Dott.ssa Giulia Bevilacqua

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Dott.ssa Giulia Bevilacqua In seguito ho proseguito gli studi a Firenze, laureandomi nel 2022 in Scienze dell’Alimentazione.

Dietista-Biologa Nutrizionista non prescrittiva
percorsi online o in studio (zona Parma-Fidenza)
mi occupo principalmente di:
*alimentazione intuitiva-mindful eating
*educazione alimentare
*disturbi gastrointestinali La mia curiosità per il mondo della nutrizione nasce tra i muri del liceo classico, dove affrontavo i primi momenti di stress e ansia che mi avevano condotto inevitabilmente ad un cattivo rapporto con il cibo. Dalla necessità di risolvere un disquilibrio interno ed esterno che impattava su vari aspetti della mia vita, nasce quindi un percorso inizialmente profondo e personale, che mi ha portato a scoprire un mondo dalle mille sfaccettature irriducibili alla sola scienza dell’alimentazione. Affascinata inizialmente dagli aspetti curativi e clinici dell’alimentazione ho conseguito la laurea in Dietistica, nella pittoresca cittadina di Siena, che mi ha permesso di approfondire la dietetica classica ospedaliera applicata a varie patologie. Durante questo percorso ho maturato la passione per il Microbiota umano, un vero e proprio organo dalle mille sorprese e potenzialità, e ho deciso di approfondire questo tema in Svezia, partecipando a studi clinici di intervento ed elaborando infine la mia tesi di laurea.

Quante volte ti sei detta/o: «Questa volta devo impegnarmi di più»?Dopo una perdita di peso seguita dal recupero dei chi...
10/10/2026

Quante volte ti sei detta/o: «Questa volta devo impegnarmi di più»?

Dopo una perdita di peso seguita dal recupero dei chili persi, è facile pensare di aver sbagliato qualcosa, di non essere abbastanza costanti o di non avere la forza di volontà necessaria.

Ma il rapporto tra alimentazione e peso è molto più complesso di così:
restrizioni caloriche importanti possono aumentare la fame, rendere il cibo più ingombrante nei pensieri e mettere a dura prova il benessere fisico e psicologico. Se prolungate o nutrizionalmente inadeguate, possono anche comportare conseguenze concrete per la salute.

E quando il peso risale, ricominciare una dieta ancora più rigida può alimentare proprio quel circolo da cui vorresti uscire.

Le diete drastiche non sono una scelta neutra per la salute e il recupero del peso non è una prova del tuo fallimento, ma una risposta legittima del corpo a quella che viene letta come una “carestia”

Prendersi cura di sé può significare anche smettere di inseguire il controllo assoluto e costruire un’alimentazione più sostenibile, adeguata e rispettosa dei propri bisogni.

💬 Ti è mai capitato di pensare che, per riuscire, dovessi semplicemente impegnarti di più?

Magari capita in un momento di forte stress, magari in un pomeriggio vuoto, magari prima di cena quando rientri a casa d...
06/10/2026

Magari capita in un momento di forte stress, magari in un pomeriggio vuoto, magari prima di cena quando rientri a casa dopo lavoro, magari dopo il pasto

Quando succede, spesso ci rimproveriamo, senza mai chiederci “perché succede?”
Spesso si tratta di un atteggiamento impulsivo, fatto senza pensare, senza essere presenti

I motivi di questo comportamento possono essere diversi e sono sicuramente impossibili da “incasellare” o schematizzare: sono relativi al contesto in cui viviamo, al nostro rapporto con il cibo, alle nostre abitudini..

Ma vediamone qualcuno insieme
Può essere una fame fisica: pasti frettolosi, poco soddisfacenti o che non ci hanno dato abbastanza energia possono portarci a cercare altro più tardi

Altre volte il cibo risponde a un bisogno emotivo: noia, stress, stanchezza, solitudine o una giornata particolarmente pesante possono farci cercare nel cibo una pausa, una gratificazione o un momento di conforto o svago

A volte si tratta di una restrizione volontaria come nel caso di una dieta rigida: il controllo e le regole alimentari possono aumentare il pensiero sul cibo e rendere più difficile ascoltare i nostri segnali

Qualunque sia il motivo di questo atteggiamento, capire cosa c’è dietro può essere molto più utile che cercare semplicemente di controllarlo: questo può essere già un primo grande passo

Invece di chiedersi “Come faccio a smettere di spiluccare?”, possiamo iniziare da una domanda diversa:“Che cosa mi sta raccontando questo comportamento?”

