Michele Lanotte - Psicologo Psicoterapeuta

Michele Lanotte - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapeuta Strategico Integrato. Terapeuta EMDR.

Lavorare su te stesso è il regalo più grande che puoi farti…
25/05/2026

Lavorare su te stesso è il regalo più grande che puoi farti…

CI SONO TEMPESTE CHE SCEGLIAMOQuasi mai ci feriscono coseche non avevamo intuito.Le sentiamo arrivare molto prima.Nel to...
22/05/2026

CI SONO TEMPESTE CHE SCEGLIAMO

Quasi mai ci feriscono cose
che non avevamo intuito.

Le sentiamo arrivare molto prima.

Nel tono di una voce che cambia.
In una distanza che comincia piano.
In quella strana sensazione
che qualcosa si stia spostando
e non abbia più il nostro nome.

Eppure restiamo.

Non perché siamo ingenui.

Perché ci sono momenti
in cui una persona preferisce
rischiare di rompersi

piuttosto che tornare
a non sentire niente.

Questa è la parte che quasi nessuno dice.

Che a volte non lasciamo aperta una finestra
per distrazione.

La lasciamo aperta
perché non respiriamo da troppo tempo.
Perché certe presenze sembrano promettere
un respiro che non ricordavamo.

E allora entra tutto.

L’aria.
La luce.
La possibilità.

E sì, entra anche il temporale.

E dopo resti lì, nel silenzio che segue le tempeste,
a chiederti se ne sia valsa la pena.

Ma alcune ferite
non nascono perché abbiamo sbagliato.

Nascono perché per un attimo

abbiamo scelto la vita
più della protezione.



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IO NON RIESCO A RESPIRARE SENZA DI TECi sono frasi che alcune persone pronuncianocon tutto l’amore che hanno.Le dicono c...
20/05/2026

IO NON RIESCO A RESPIRARE SENZA DI TE

Ci sono frasi che alcune persone pronunciano
con tutto l’amore che hanno.

Le dicono con il corpo.
Con la paura.
Con la parte più nuda di sé.

Ma dall’altra parte
non arriva la stessa cosa.

Non perché l’altro sia crudele
o perché non voglia.

Perché certe cose non obbediscono.

L’amore non nasce
dove dovrebbe.
Non cresce perché lo meriti.
Non aumenta in proporzione
a quanto resti,
a quanto aspetti,
a quanto sei disposto a perdere di te.

E questa è una delle verità
più difficili da attraversare.

Che puoi amare qualcuno
in modo puro,
totale,
con quella fedeltà silenziosa
che ti fa sentire
che potresti restare tutta la vita.

E quella persona può non sentire
niente che ti somigli.

La parte più dolorosa
non è essere rifiutati.

È vedere qualcuno
desiderare proprio ciò che tu gli stai offrendo,
cercarlo disperatamente,
averne fame…

e capire che non lo cerca in te.

Che quell’amore lo vuole.
Lo sogna.
Lo aspetta.

Ma da un’altra parte.

E lì succede qualcosa
che spezza in un punto profondissimo.
Perché non perdi solo qualcuno.

Perdi l’idea che l’intensità
possa bastare.

Scopri che esistono amori
immensi,
puliti,
reali

che non incontrano
il luogo in cui accadere.

Forse questa è la parte più difficile.

Accettare che qualcosa
possa essere stato vero,
profondo, importantissimo…

e nonostante questo
non essere destinato
a diventare vita.

Perché non tutto ciò che esiste dentro di noi
trova un posto nel mondo
capace di restituirgli forma.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

IL CUORE PUÒ CONTENERE GLI OPPOSTINon tutte le cose che coesistonosono in pace tra loro.Puoi aver accettato una finee co...
15/05/2026

IL CUORE PUÒ CONTENERE GLI OPPOSTI

Non tutte le cose che coesistono
sono in pace tra loro.

Puoi aver accettato una fine
e continuare a sentirne la mancanza.

Puoi sapere che qualcuno non tornerà
e sorprenderti ancora
a cercarlo nei dettagli più piccoli della giornata.

Puoi andare avanti
e avere, nello stesso tempo,
una parte di te rimasta seduta
nel punto esatto in cui tutto si è spezzato.

È questo che confonde.

Perché ci aspettiamo che guarire
sia lineare.
Pulito.
Definitivo.

Invece la mente comprende
molto prima del cuore.

E nel frattempo convivono cose opposte:
la lucidità e il desiderio,
la verità e la speranza,
la fine e il bisogno assurdo
che non lo sia davvero.

Allora pensi di essere debole
perché senti ancora qualcosa
che avresti dovuto superare.

Ma certe persone
non finiscono quando finiscono.

Continuano per un po’
nella struttura interna
che avevano costruito in noi.

Nel modo in cui abitavano i pensieri.
Nel modo in cui avevano modificato
il nostro stare al mondo.

