Quello che regge il peso di una macchina non è la gomma in sé, ma l'aria in pressione al suo interno, e finché la pressione è quella giusta la gomma tiene e il carico resta distribuito.

Il tronco funziona in modo simile. Diaframma sopra, pavimento pelvico sotto, trasverso e parete addominale davanti, muscoli lombari dietro, e quando queste pareti hanno tono creano dentro l'addome una pressione che sostiene la colonna dall'interno e le toglie lavoro.

Il trasverso è la parete davanti di quella pressione. Quando il trasverso è debole la "gomma" si sgonfia, la pressione interna cala, e i muscoli della bassa schiena si ritrovano a stabilizzare la colonna da soli, tutto il giorno.

Quella rigidità lombare di fondo che non passa con i massaggi e non si spiega con uno sforzo preciso è, molto spesso, la schiena che lavora il doppio perché davanti non la aiuta più nessuno.

Non a caso una meta-analisi di Liu e colleghi del 2026, che ha raccolto 33 studi controllati, ha visto che allenare in modo mirato la muscolatura profonda del core riduce sensibilmente il dolore e la difficoltà nei movimenti in chi soffre di mal di schiena.

👖 PERCHÉ APPIATTISCE LA PANCIA BASSA

C'è poi la faccenda della pancia bassa, e qui l'anatomia è sorprendentemente semplice. Nella parte alta dell'addome c'è la gabbia toracica, una struttura rigida che contiene gli organi in modo passivo.

Nella parte bassa, sotto l'ombelico, di osso non ce n'è, niente costole, nessuna protezione, c'è solo il trasverso a fare da parete.

Se quella parete profonda ha perso tono, è proprio lì che il contenuto addominale spinge in fuori, nel punto dove non trova resistenza.

Ecco spiegata quella pancia bassa che sporge anche in chi ha poco grasso da perdere, non è solo adipe, è contenimento che manca.

Quando il trasverso torna a lavorare la parete torna a contenere, e il profilo della pancia bassa rientra in parte già prima che cambi il grasso, semplicemente perché il sostegno è tornato.

🎯 L'ESERCIZIO PER ATTIVARLO (PIÙ SEMPLICE DI QUANTO CREDI)

La cosa migliore è che il modo per iniziare ad attivare il trasverso è anche il più accessibile, e ti serve solo un muro. Mettiti in piedi di fronte alla parete, con le mani appoggiate all'altezza delle spalle.

Fai un'espirazione lenta e completa buttando fuori tutta l'aria, e quando ti sembra di aver finito continua a spingerla fuori portando l'ombelico verso la schiena con tutta la forza del respiro.

In quel momento il trasverso si attiva da solo per spremere via l'ultima aria, non devi "contrarre gli addominali" con la volontà, è lui che si contrae in automatico.

Mentre sei in massima espirazione, con il torace svuotato e l'ombelico verso la colonna, spingi con decisione le mani contro il muro.

La spinta chiama in causa tutto il core e alza parecchio l'impegno, ma la pressione dentro l'addome resta bassa perché sei in espirazione, e stai rinforzando la parete profonda senza spingerla in fuori.

Tieni la spinta per qualche secondo, poi inspira breve e torna in espirazione spingendo di nuovo, per dieci o venti respirazioni come primo standard di attivazione.

E questa è la chiave che ribalta tutto, lo stesso principio, cioè attivare il trasverso in espirazione, lo puoi portare dentro qualsiasi esercizio addominale, imparando a chiudere la pancia dal basso invece di spingerla in fuori.

Il crunch classico allena il retto nella flessione del busto, un gesto che con schiena, postura e pancia bassa c'entra poco, e per giunta insiste sulla superficie.

La spinta al muro in espirazione allena invece il trasverso nella sua funzione reale, che è comprimere, contenere e stabilizzare.

Per iniziare bastano una ventina di movimenti al giorno: quando il trasverso si riaccende, la differenza la senti sulla schiena, e puoi notare anche un appiattimento del profilo addominale (al netto del grasso, ovviamente).

Il trucco della espirazione forzata funziona peraltro benissimo se applicato a tutti gli esercizi addominali, in particolar modo al plank: il concetto di "massima espirazione e ombelico verso la schiena" trasforma gli esercizi addominali standard in un allenamento profondo.

