03/09/2026
📖 UN RESPIRO DI ETERNITÀ
Ci sono esperienze che non possono essere spiegate fino in fondo.
Vengono soltanto attraversate, ricordate e, forse, trasformate in parole.
Questo è un estratto da Un Respiro di Eternità – Sapo, il mio Maestro, il racconto di un’esperienza che ha messo in discussione il confine tra identità, tempo e percezione.
“A tratti sorsero domande, come echi lontani:
“Sono morto?”
“Mi trovo all’origine di questo mondo?”
“O forse alla sua fine?”
Ciò che stava accadendo somigliava a ciò che i testi yogici accennano con estrema cautela quando parlano di stati non concettuali, a volte chiamati nirvāṇa o samādhi supremo. Non come qualcosa da afferrare o nominare, ma come una sospensione totale del riferimento.
Era come abitare un’immagine eterna, immobile, simile a una fotografia antica che non appartiene a un tempo preciso.
Vi erano sensazioni di calore, di vibrazione, un sibilo continuo, profondo. In quell’istante non vi fu resistenza: la percezione si lasciò attraversare da un flusso costante, senza volontà né direzione. Tutto sembrava compiersi senza che qualcuno lo stesse facendo.
Non vi era più l’idea di un inizio o di una fine, solo una quiete assoluta.
La consapevolezza, priva di identità personale, riconosceva che ogni esperienza precedente – dall’infanzia all’adolescenza – appariva ora come parte di un unico movimento coerente.”**
📕 Un Respiro di Eternità – Sapo, il mio Maestro
di Emanuele Ricci