Dott. Davide Venier - Nutrizionista

Dott. Davide Venier - Nutrizionista Consulenza nutrizionale e strutturazione di piani dietetici personalizzati

Elevati livelli di cortisolo contribuiscono all'aumento del peso corporeo?La narrazione secondo cui il cortisolo sarebbe...
14/06/2026

Elevati livelli di cortisolo contribuiscono all'aumento del peso corporeo?
La narrazione secondo cui il cortisolo sarebbe uno dei principali responsabili dell'aumento di peso ha acquisito ampia diffusione nei contenuti web riguardanti nutrizione e fitness. La risposta, però, richiede qualche precisazione. L'eccesso di glucocorticoidi, gruppo di ormoni di cui il cortisolo è il principale rappresentante prodotto dall'organismo, può stimolare il desiderio di cibo, in particolare per prodotti dolci e sapidi, aumentare l'introito energetico e orientare le preferenze alimentari verso cibi ad alta densità calorica. Tali effetti possono contribuire all'aumento di peso. Un eccesso patologico di cortisolo caratterizza la sindrome di Cushing, a cui si associa anche un caratteristico accumulo di grasso addominale. Si tratta però di una condizione rara: la sindrome di Cushing ha una prevalenza globale stimata di circa 57–79 casi per milione di individui, ovvero meno dello 0,01% della popolazione. Sovrappeso e obesità sono ben più diffusi. Basti pensare che, secondo stime recenti, è in eccesso ponderale il 45% della popolazione adulta mondiale (circa 2,1 miliardi di persone dai 25 anni in su) e il 43% degli adulti italiani tra i 18 e i 69 anni. L'influenza di un fattore endocrino non va esclusa a priori, ma sospettata davanti a segni specifici e confermata dal medico. Più spesso, il primo passo utile è rivedere alimentazione e attività fisica.

Riferimenti:
1. Gadelha M, et al. Lancet. 2023. doi:10.1016/S0140-6736(23)01961-X
2. Nieman LK, et al. Nat Rev Dis Primers. 2025. doi:10.1038/s41572-024-00588-w
3. Geer EB, et al. Pituitary. 2016. doi:10.1007/s11102-015-0690-1
4. Kuckuck S, et al. Obes Rev. 2023. doi:10.1111/obr.13539
5. Tataranni PA, et al. Am J Physiol. 1996. doi:10.1152/ajpendo.1996.271.2.E317
6. GBD 2021 Adult BMI Collaborators. Lancet. 2025. doi:10.1016/S0140-6736(25)00355-1
7. https://www.epicentro.iss.it/passi/dati/sovrappeso

Il dimagrimento è un processo complesso e rilevante per la salute, soprattutto in un contesto caratterizzato dalla diffu...
08/06/2026

Il dimagrimento è un processo complesso e rilevante per la salute, soprattutto in un contesto caratterizzato dalla diffusione di numerosi modelli alimentari.
Tra questi rientra il digiuno intermittente, caratterizzato dall’alternanza tra periodi in cui l’apporto energetico è nullo o fortemente ridotto e intervalli di alimentazione regolare.
Ma cosa suggeriscono le evidenze? Il digiuno intermittente è efficace per perdere peso? È superiore a una dieta ipocalorica tradizionale?
Gli studi mostrano che, negli adulti con eccesso ponderale, il digiuno intermittente, considerato nelle diverse modalità analizzate, ha determinato una perdita di peso comparabile a quella ottenuta con regimi di restrizione calorica continua, cioè la "classica" dieta in cui si assume ogni giorno una quantità di calorie inferiore al proprio fabbisogno. Quando è stata valutata la massa grassa, il digiuno intermittente ha prodotto una riduzione lievemente maggiore. Tuttavia, questa differenza era di modesta entità e non si è mantenuta stabile nelle analisi più approfondite. Inoltre, negli interventi di durata superiore a sei mesi, i due approcci hanno prodotto riduzioni della massa grassa sostanzialmente comparabili.
Nel complesso, le evidenze suggeriscono che l’efficacia in termini di perdita di peso dipende principalmente dall’entità della restrizione dell’apporto energetico, piuttosto che dallo specifico schema temporale di digiuno adottato. Ciò supporta l’idea che le persone che desiderano perdere peso possano scegliere tra regimi dietetici differenti, purché venga raggiunta un’adeguata restrizione delle calorie assunte quotidianamente.