Se vuoi un percorso completo che alleni il trasverso e tutta la muscolatura addominale profonda nel modo giusto, puoi provare GRATUITAMENTE gli allenamenti di "Addome forte e sicuro", filmati e spiegati passo passo per riattivare la parete profonda e ridare respiro alla schiena.

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12/09/2026

L'esercizio che ti illustrerò tra poco è uno tra i miei preferiti in assoluto, e può letteralmente farti ringiovanire la zona delle anche, del bacino e della bassa schiena.

Perché dico ringiovanire? Perché più passa il tempo, più tendiamo ad accumulare rigidità, e in questa zona se ne accumula molta. Ma più che il tempo che passa, contano il tipo di vita che conduciamo e lo stress che accumuliamo 💪

Con questo tipo di esercizio puoi ridare efficienza ai muscoli: è il sumo squat posturale.

Vado a tenere le gambe ben aperte e i piedi rivolti verso l'esterno, fingo di avere una sedia dietro, e semplicemente vado a sedermi fino a raggiungere il punto più basso in cui riesco a tenere la schiena dritta. Lo mantengo per una trentina di secondi.

All'inizio magari voglio appoggiarmi con le mani per riuscire a tenere la schiena più dritta, poi mano a mano andrò più giù e toglierò le mani.

Volendo posso aggiungere un peso, che mi crea più difficoltà, oppure portare le braccia in alto e magari anche spostare un po' il carico da destra a sinistra.

In questo modo faccio molti lavori contemporaneamente: lavoro sulla mobilità e apertura dell'anca, sul rinforzo degli adduttori e sul rinforzo dei muscoli della schiena. Il tutto si traduce in una maggiore efficienza della zona, che è proprio quella che perdiamo mano a mano che passa il tempo.

Ovviamente questo principio si può e si deve applicare a tutti i muscoli, quindi servono degli allenamenti completi.

Scrivi FUNZIONALE nei commenti che ti mando il link alla mia bellissima serie gratuita di allenamenti funzionali

Collagene: ecco dove è veramente il top (e dove serve meno)Il collagene è uno degli integratori più venduti al mondo, e ...
11/09/2026

Collagene: ecco dove è veramente il top (e dove serve meno)

Il collagene è uno degli integratori più venduti al mondo, e allo stesso tempo uno dei più fraintesi.

Il motivo è che la comunicazione commerciale ha puntato quasi tutto sull'unico ambito dove le evidenze sono più deboli, lasciando in ombra proprio i fronti dove i dati sono solidi.

Il risultato è che molte persone lo prendono aspettandosi una cosa, ne ottengono un'altra, e concludono che non funziona.

Vediamo allora dove è davvero la scelta migliore e dove invece è ragionevole aspettarsi poco.

🦵 DOVE È IL TOP: I TENDINI

Qui c'è il dato che secondo me giustifica da solo l'intero discorso.

Una ricerca del 2025 pubblicata sull'European Journal of Sport Science ha seguito venti uomini di quarantasette anni per dodici settimane di allenamento, somministrando a metà del gruppo trenta grammi di collagene idrolizzato con vitamina C.

La sezione trasversale del tendine rotuleo è cresciuta di 6,8 millimetri quadrati nel gruppo collagene contro 1,2 nel gruppo placebo, e la rigidità del tendine, cioè la capacità di trasmettere forza senza deformarsi, è aumentata in misura maggiore.

Non sono percezioni raccolte con un questionario: sono misurazioni strumentali su un tessuto diventato fisicamente più grosso e più resistente.

E c'è un secondo studio che chiarisce perché questo conta soprattutto dopo i quaranta. Una ricerca del 2024 sull'American Journal of Physiology ha misurato la sintesi di collagene dopo una sessione di allenamento in uomini di quarantanove anni: senza apporto di collagene la sintesi non si è attivata, con quindici grammi sì, con trenta ancora di più.

I ricercatori hanno chiamato questo fenomeno resistenza anabolica del tessuto connettivo. Lo stimolo meccanico da solo, passata una certa età, non basta più.

🦴 DOVE È IL TOP: LE ARTICOLAZIONI

È l'ambito con la base di evidenza più ampia in termini di numero di persone studiate.

Una meta-analisi del 2024 su Clinical and Experimental Rheumatology ha analizzato undici studi randomizzati controllati su 870 persone con osteoartrite del ginocchio, documentando riduzioni significative del dolore e miglioramenti della funzionalità.