“Ma quindi, se non lavoriamo sul peso… cosa facciamo durante il percorso?”È una domanda che mi viene fatta spesso, caric...
03/10/2026

“Ma quindi, se non lavoriamo sul peso… cosa facciamo durante il percorso?”

È una domanda che mi viene fatta spesso, carica di confusione, paura, incertezza, a volte diffidenza
E forse la risposta più interessante è proprio questa: molto più di quanto si possa pensare
Perché quando il peso smette di essere l’obiettivo, si apre lo spazio per lavorare su tutto ciò che spesso una dieta mette in secondo piano, ad esempio:

→ ridurre i pensieri costanti sul cibo, i sensi di colpa, le compensazioni
→ comprendere il ciclo di restrizione e perdita di controllo
→ imparare a riconoscere e ascoltare fame e sazietà
→ ritrovare piacere e soddisfazione nel mangiare
→ costruire maggiore flessibilità nelle proprie scelte
→ prendersi cura della propria salute in modo gentile e comprensivo
→ smettere di vivere l’alimentazione come una continua prova da superare.
E soprattutto, costruire gradualmente una propria dimensione di benessere, coerente con le proprie risorse ed i propri bisogni fisici, psicologici ed emotivi

Il peso può cambiare o non cambiare. Non è questo il parametro attraverso cui misurare il valore del percorso ( e soprattutto il nostro valore come persone)

Perché stare meglio con il cibo può essere un obiettivo anche quando dimagrire non lo è

E se lasciassi andare il controllo sul cibo, cosa accadrebbe?Forse la prima cosa che ti viene in mente è:“Finirei per ma...
30/09/2026

E se lasciassi andare il controllo sul cibo, cosa accadrebbe?
Forse la prima cosa che ti viene in mente è:

“Finirei per mangiare senza a dismisura”
“Esagererei con tutto quello che mi sono sempre negata”
“Non sarei più capace di fare scelte di benessere per la mia salute”

È una paura comprensibile, soprattutto se per anni hai pensato che l’unico modo per gestire l’alimentazione fosse controllarla

Lasciare andare le regole non significa passare dal controllo al caos, bensì spostare gradualmente il punto di riferimento dalle regole esterne a una maggiore consapevolezza di come funziona il nostro comportamento alimentare e alla propria capacità di ascolto

All’inizio, quando ci si da nuovamente il permesso di mangiare qualsiasi cosa, può anche succedere di andare oltre la sazietà o di sentire il desiderio insaziabile di alcuni cibi: ma questa spesso è una fase naturale e necessaria, dovuta all’urgenza che si è creata nel tempo
Quando poi le regole iniziano a perdere il loro potere, il cibo diventa neutro e togliendo il divieto cala anche l’interesse:
Il cibo proibito non deve più essere mangiato “adesso, perché domani non potrò”
Non devi più finire tutto perché “ormai ho sgarrato”
Non devi pensare a compensare quello che hai mangiato o mangerai
Non devi avere paura di aver fatto la scelta “sbagliata”

Laciare andare le regole, lascia spazio all’ascolto, al rispetto, ad una consapevolezza attiva e riflessiva:
Ho fame?
Mi va davvero questo cibo?
Mi sta soddisfacendo?
Di cosa ho bisogno in questo momento?
Come mi sento mentre mangio?
Il tuo corpo non è un sistema perfetto che sa sempre indicarti chiaramente la scelta più vantaggiosa, ma possiedie strumenti potentissimi che possono tornare ad avere spazio quando smettiamo di sovrapporre continuamente regole, divieti e paure

Questo credo significhi libertà alimentare: non “mangiare tutto quello che voglio, sempre” , ma poter scegliere in base alle proprie risorse e necessità, senza che ci sia una netta divisione bianco-nero, tutto-nulla

