17/08/2026
𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗶𝗿𝗮𝗺𝗶𝗱𝗲 𝗺𝗲𝗱𝗶𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗽𝗶𝗿𝗮𝗺𝗶𝗱𝗲 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗮: 𝗱𝘂𝗲 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼
E si, il mondo sta finalmente cambiando 😊
Negli ultimi mesi sta circolando sia in rete che in tv e tra gli esperti, l’immagine della nuova piramide alimentare americana, presentata nell’ambito delle Dietary Guidelines for Americans 2025–2030.
A prima vista può sembrare semplicemente una versione più moderna della classica piramide alimentare alla quale siamo abituati.
In realtà, osservandola con attenzione, racconta un modo diverso di rappresentare l’alimentazione e, soprattutto, nasce da presupposti differenti rispetto al modello mediterraneo.
Vale quindi la pena capire cosa cambia e perché le due piramidi non possono essere considerate equivalenti.
(Prima di andare avanti vi invito a guardare i video YouTube che ho inserito in basso, giusto per essere più preparati nella vita su questi argomenti sempre attuali!!😉)
Quando parliamo di Dieta Mediterranea, il riferimento storico inevitabile è Ancel Keys, il fisiologo americano che, attraverso gli studi condotti a partire dagli anni Cinquanta e in particolare con il Seven Countries Study,
contribuì a mettere in evidenza il rapporto tra abitudini alimentari, livelli di colesterolo e rischio cardiovascolare.
Keys osservò con particolare interesse le popolazioni del bacino mediterraneo, nelle quali alcune patologie cardiovascolari risultavano meno frequenti rispetto ad altre popolazioni occidentali.
Da queste osservazioni nasce progressivamente l'interesse scientifico verso quello che oggi definiamo modello alimentare mediterraneo.
La piramide mediterranea che utilizziamo oggi è il risultato dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle successive rappresentazioni del modello mediterraneo.
Alla sua base troviamo tradizionalmente gli alimenti di origine vegetale: verdura, frutta, cereali prevalentemente integrali, legumi, frutta a guscio e semi, accompagnati dall'olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi.
Salendo nella piramide troviamo gli alimenti da consumare con frequenza progressivamente minore: pesce, uova, latticini, carni e, più occasionalmente, dolci e altri alimenti ad elevata densità energetica.
Ma la Dieta Mediterranea non si esaurisce nella scelta degli alimenti.
𝗖𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗮, 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝘃𝗶𝗮𝗹𝗶𝘁à, 𝘀𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁à, 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶, 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁à 𝗲 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. È, 𝗶𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲, 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗰𝗿𝗼𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶.
𝗟𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗽𝗶𝗿𝗮𝗺𝗶𝗱𝗲 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮
La nuova rappresentazione statunitense colpisce immediatamente per una caratteristica: la piramide è capovolta.
Nella parte superiore vengono evidenziati tre grandi gruppi: proteine, latticini e grassi salutari; verdura e frutta; cereali integrali.
Finalmente direi! Perché dagli anni '70 in poi i grassi e le proteine sono stati tanto demonizzati che mi tocca convincere le persone ad utilizzare nella dieta l'olio extra vergine d'oliva perché è un grasso secondo loro e quindi...fa ingrassare 🫤 vabè...Invece, il messaggio che accompagna le nuove linee guida è altrettanto immediato:
“Eat Real Food”, cioè privilegia il cibo vero, gli alimenti interi o minimamente trasformati.
L'attenzione viene quindi posta sulla densità nutrizionale degli alimenti, sull'apporto proteico e sulla riduzione di zuccheri aggiunti, cereali raffinati e prodotti altamente trasformati.
Ed è proprio qui che emerge una delle differenze più evidenti rispetto alla rappresentazione tradizionale della piramide mediterranea.
Nella nuova piramide americana gli alimenti proteici assumono una posizione graficamente molto importante e comprendono anche carne, pesce, uova e latticini, insieme a fonti vegetali e grassi considerati salutari.
I cereali integrali, invece, pur continuando a essere raccomandati, occupano graficamente la parte più stretta e inferiore della piramide.