Una revisione sistematica del 2025 su trentasei studi randomizzati ha confermato che le articolazioni restano il fronte con i risultati più consistenti tra tutti quelli indagati.

🏗️ DOVE È IL TOP: IL TESSUTO CONNETTIVO IN GENERALE

Il collagene non è solo nei tendini e nelle cartilagini: costituisce anche le fasce muscolari, i legamenti, la capsula articolare e i dischi vertebrali.

Una revisione del 2025 su Nutrients ha sintetizzato il ruolo dell'integrazione con una formulazione che trovo precisa: facilita la tolleranza all'allenamento, il recupero e l'adattamento del tessuto connettivo.

Detto in altri termini, non costruisce muscolo. Rinforza la struttura attraverso cui il muscolo trasmette forza, e questo è ciò che permette di allenarsi con continuità senza accumulare fastidi.

Per chi si allena regolarmente e si ritrova con problemi ricorrenti a spalle, ginocchia o gomiti, è il fronte più rilevante in assoluto.

🧴 DOVE SERVE MENO: LA PELLE

Ed eccoci al claim più pubblicizzato e più fragile.

Una meta-analisi del 2023 su quattordici studi e 967 partecipanti ha documentato miglioramenti di idratazione ed elasticità dopo dodici settimane. Il dato esiste.

Il problema è che quando si isolano gli studi non finanziati dai produttori di collagene, i risultati si indeboliscono sensibilmente. L'industria ha un interesse evidente a dimostrare l'efficacia su questo fronte, e questo introduce un bias che la lettura critica non può ignorare.

Non è una truffa e qualcosa succede anche lì. Ma è l'ambito dove il marketing ha corso molto più avanti della scienza, ed è paradossale che sia proprio quello su cui si costruisce la quasi totalità della comunicazione.

Le creme al collagene meritano una riga a parte: la molecola è troppo grande per attraversare la barriera cutanea dall'esterno. Idratano come qualsiasi buon idratante, non depositano nulla in profondità.

💪 DOVE SERVE MENO: LA MASSA MUSCOLARE

Se l'obiettivo è costruire muscolo, il collagene non è la proteina giusta, e il motivo è biochimico.

Il collagene ha un profilo aminoacidico molto particolare, ricchissimo di glicina, prolina e idrossiprolina, ma povero di aminoacidi essenziali e in particolare di leucina, che è il principale segnale che innesca la sintesi proteica muscolare.

Per quella finalità servono proteine complete, dalle fonti alimentari o eventualmente da un integratore proteico classico.

Il collagene lavora su un altro tessuto, e confondere i due ambiti è il modo più rapido per restare delusi.

🦴 DOVE È PROMETTENTE MA NON ANCORA DEFINITIVO: LE OSSA

Circa il novanta per cento della matrice organica dell'osso è collagene, quindi il razionale biologico è forte: l'osso è minerale depositato su un'impalcatura proteica.

Una scoping review del 2026 su Clinical Journal of Sport Medicine ha analizzato quindici studi rilevando miglioramenti nei marcatori del turnover osseo e nella densità minerale, con risultati particolarmente interessanti nelle donne in post-menopausa.

È un fronte promettente, ma la mole di evidenze non è ancora paragonabile a quella su articolazioni e tendini, e presentarlo come equivalente sarebbe scorretto.

⚙️ LE DUE CONDIZIONI SENZA LE QUALI NON FUNZIONA

Il primo elemento è la vitamina C, e non è un accessorio da etichetta: è il cofattore degli enzimi che assemblano la tripla elica del collagene. Senza, il materiale arriva ma il cantiere lavora male.

Il secondo è il carico meccanico. I peptidi di collagene non si depositano nei tessuti come cemento su un muro: vengono riconosciuti dalle cellule del connettivo e agiscono come segnale, ma quel segnale produce qualcosa solo se il tessuto viene anche sollecitato.

Collagene senza allenamento sono mattoni senza muratore. Allenamento senza collagene, dopo i quaranta, è un muratore senza mattoni.

⚠️ LA PARTE ONESTA E PRATICA

Non è un antidolorifico e non agisce in pochi giorni: negli studi con esiti positivi i protocolli durano almeno otto o dodici settimane, perché il tessuto connettivo ha tempi di rinnovamento lunghi.

Il dosaggio è il discrimine principale: i prodotti che contengono meno di un grammo per porzione, come certi yogurt e caramelle, sono lontanissimi dalle quantità utilizzate nella ricerca.

