31/08/2026
𝐌𝐢𝐧𝐝𝐟𝐮𝐥𝐜𝐡𝐞? (𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐢)
Quando ho incontrato la mindfulness non la stavo cercando.
Avevo contattato il mio psicologo per tutt'altro: c'erano alcune fragilità nel mio modo di stare nelle relazioni che sentivo il bisogno di guardare più da vicino.
Durante le sessioni cominciò a introdurre alcune pratiche; mi parlò di mindfulness e io, naturalmente, annuivo.
La prima volta... la seconda volta... alla terza, gli chiesi di ripetermi quella parola, perché volevo scriverla, capire dove cadesse l'accento per poterla ripetere senza imbarazzo. 🤔
Non sapevo né cosa fosse, né come si pronunciasse.
𝐌𝐢𝐧𝐝𝐟𝐮𝐥𝐧𝐞𝐬𝐬... ancora oggi, se ci penso, mi fa sorridere.
La prima cosa che mi presentò fu il respiro: non come qualcosa da osservare soltanto, ma come qualcosa con cui fare amicizia, con la sua innata capacità di fare spazio e di accogliere.
Io praticavo yoga da vent'anni, il respiro credevo di conoscerlo bene! 🧘
Quella pratica, però, mi permetteva di finirci dentro con fiducia, ma con un “ma” diverso. Più respiravo con intenzione e curiosità, più mi tornava in mente una frase di un grande amico, che oggi è dall'altra parte della porta tra i due mondi:
«𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜, 𝑜𝑟𝑎, 𝑒̀ 𝑒𝑠𝑎𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒.»
Non so perché quella frase sia tornata proprio allora, so che, respirando, cominciai a sentirla in un modo diverso, e quella parola che avevo dovuto farmi ripetere tre volte cominciò, lentamente, a diventare qualcosa di molto più di una parola.
Allora non potevo saperlo, ma un giorno sarebbe diventata parte del mio lavoro, e anni dopo, sarebbe finita anche sulla copertina di un mio libro. 🤓
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(continua) ⬆️
Patrizia Vittoria Rossi