08/10/2026
La medicina erboristica è una delle principali modalità che utilizzo nel mio lavoro per aiutare le persone a ritrovare il proprio equilibrio.
È una disciplina che ho studiato per anni durante la mia formazione naturopatica e che, ancora oggi, potrei studiare all’infinito.
Le piante sono straordinariamente complesse.
Sono doni della natura, con composti bioattivi capaci di interagire con il nostro organismo in modi affascinanti.
Una delle mie preferite è l’Ashwagandha.
Utilizzata da migliaia di anni nella tradizione ayurvedica, è conosciuta come Rasayana: una categoria di rimedi tradizionalmente associati alla vitalità, alla longevità e alla capacità dell’organismo di mantenere il proprio equilibrio.
È una delle piante più importanti della tradizione ayurvedica.
Nella mia pratica la considero soprattutto quando l’obiettivo è lavorare su stress, adattamento, qualità del sonno, energia e resilienza dell’organismo, sempre valutando la persona nel suo insieme.
Secondo l’Ayurveda, l’Ashwagandha ha caratteristiche riscaldanti e tonificanti ed è tradizionalmente utilizzata per sostenere digestione, metabolismo e vitalità.
Ed è proprio questo che trovo affascinante dell’erboristeria: non si tratta semplicemente di trovare “l’erba per quel sintomo”.
Si tratta di conoscere profondamente la pianta, comprenderne le caratteristiche e capire quando può essere adatta a quella specifica persona.
Naturalmente, “naturale” non significa automaticamente innocuo: anche le piante hanno indicazioni, controindicazioni, interazioni e dosaggi da rispettare.
Ma quando vengono utilizzate con competenza e nel contesto giusto, possono essere strumenti straordinari.
Ashwagandha: decisamente una superstar del mio armamentario erboristico.