Riferimenti:
1) Siles-Guerrero et al., Nutrients 2024 -DOI: 10.3390/nu16203533
2) Khalafi et al., Obes Rev 2025 -DOI: 10.1111/obr.13855
3) Wu et al., Nutr Rev 2026 -DOI: 10.1093/nutrit/nuaf056
4) Garegnani et al., Cochrane Database Syst Rev 2026 -DOI: 10.1002/14651858.CD015610.pub2.

Non è raro imbattersi in test IgG/IgG4 proposti per individuare presunte reazioni avverse a decine o centinaia di alimen...
16/05/2026

Non è raro imbattersi in test IgG/IgG4 proposti per individuare presunte reazioni avverse a decine o centinaia di alimenti. Il dosaggio delle IgG specifiche per alimenti e delle loro sottoclassi, in particolare IgG4, non è un test scientificamente validato per diagnosticare allergie o “intolleranze” alimentari. La presenza di questi anticorpi non indica necessariamente che un alimento sia dannoso o debba essere eliminato dalla dieta: può riflettere la normale esposizione dell’organismo ad alimenti consumati abitualmente ed essere compatibile con una normale risposta di tolleranza immunologica. Per questo motivo, un risultato positivo non dovrebbe essere usato per escludere alimenti, perché potrebbe portare a restrizioni non necessarie e a possibili squilibri nutrizionali. La diagnosi di allergia alimentare richiede una valutazione clinica accurata da parte di un medico allergologo.

Riferimenti:
1) https://choosingwiselyitaly.org/raccomandazione-prof/non-eseguire-i-cosiddetti-test-per-le-intolleranze-alimentari-esclusi-i-test-validati-per-indagare-sospetta-celiachia-o-intolleranza-al-lattosio/
2) https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/i/intolleranze-alimentari
3) Ansotegui IJ, Melioli G, Canonica GW, et al. IgE allergy diagnostics and other relevant tests in allergy, a World Allergy Organization position paper. World Allergy Organ J. 2020;13(2):100080. Published 2020 Feb 25. doi:10.1016/j.waojou.2019.100080
4) Santos AF, Riggioni C, Agache I, et al. EAACI guidelines on the diagnosis of IgE-mediated food allergy. Allergy. 2023;78(12):3057-3076. doi:10.1111/all.15902
5) Garmendia JV, De Sanctis JB, García AH. Food-Specific IgG Antibodies: Decoding Their Dual Role in Immune Tolerance and Food Intolerance. Immuno. 2025; 5(3):25. https://doi.org/10.3390/immuno5030025

Una dieta prevalentemente o esclusivamente vegetale non è automaticamente migliore per la salute cardiovascolare: gli st...
16/05/2026

Una dieta prevalentemente o esclusivamente vegetale non è automaticamente migliore per la salute cardiovascolare: gli studi indicano che la qualità complessiva degli alimenti vegetali consumati fa una differenza rilevante. I modelli alimentari ricchi di cereali integrali, legumi, frutta, verdura, frutta secca oleaginosa e semi sono associati a un profilo cardiovascolare più favorevole. Al contrario, una dieta vegetale basata soprattutto su bevande zuccherate, cereali raffinati, snack, dolci, fritti e prodotti ultra-processati può essere associata a esiti meno favorevoli. Il punto non è solo “mangiare vegetale”, ma scegliere alimenti vegetali poco processati, ricchi di fibre, micronutrienti e composti bioattivi, limitando i prodotti vegetali ricchi di zuccheri, sale e grassi saturi.

Riferimenti:
1) Wang XJ, Voortman T, de Crom TOE, et al. Healthy and unhealthy plant-based diets and the risk of cardiovascular diseases: The Rotterdam study and updated meta-analysis. Prog Cardiovasc Dis. 2024;87:8-15. doi:10.1016/j.pcad.2024.10.008
2) Zhang S, Jiang Y, Wang H, et al. Associations between plant-based diets and cardiovascular disease, frailty, and cognitive dysfunction in middle and old age: a systematic review and meta-analysis of cohort studies. Food Funct. 2025;16(10):4061-4084. Published 2025 May 19. doi:10.1039/d4fo03384a
3) Daas MC, Vellinga RE, Pinho MGM, et al. The role of ultra-processed foods in plant-based diets: associations with human health and environmental sustainability. Eur J Nutr. 2024;63(8):2957-2973. doi:10.1007/s00394-024-03477-w
4) Rauber F, Laura da Costa Louzada M, Chang K, et al. Implications of food ultra-processing on cardiovascular risk considering plant origin foods: an analysis of the UK Biobank cohort. Lancet Reg Health Eur. 2024;43:100948. Published 2024 Jun 10. doi:10.1016/j.lanepe.2024.100948

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