E lasciarle andare davvero
significa smettere di affidare loro
il compito di rendere possibile la tua vita.

Questa è la parte più difficile.

Accettare che qualcosa possa essere stato vero,
profondo,
importantissimo…

e nonostante questo
non avere più un posto nel tuo futuro.

Per questo guarire non è dimenticare.

È smettere, piano,
di trasformare la mancanza
nell’unico luogo in cui sentirsi ancora vicini.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

Ciao a tutti, per chi è interessato, la pagina è anche su Instagram.Se vi va, la trovate qui:
02/05/2026

Ciao a tutti, per chi è interessato, la pagina è anche su Instagram.

Se vi va, la trovate qui:

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C’È TANTO DI TE ANCORA DENTRO DI MEÈ una frase che può sembrare nostalgia.Ma non parla di questo.Parla di una verità più...
29/04/2026

C’È TANTO DI TE ANCORA DENTRO DI ME

È una frase che può sembrare nostalgia.
Ma non parla di questo.
Parla di una verità più difficile.

Che certi legami non finiscono
quando finiscono.
Si spostano.

Diventano modo di sentire.
Una piega dello sguardo.
Una ferita che ti ha insegnato delicatezza.
Un’intensità che ti ha cambiato
la soglia del cuore.

C’è tanto di te ancora dentro di me
non perché io sia rimasto indietro.
Perché ciò che ci attraversa davvero
non resta fuori da noi.
Diventa parte della nostra struttura.

È una cosa che all’inizio fa paura.

Perché sembra di non essersi
separati abbastanza.
Poi capisci che non è attaccamento.

È trasformazione.

Ci sono persone che non continui ad amare.
Continui a essere attraverso
ciò che hanno aperto.

Ed è diverso. Molto diverso.
Perché non le porti dentro
come si porta una mancanza.

Le porti come si porta una traccia.
Come qualcosa che ha modificato
il modo in cui entri nel mondo.

Forse amare lascia soprattutto questo:
non il ricordo di qualcuno,
ma un cambiamento irreversibile in chi eri.

E allora “c’è tanto di te ancora dentro di me”
non è una frase che trattiene.

È il riconoscimento
che ciò che è stato vivo tra due
può continuare a vivere
senza dover tornare.

E c’è una pace inaspettata in questo.

Capire che qualcuno può non esserci più
e continuare, comunque,
a far parte di come ami.



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MI HAI RESUSCITATO LA FELICITÀCi ho pensato a lungoa questa frase.Perché non dice:mi hai fatto felice.Dice qualcosa di m...
26/04/2026

MI HAI RESUSCITATO LA FELICITÀ

Ci ho pensato a lungo
a questa frase.
Perché non dice:
mi hai fatto felice.

Dice qualcosa di molto più vertiginoso.

Dice che c’era una parte viva
che avevo dato per perduta.
Non spenta.
Sepolta.

Come accade a certe cose dell’anima
quando hanno sofferto troppo.
Non muoiono.
Si ritirano.
Smettono di farsi vedere
per non essere ferite ancora.

E allora ci abituiamo a vivere senza.
Senza slancio.
Senza stupore.
Senza quella fiducia leggera
che un tempo ci attraversava.

Pensiamo di essere cambiati.
Di essere diventati più lucidi, più adulti.
A volte siamo solo diventati esperti
nel non aspettarsi più niente.
Disarmati.

Poi arriva qualcuno
e non ti offre felicità.
Fa qualcosa di più profondo.

Tocca il luogo in cui l’avevi messa a dormire.
E qualcosa si muove.

Non perché ti salva.
Ma perché davanti a quella presenza
una parte di te smette di difendersi.
E torna a respirare.

Forse amare davvero
non è far nascere qualcosa.
È far tornare vivo
ciò che il dolore aveva convinto a nascondersi.

Per questo quella frase fa tremare.

“Mi hai resuscitato la felicità.”

Perché non parla di gioia.
Parla del miracolo rarissimo
di avere di nuovo un posto dentro di sé.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

QUANDO PERDI QUALCUNO, NON PERDI SOLO LUIPerdi il punto precisoin cui eri tu.La parte che rideva solo lì.Quella che si a...
24/04/2026

QUANDO PERDI QUALCUNO, NON PERDI SOLO LUI

Perdi il punto preciso
in cui eri tu.

La parte che rideva solo lì.
Quella che si apriva senza pensarci,
senza avere bisogno di difendersi.

Non è solo una persona che manca.
È una geografia interiore che si spezza.

Il modo in cui il tuo carattere
si muoveva dentro quel legame,
si lasciava andare senza controllo,
senza dover restare attento a tutto.

Una postura dell’anima
che non esiste uguale da nessun’altra parte.

È questo che rende certe fini così difficili da attraversare.
Perché non stai cercando chi non c’è più.
Stai cercando la parte di te che esisteva solo lì.

E quando quella storia si interrompe
non resta solo l’assenza.
Resta qualcosa di più difficile da nominare.