E la forma conta: serve collagene idrolizzato in peptidi, perché è quello che attraversa la parete intestinale come molecola intera e funzionale.

È per questo che nel nostro COLL-AGE ci sono 7.000 mg di collagene Peptan B, la forma con il maggior numero di studi pubblicati, insieme a vitamina C, glucosamina, condroitina e MSM, cioè l'intera catena di sintesi e non il singolo ingrediente 💪

Lo trovi qui: https://fitshub.short.gy/collagefb

SARCOPENIA: perché dopo i 40 perdi muscolo ogni anno (e perché non è affatto un destino, a qualsiasi età)C'è una cosa ch...
11/09/2026

SARCOPENIA: perché dopo i 40 perdi muscolo ogni anno (e perché non è affatto un destino, a qualsiasi età)

C'è una cosa che comincia a succedere nel corpo di tutti più o meno dai 40 anni, e che quasi sempre avviene in silenzio, senza dolore e senza un segnale che ti faccia dire "ecco, è iniziata".

Ti senti uguale a ieri, fai le stesse cose di sempre, e intanto, anno dopo anno, una piccola quota di muscolo se ne va.

Si chiama sarcopenia, ed è semplicemente questo: dopo una certa età il corpo costruisce muscolo più lentamente di quanto lo smonta, e quel piccolo saldo negativo, lasciato a se stesso, si ripete ogni dodici mesi.

Una quota così piccola fa poca paura, e infatti quasi nessuno se ne preoccupa, perché in un anno non si vede niente.

Il punto però è esattamente questo: non si vede, ma si accumula, e a un certo punto ti accorgi che aprire un barattolo, alzarti dal divano o salire le scale è diventato stranamente più faticoso.

Oggi ti spiego cos'è davvero la sarcopenia e perché succede, ma soprattutto perché la versione che ti hanno raccontato, quella per cui "è l'età, non ci puoi fare niente", è sbagliata di netto.

E attenzione bene che c'è un altro tema MOLTO importante: troppo lungo da approfondire, ma giusto citarlo.

Ed è questo: più si va avanti, più diventa difficile combattere contro dei nemici enormi che tutto il giorno ci si pongono davanti, e che hanno il nome di "impegni", "stanchezza", o perchè no anche di "pigrizia".

È normale, me ne accorgo io che di anni ne ho 45 e che ho fatto dell'allenamento la mia vita, figuriamoci agli altri.

Ma non è una buona scusa per lasciarsi andare e non fare: è "solo" un po' più difficile.

🔥 IL MUSCOLO È UN MOTORE, E SI SPEGNE SE NON LO ACCENDI
Il modo più onesto per capire la sarcopenia è smettere di pensare al muscolo come a qualcosa che semplicemente "c'è" o "non c'è", e iniziare a pensarlo come a un motore.

Un motore resta acceso solo se lo usi, se lo metti sotto sforzo, se ogni tanto gli chiedi di ti**re davvero.

Nel momento in cui lo lasci spento per mesi non rimane semplicemente fermo: si raffredda, perde colpi, e quando provi a riavviarlo fa fatica.

Il muscolo funziona identico, perché il corpo è una macchina spaventosamente economica e non spende energia per mantenere qualcosa che, a quanto pare, non gli serve.

Ed ecco il meccanismo, che è più semplice di quanto sembri: il muscolo si costruisce e si mantiene per un solo motivo, perché riceve il segnale che deve farlo.

Quando lo metti sotto un carico più alto di quello a cui è abituato, il corpo legge quello sforzo come un messaggio chiarissimo, "questa fatica devo essere pronto a rifarla", e risponde costruendo fibre più resistenti.

Quando invece quel segnale non arriva mai, perché le giornate sono tutte uguali e sempre dentro le capacità di ieri, il corpo trae l'unica conclusione logica, e cioè che quel muscolo a quel livello non gli serve, e comincia a smontarlo un pezzetto alla volta.

La sarcopenia, in fondo, è tutta qui: un motore che nessuno accende più con la forza giusta, e che lentamente si spegne perché il corpo ha smesso di ricevere il motivo per tenerlo acceso.

⏳ NON È L'ETÀ, È IL DISUSO (ED È LA NOTIZIA MIGLIORE)
Qui arriva il punto che ribalta tutta la prospettiva, perché è la differenza tra rassegnarsi e agire.

