10/09/2026
𝟏𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨: 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥'𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨
𝑆𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑡𝑒, 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑎: 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜. 𝑈𝑛 𝑚𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑎 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑖 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 ℎ𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑙𝑜.
Oggi è la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, istituita nel 2003 dall'International Association for Su***de Prevention insieme all'Organizzazione mondiale della sanità. Nel mondo si contano oltre settecentoventimila morti per suicidio ogni anno. Il 2026 chiude il triennio dedicato al tema del cambiare la narrazione, con un invito semplice: iniziamo la conversazione.
Cominciamo dal falso mito più duro a morire, cioè che chiedere a qualcuno se pensa di farla finita gli metta l'idea in testa. È una convinzione diffusissima, anche fra i medici, e non regge alla prova dei fatti. Una rassegna pubblicata su Psychological Medicine ha esaminato gli studi condotti su popolazioni generali e ad alto rischio, adulti e adolescenti, senza trovarne uno solo che documentasse un aumento dell'ideazione suicidaria nelle persone a cui era stato chiesto. Semmai il contrario. Il silenzio protegge chi ha paura di domandare, non chi sta male.
Poi c'è il modo in cui se ne parla in pubblico. Uno studio austriaco ormai classico ha analizzato quasi cinquecento articoli di giornale mettendoli in relazione con l'andamento dei suicidi nel breve periodo. La ripetizione della stessa morte e il rilancio dei luoghi comuni risultavano associati a un aumento. Gli articoli che raccontavano chi una crisi l'aveva attraversata senza soccombere risultavano associati a una diminuzione. Gli autori li hanno chiamati effetto Werther, dal romanzo di Goethe, ed effetto Papageno, dal personaggio del Flauto magico a cui tre ragazzi ricordano che esiste un'alternativa.
Un lavoro canadese ha poi verificato cosa succede quando si prova a migliorare il modo di raccontare. La forma è migliorata, la sostanza molto meno: negli anni più recenti analizzati, più della metà degli articoli raccontava ancora la morte di qualcuno e solo il tre virgola sei per cento una storia di sopravvivenza.
Cambiare la narrazione significa questo. Non tacere. Raccontare diversamente.
Su cosa funzioni abbiamo dati solidi: formare i medici di medicina generale a riconoscere e trattare la depressione, mantenere un contatto attivo con i pazienti dopo una dimissione o una crisi, le psicoterapie cognitivo comportamentale e dialettico comportamentale, la limitazione dell'accesso ai mezzi. Interventi noiosi, poco fotogenici, che salvano vite.
E c'è un punto che la scuola italiana ha messo al centro più di ogni altra. In una rassegna pubblicata quest'anno su Expert Review of Neurotherapeutics, guidata dal professor Maurizio Pompili della Sapienza di Roma e alla quale ho avuto il piacere di collaborare, si arriva a una conclusione che vale più di molte linee guida: nessun intervento regge se non si guarda al dolore mentale della singola persona. Non si previene un suicidio abbassando un punteggio. Si previene riducendo una sofferenza.
Intanto, dal primo settembre Telefono Amico Italia risponde giorno e notte, dopo oltre quattromiladuecento richieste legate al suicidio nei soli primi sei mesi del 2026, il ventiquattro per cento in più dell'anno scorso.
Quindi, se qualcuno vi preoccupa, chiedeteglielo. Con parole semplici, senza girarci intorno, e poi restate lì ad ascoltare senza correggere. Non serve avere la risposta giusta. Serve non lasciare quella persona sola con la domanda.
𝐒𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞
Telefono Amico Italia, 02 2327 2327, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni. WhatsApp 324 011 7252.
Servizio per la Prevenzione del Suicidio dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma, fondato e diretto dal professor Maurizio Pompili, 06 3377 5675. È un ambulatorio specialistico per chi è in crisi e per chi ha perso una persona cara per suicidio, non una linea di emergenza.
In caso di pericolo immediato, 112.
Voci bibliografiche.
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Pompili M, De Berardis D, Dell'Osso B, Forte A, Innamorati M, Rogante E, Sarli G, Serafini G, Amore M. Su***de and suicidal behaviors: insight into clinical challenges and preventive measures. Expert Rev Neurother. 2025;25(9):1011-1026.
Dazzi T, Gribble R, Wessely S, Fear NT. Does asking about su***de and related behaviours induce suicidal ideation? What is the evidence? Psychol Med. 2014;44(16):3361-3363.
Niederkrotenthaler T, Voracek M, Herberth A, Till B, Strauss M, Etzersdorfer E, Eisenwort B, Sonneck G. Role of media reports in completed and prevented su***de: Werther v. Papageno effects. Br J Psychiatry. 2010;197(3):234-243.
Mann JJ, Michel CA, Auerbach RP. Improving su***de prevention through evidence-based strategies: a systematic review. Am J Psychiatry. 2021;178(7):611-624.