Le due piramidi nascono in contesti differenti e comunicano priorità nutrizionali differenti.
Ci sono, peraltro, diversi punti di contatto.
𝑬𝒏𝒕𝒓𝒂𝒎𝒃𝒊 𝒊 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒊𝒏𝒗𝒊𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒂 𝒑𝒓𝒊𝒗𝒊𝒍𝒆𝒈𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒑𝒐𝒄𝒐 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒕𝒊, 𝒗𝒆𝒓𝒅𝒖𝒓𝒂, 𝒇𝒓𝒖𝒕𝒕𝒂 𝒆 𝒇𝒐𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒍𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒅𝒊 𝒃𝒖𝒐𝒏𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕à 𝒆 𝒂 𝒍𝒊𝒎𝒊𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒛𝒖𝒄𝒄𝒉𝒆𝒓𝒊 𝒂𝒈𝒈𝒊𝒖𝒏𝒕𝒊 𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒐𝒕𝒕𝒊 𝒆𝒄𝒄𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒓𝒂𝒇𝒇𝒊𝒏𝒂𝒕𝒊.
Ciò che cambia è soprattutto il peso attribuito ai diversi gruppi alimentari e il modo in cui questo messaggio viene rappresentato graficamente.
Possiamo quindi sostituire la piramide mediterranea con quella americana?
La risposta è no, se vogliamo parlare specificamente di Dieta Mediterranea.
Utilizzare la nuova piramide americana presentandola come “nuova piramide della Dieta Mediterranea” sarebbe improprio, perché non è questo ciò che rappresenta.
Possiamo invece utilizzarla per spiegare come stanno cambiando le raccomandazioni nutrizionali internazionali e per aprire una riflessione molto interessante sul modo in cui oggi interpretiamo concetti come qualità degli alimenti, proteine, carboidrati, grassi e grado di trasformazione industriale.
Ed è forse questo l'aspetto che trovo più interessante.
Per molti anni abbiamo cercato di spiegare l'alimentazione soprattutto attraverso percentuali, calorie e singoli nutrienti. Oggi l'attenzione si sta spostando sempre di più verso una domanda apparentemente più semplice: che tipo di alimento sto realmente portando a tavola?
Su questo punto, paradossalmente, la moderna raccomandazione americana del real food e la tradizione mediterranea sono forse meno lontane di quanto la diversa forma delle due piramidi possa far pensare.
La Dieta Mediterranea, infatti, nasce proprio da un'alimentazione fatta prevalentemente di cibi semplici, locali, stagionali e poco trasformati.
Cambiano le rappresentazioni grafiche, cambiano le raccomandazioni e la ricerca scientifica continua ad evolversi.
𝗟𝗮 𝗽𝗶𝗿𝗮𝗺𝗶𝗱𝗲 è 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮, 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗮 è 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮
Resto del parere che nessuna piramide alimentare possa essere applicata indistintamente a tutti.
Non mi stancherò mai di ripetere che ogni persona ha caratteristiche metaboliche, digestive e nutrizionali proprie, che cambiano in base all’età, all’attività fisica, allo stato di salute e all’eventuale presenza di patologie, allergie o intolleranze.
Chi conosce Althea, chi è stato in studio sa che le domande che faccio sono infinite per capire cosa sia giusto che la persona di fronte a me consumi nonostante ciò che mi ha riferito di voler mangiare o gli obiettivi che si è prefissata. Si comunica, si collabora, si capisce per raggiunge insieme un accordo sull'individualità della dieta da seguire.
La nuova piramide americana offre spunti interessanti, così come continua ad offrirli il modello mediterraneo.
Ma il compito del nutrizionista non è scegliere una piramide e adattare ad essa il paziente: è fare esattamente il contrario, partire dalla persona e individuare gli alimenti e il modello nutrizionale più adatti alle sue reali necessità.
Perché una piramide può indicare una direzione, ma la nutrizione deve restare personalizzata.
Dott.ssa Claudia Buonofiglio
Biologa Nutrizionista
https://youtu.be/CkMgv3co9UU?feature=shared
https://youtu.be/jhkfHGbT2f8?si=wNAqdv8vFAJAwDJX