È vero che con l'età il corpo diventa un po' meno efficiente nel costruire muscolo, questo è innegabile.

Ma la quota più grossa di quello che chiamiamo "invecchiamento muscolare" non è l'età in sé, è il disuso: è il fatto che, passati i 40, la vita diventa progressivamente più comoda, più seduta, più fatta di gesti che restano dentro le capacità già esistenti, e quindi smette di mandare al motore il segnale di restare acceso.

Detto in modo diretto, non è che il corpo a 50 anni "non può più", è che quasi sempre non gli viene più chiesto, e le due cose hanno conseguenze opposte.

Se il problema fosse solo l'età, non ci sarebbe niente da fare.

Ma siccome la fetta più grande è disuso, allora c'è una leva enorme su cui agire, ed è una leva che tieni sempre in mano tu.

🔬 E LA SCIENZA LO CONFERMA IN MODO SORPRENDENTE
Se pensi di essere "fuori tempo massimo", è proprio qui che la ricerca ti smentisce nel modo più bello.

C'è uno studio ormai storico, pubblicato su JAMA, che ha preso un gruppo di persone tra i 90 e i 96 anni, quindi l'età in cui tutti darebbero il muscolo per perso, e le ha fatte allenare con la forza per otto settimane: la forza è aumentata in media di oltre il 170 per cento, la massa muscolare della coscia è cresciuta, e la velocità del cammino è migliorata di quasi la metà.

A più di novant'anni.

Un altro studio, pubblicato su Age, ha confermato la stessa cosa su anziani fragili intorno ai 92 anni: chi si allenava guadagnava massa e potenza muscolare, mentre il gruppo che non si allenava, nello stesso periodo, continuava a perdere forza.

È un dettaglio che vale oro, perché ti mostra le due strade affiancate: da una parte il muscolo che risponde e torna su, dall'altra lo stesso identico corpo che, senza segnale, continua a svuotarsi.

E per parlare direttamente a chi mi segue, una revisione sui dati delle donne dopo la menopausa ha mostrato che l'allenamento di forza protegge la massa muscolare che altrimenti se ne va con gli anni, aumenta la forza e migliora perfino il modo in cui il corpo gestisce gli zuccheri nel sangue.

Non parliamo quindi di teoria o di buoni auspici: parliamo di muscoli misurati, di gruppi di controllo e di risultati concreti, a 60 come a 90 anni.

Il muscolo, a qualsiasi età, è ancora capace di rispondere, e devi solo tornare a dargli il segnale.

🏋️ COME SI RIACCENDE IL MOTORE (E COSA NON BASTA)
Arrivati qui, la domanda giusta non è "quanto mi muovo", ma "il modo in cui mi muovo manda al muscolo il segnale di restare acceso?".

E questa è la parte liberatoria, perché per riaccendere il motore non serve diventare atleti né vivere in palestra: serve riportare nel corpo quel tipo di sforzo che la vita comoda ha tolto, e che il muscolo legge come "devo essere pronto".

➡ il lavoro di tenuta, in cui mantieni una posizione di sforzo per qualche decina di secondi e il muscolo resta contratto contro una resistenza
➡ il lavoro contro un carico, che sia un peso o semplicemente il corpo messo in posizioni che lo costringono a ti**re più del solito
➡ i gesti più intensi e brevi, quelli in cui per pochi secondi chiedi al corpo qualcosa che sta un gradino sopra la sua routine
Non è la quantità che conta, è la qualità del segnale.

Ed è esattamente per questo che attività dolci e preziose come la camminata, da sole, non bastano a fermare la sarcopenia: fanno benissimo a circolazione, testa e umore, ma restano dentro le capacità che il muscolo ha già, e quindi non gli danno mai il motivo per costruire qualcosa di nuovo.

La buona notizia, quella su cui voglio chiudere, è che bastano pochi minuti fatti nel modo giusto, con costanza, per rimettere in moto un motore che credevi spento da anni.

Il corpo non aspetta altro che quel segnale, e te lo restituisce con gli interessi, a 40 come a 70.

💪
Se vuoi dare di nuovo al tuo corpo quel segnale, ma senza pesi, senza palestra e senza esercizi complicati, ho preparato le lezioni "Funzionale Totale a Corpo Libero": allenamenti corti e gestibili anche per chi non ha mai fatto un minuto di rinforzo in vita sua, pensati per riaccendere i muscoli e tenerli solidi nel tempo.

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