Il concetto di “cibo proibito” è  estremamente individuale:Per qualcuno può essere la pizza, per qualcun altro il pane, ...
26/09/2026

Il concetto di “cibo proibito” è estremamente individuale:
Per qualcuno può essere la pizza, per qualcun altro il pane, il cioccolato, la pasta, l’olio...
non c’è necessariamente una logica: questi alimenti possono diventare “pericolosi” a partire da esperienze personali, anni di diete, regole interiorizzate, messaggi ricevuti sul cibo e sul corpo da parte di amici, famigliari, professionisti della salute e del “benessere”..

Avere dei cibi proibiti è spesso la conseguenza di un rapporto disfunzionale con il cibo e che provoca a sua volta comportamenti e pensieri disfunzionalo: spesso la rigidità e le regole attorno alcuni cibi, alimentano un circolo vizioso da cui è difficile districarsi:

evito/mi proibisco un certo alimento a me gradito → il cibo acquista potere → quando lo mangio sento di non riuscire a controllarmi → la perdita di controllo sembra confermare che quel cibo sia davvero “pericoloso” → torno ad evitarlo.

E il ciclo ricomincia.

Ma questo non significa che quel cibo abbia davvero qualcosa di speciale (a volte nel percorso di cura ci si accorge che non era poi così palatabile come si credeva) : è il rapporto che si è costruito intorno a quel cibo ad averlo reso così carico di significato e di potere

Uscirne significa anche iniziare a comprendere da dove arrivano quelle paure e quelle regole,aumentare la consapevolezza di determinati atteggiamenti/meccanismi e, gradualmente, smantellare i divieti e le regole intorno al cibo, proprio attraverso il permesso di mangiare quei cibi

Tutti. Anche ogni giorno, se è ciò di cui hai bisogno. Senza condizioni, senza doverlo “meritare”, senza dover compensare dopo.

Non esiste un tempo giusto per farlo: ognuno ha la propria storia, il proprio rapporto con il cibo e un diverso grado di interiorizzazione di queste regole. Ogni percorso è diverso e va costruito sulla persona, non su una tabella di marcia.
L’obiettivo non è imparare a “controllarsi” davanti a quel cibo, ma arrivare, passo dopo passo, a confrontarsi con quel cibo senza paure, pensieri, disagio.. a renderlo nuovamente NEUTRO

Il desiderio di dimagrire o modificare il proprio corpo non è sempre, o meglio non è soltanto, una questione di estetica...
22/09/2026

Il desiderio di dimagrire o modificare il proprio corpo non è sempre, o meglio non è soltanto, una questione di estetica e/o salute

Desideriamo spesso un corpo di un certo tipo perché abbiamo imparato che abitando quel corpo la vita potrebbe essere più semplice:

Più facile trovare vestiti che ci piacciono
Più facile sentirsi a proprio agio in una foto
Più facile ricevere approvazione
Più facile non sentirsi osservati o giudicati
Più facile muoversi in spazi e situazioni pensati per corpi conformi
Più semplice accedere a cure e trattamenti sanitari

Il desiderio di dimagrire può quindi intrecciarsi con qualcosa di molto più profondo: i privilegi sociali associati a determinati corpi e l’idea che, raggiungendo quel corpo, potremo finalmente sentirci abbastanza, a posto

Ma c’è un punto importante:
raggiungere un certo numero sulla bilancia non ci garantisce la vita che immaginiamo
e soprattutto, rincorrere quel numero può chiederci in cambio un prezzo molto alto:
Meno spazio per gli interessi
Meno spontaneità
Meno energie
Meno spontaneità

E allora forse vale la pena chiedersi:

quanto della mia vita sto mettendo in pausa, mentre aspetto di avere il corpo giusto per viverla?