Una specie di disallineamento interno.
Come se la tua vita continuasse
ma senza combaciare del tutto con te.

Ti muovi, fai le cose, vai avanti,
ma qualcosa non torna.
Non è solo dolore.
È non riconoscerti nello stesso modo.
È sentire che una parte di te
non trova più dove accadere.

E forse è questo il lavoro più silenzioso.

Non imparare a vivere senza qualcuno.
Ma non lasciare che la sua assenza
spenga tutto ciò che la sua presenza
aveva acceso in te.

Tenere viva quella parte
senza più quel luogo.
Lasciarle un’altra forma.
Un altro modo di esistere.

E piano, quello che sembrava perduto
non torna
ma smette di essere solo rovina.

Diventa qualcosa che resta.
Non uguale.
Non nello stesso modo.

Ma tuo.

Perché certe persone
non passano soltanto nella tua vita.
Entrano nella tua struttura.

E quando se ne vanno
la parte più difficile
non è lasciarle andare.

È riconoscere
e sostenere da solo
la parte di te
che con loro
aveva imparato a esistere.

E farla vivere comunque.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

IERI SERA MI SONO RITROVATO NEI RICORDIIeri sera mi sono perso nei ricordi.O almeno, è così che si dice.Ma non sono più ...
25/03/2026

IERI SERA MI SONO RITROVATO NEI RICORDI

Ieri sera mi sono perso nei ricordi.
O almeno, è così che si dice.

Ma non sono più così sicuro che sia la parola giusta.

Perché non mi sembrava di perdermi.
Mi sembrava, piuttosto, di ritrovarmi.

In certe immagini arrivate senza chiedere permesso.
In abbracci che non esistono più
ma che il corpo riconosce ancora.
In quel modo di sentire pieno, esposto,
che oggi tratteniamo così bene da dimenticarlo.

E allora mi sono chiesto
perché si dica “perdersi”.

Perché in fondo, quando torni lì dentro,
non stai smarrendo la strada.
Stai incontrando qualcosa di tuo
che non avevi più guardato.

Dietro quei ricordi
non c’è solo qualcuno.

Ci sei tu.
C’è come amavi.
C’è quanto ti lasciavi attraversare dalle cose
senza difenderti troppo,
senza misurare ogni gesto.

Fa male, sì.

Ma non è solo nostalgia.

È accorgerti che quell’intensità
non apparteneva a quel tempo.
Apparteneva a te.

E forse il punto non è uscire dai ricordi
il più in fretta possibile.

È restarci abbastanza
da riconoscere
cosa di te
non vuoi più lasciare indietro.

Perché non ti sei perso.
Ti sei ritrovato.

E a volte succede proprio così:

ci ritroviamo nei ricordi
non per tornare indietro,
ma per non perdere
la parte di noi
che sapeva sentire così.



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LA VERITÀ CHE TI RIPORTA A TEC'è un dolore che non ha un nome preciso, e forse per questo fa così male. Non è il dolore ...
20/03/2026

LA VERITÀ CHE TI RIPORTA A TE

C'è un dolore che non ha un nome preciso, e forse per questo fa così male. Non è il dolore di aver perso qualcuno. È il dolore di scoprire che mentre tu eri dentro una storia con tutto quello che avevi, dall'altra parte non era lo stesso. Che quello che a te ha spostato qualcosa di profondo, non ha lasciato quasi niente.
E in quel momento non crolla solo la relazione. Crolla la fiducia in te stesso. Nel tuo modo di leggere le cose, di sentire, di scegliere. Ti chiedi come hai fatto a non vederlo. Come hai potuto credere così tanto in qualcosa che non era uguale per entrambi.
Ma non era cecità. Avevi scelto di credere, e quella scelta era reale, era tua, era coraggiosa. Il problema è che il coraggio non garantisce la reciprocità. A volte ti porta in posti dove l'altro non è mai davvero arrivato.
Stare in questa verità è difficile. Fa ve**re voglia di trovare una spiegazione, una colpa, un modo per rendere tutto più sopportabile. Ma il lavoro vero comincia quando smetti di cercare il perché nell'altro e cominci a chiederti cosa cercavi tu, lì dentro. Cosa aveva bisogno di trovare quella parte di te che ha creduto così tanto in quella storia.
Non si guarisce decidendo di andare avanti. Non funziona così. Si guarisce quando smetti di abitare il posto in cui il dolore continua a vivere. Quando la storia che ti racconti su di te smette di avere l’altro al centro.
E quel dolore, quello che sembrava solo buio e perdita, alla fine ti ha portato una cosa che nessun altro avrebbe potuto darti: il contatto con quello che vuoi davvero. Con quello che meriti. Con la parte di te che aveva smesso di farsi sentire.
Non ti ha distrutto. Ti ha riportato a te stesso. Ed è da lì, solo da lì, che si ricomincia.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Lilybris - Cecilia Roda

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