19/07/2026
Passiamo gran parte della vita a indossare ruoli che ci aiutano a stare nel mondo: essere forti, affidabili, competenti.
Ma dietro ciò che mostriamo c'è anche una parte che si stanca, che ha dubbi, che avrebbe semplicemente bisogno di sentirsi accolta. Di fermarsi. Di riprendere fiato.
Viviamo in un tempo veloce, immediato, sempre connesso. Comunichiamo continuamente, ma lasciamo sempre meno spazio all'incontro autentico, a uno sguardo che si ferma, a un ascolto capace di accogliere senza giudicare.
Da terapeuta ascolto ogni giorno storie di pesi invisibili. Storie di persone che spesso hanno imparato a funzionare, a resistere, a prendersi cura degli altri, mentre una parte di loro avrebbe bisogno di essere ascoltata, vista e perché no, aiutata.
Forse oggi non ci manca la comunicazione.
Ci manca una comunicazione autentica.
Forse ci manca la capacità di fermarci abbastanza da incontrare davvero l'altro.
La capacità di riconoscere quando una persona sta attraversando un momento difficile.
Per questo credo che l'empatia sia uno strumento prezioso: non perché sia semplice da praticare, anzi... è proprio qui il problema, ma perché richiede di andare oltre il proprio punto di vista, oltre ciò che ci aspettiamo e di riconoscere la complessità del vissuto dell'altro.
A volte non serve una grande soluzione.
A volte basta accorgersi. Fare una domanda. Offrire vicinanza emotiva. Dott.ssa T.E.