Prendersi cura di sé non significa necessariamente perseguire un cambiamento corporeo:
a volte significa anche iniziare a costruire una vita che non debba essere rimandata a quando il corpo sarà diverso

Il desiderio di cambiare il proprio corpo non si può “eradicare”: rimane perché la società continua a suggerirci che sarebbe meglio essere in un certo modo
Quello su cui possiamo fare è ridimensionare e contestualizzare questo desiderio, senza che diventi per noi un obiettivo che vada ad occupare troppo spazio nella nostra vita

Quando il corpo riceve meno energia di quella di cui ha bisogno per un periodo prolungato, non smette semplicemente di f...
14/09/2026

Quando il corpo riceve meno energia di quella di cui ha bisogno per un periodo prolungato, non smette semplicemente di funzionare ma cambia le sue priorità;
è un modo per risparmiare energia per concentrarla sulle funzioni considerate più importanti per la sopravvivenza, mettendo in secondo piano tutto ciò che non è essenziale nell’immediato

E questo può manifestarsi attraverso segnali che spesso impariamo a normalizzare:

→ sonno disturbato o non ristoratore
→ alterazioni del ciclo mestruale o assenza del ciclo
→ intestino più lento, stipsi, gonfiore
→ attività quotidiane che diventano più faticose
→ nebbia mentale e difficoltà di concentrazione
→ fame più intensa, caotica o difficile da gestire
→ maggiore preoccupazione e perdita di controllo percepita nei confronti del cibo

Non è mancanza di forza di volontà, ma segnali di un corpo stanco, che non riesce a collaborare

E forse vale la pena chiedersi non “come faccio a controllarli?”, ma
“che cosa sta cercando di comunicarmi il mio corpo?”

Perché vivere in deficit energetico cronico può significare non solo mangiare meno, ma anche chiedere al corpo di funzionare continuamente in modalità risparmio, rinunciando a vivere pienamente

Ti capita di non riuscire a sentire la sazietà? O di non riuscire a fermarti, nonostante tu sia sazio/a?Questo non vuol ...
10/09/2026

Ti capita di non riuscire a sentire la sazietà? O di non riuscire a fermarti, nonostante tu sia sazio/a?

Questo non vuol dire che non sei in grado di ascoltare il tuo corpo:

A volte tra te e i tuoi segnali di fame e sazietà si inseriscono molte interferenze: la fretta, le distrazioni, la paura di mangiare troppo, una porzione prestabilita, le regole alimentari, la restrizione, il bisogno di finire ciò che hai nel piatto
E anche quando il corpo manda un segnale, non è detto che sia facile riconoscerlo o interpretarlo, o semplicemente dargli fiducia

Per questo imparare ad ascoltare fame e sazietà non significa semplicemente imparare a “fermarsi quando si è pieni”

Significa anche capire cosa sta interferendo con quell’ascolto e, un passo alla volta, ritrovare la possibilità di scegliere senza essere guidati soltanto da regole, paure o automatismi. Significa essere liberi di comprendere cosa è più vantaggioso per noi in una determinata situazione

La sazietà non deve essere una regola, ma semplicemente una bussola che può indicarci una direzione di benessere

Settembre porta con se quella sensazione di “adesso DEVO ricominciare”Ricomincio a controllare quello che mangio, senza ...
05/09/2026

Settembre porta con se quella sensazione di “adesso DEVO ricominciare”

Ricomincio a controllare quello che mangio, senza sgarri
Ricomincio ad andare in palestra, 4-5 volte a settimana
Ricomincio a prendermi “cura di me”

è una sensazione che si respira nell’aria: tutti ne parlano, le palestre propongono sconti, le pubblicità di diete/prodotti detox diventano più martellanti..

Ma quando questo “ricominciare” nasce dal bisogno di essere perfetti o dalla sensazione di dover rimediare qualcosa che si è sbagliato prima, rischia di alimentare proprio il meccanismo da cui vorremmo uscire: la mentalità tutto-nulla

Perché non è la mancanza di forza di volontà a tenerti intrappolata/o nel ciclo dieta → perdita di controllo → senso di colpa → nuova dieta : spesso è proprio la rigidità
E forse questo settembre non hai bisogno dell’ennesimo nuovo inizio, ma di comprendere il perchè senti ogni anno il bisogno di ricominciare di nuovo da capo

E se senti di essere stanca/o di questo ciclo, forse è il momento di provare una strada diversa

vacanze

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