Mauro Lombardo

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Mauro Lombardo Medico chirurgo, Specialista in Scienze dell’Alimentazione. Professore Ordinario - Università San Raffaele Roma.

Ha una esperienza consolidata nella ricerca nutrizionale, nutrizione clinica e sportiva, ed è autore di più di 100 pubblicazioni scientifiche. Il professor Mauro Lombardo è laureato con lode in Medicina e Chirurgia, specialista con lode in Scienze dell'Alimentazione. Ha prestato servizio come medico dietologo presso il Centro per lo studio dell’obesità del Policlinico di Tor Vergata (2002-2012) ed il centro di studio sulla fisiologia dei distretti corporei della stessa Università (2006-2007). Ha fatto inoltre parte del Team nutrizionale dell'Ospedale S.Eugenio (2006-2008). Attualmente è professore associato presso il Dipartimento di Scienze Umane e Promozione della Qualità della Vita dell’Università San Raffaele, Roma ed è in possesso dell'Abilitazione Scientifica Nazionale di prima fascia nel Settore med/49 (Scienze tecniche Dietetiche Applicate). E’ titolare di quattro insegnamenti all'Università San Raffaele.Da sempre interessato allo studio sulle proprietà della dieta Mediterranea, è primo autore di numerosi articoli scientifici su tematiche nutrizionali e metaboliche. Fa parte nell’editor board di tre journal impattati in nutrizione ed è revisore per 35 journal impattati in nutrizione.I campi di studio si riferiscono a: corretta alimentazione nelle patologie dismetaboliche (obesità, diabete, dislipidemie), dietoterapia in varie forme di malnutrizione, nutrizione nelle fasi della vita, follow up dei pazienti sottoposti a chirurgia dell’obesità, ruolo del TMAO per il rischio cardiovascolare, nutrizione nello sport.

I farmaci antiobesità fanno molto più che ridurre il peso?La ricerca sta ampliando la nostra comprensione dei loro effet...
16/10/2026

I farmaci antiobesità fanno molto più che ridurre il peso?

La ricerca sta ampliando la nostra comprensione dei loro effetti. Una recente review pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology analizza i benefici delle terapie farmacologiche dell’obesità su numerose complicanze, andando oltre il semplice calo ponderale. Gli effetti valitati riguardano diversi organi e sistemi.

Il dato più interessante è il possibile vantaggio dei farmaci agonisti del recettore GLP-1 (semaglutide e tirzepatide ecc). Rispetto a diverse molecole antiobesità del passato, il loro profilo di sicurezza appare più favorevole e le evidenze sui benefici cardiometabolici sono decisamente più solide, con effetti che in alcuni casi vanno oltre la perdita di peso.

Il cambio di prospettiva, però, è rilevante: non valutare una terapia soltanto per i chili persi, ma anche per la sua capacità di migliorare le complicanze dell’obesità e, quando dimostrato, ridurre il rischio cardiovascolare.

Fonte: Savas M, Kuckuck S, Boon MR et al. Beyond weight loss: multisystem benefits of obesity medications. The Lancet Diabetes & Endocrinology. 2026;14:678–692. https://doi.org/10.1016/S2213-8587(26)00100-2

Quanto esercizio serve davvero per proteggere le ossa?Una nuova meta-analisi pubblicata sul BMJ ha analizzato 124 trial ...
10/10/2026

Quanto esercizio serve davvero per proteggere le ossa?
Una nuova meta-analisi pubblicata sul BMJ ha analizzato 124 trial randomizzati e 18.429 adulti ≥40 anni, studiando la relazione tra quantità di attività fisica e densità minerale ossea.

Il risultato più interessante è che l'esercizio migliora la salute ossea, ma la risposta dipende dalla dose e dal tipo di esercizio.

Per diversi distretti ossei il beneficio aumenta con la quantità di attività fisica, raggiungendo effetti clinicamente rilevanti intorno a 600 MET-min/settimana.
Per dare un'idea pratica, gli autori stimano che questo corrisponda indicativamente a 2–3 ore/settimana di camminata veloce o jogging.

Ma attenzione: più esercizio non significa necessariamente più beneficio.!
Nella figura si vede bene che, aumentando ulteriormente la dose, la risposta della colonna lombare continua a crescere, mentre per collo femorale e anca totale il beneficio tende a raggiungere un plateau e poi a ridursi alle dosi più elevate.
E soprattutto, i MET-min/settimana non sono tutti uguali: 600 MET-min di camminata non producono necessariamente lo stesso stimolo meccanico di 600 MET-min di allenamento contro resistenza.

Gli autori indicano camminata veloce/jogging e combinazione di esercizio aerobico + contro resistenza come modalità particolarmente favorevoli per la BMD.

In pratica: per la salute ossea non serve necessariamente allenarsi moltissimo.
Serve soprattutto un'attività regolare, sufficiente e adeguata alla persona, preferibilmente includendo attività che sottopongano lo scheletro a un adeguato stimolo meccanico.

📚 Lu C et al. Effect of exercise on bone health in middle aged and older adults: hierarchical network meta-analysis of randomised trials. BMJ. 2026;394:e100561. BMJ

Mantenere il peso perso: una sfida difficile ma non impossibilePartiamo dai dati, senza indorare la pillola: perdere pes...
06/10/2026

Mantenere il peso perso: una sfida difficile ma non impossibile

Partiamo dai dati, senza indorare la pillola: perdere peso è solo metà dell'opera. La letteratura parla chiaro: circa la metà delle persone riacquista tutti i chili persi entro 5 anni. Se parliamo di diete estreme o cali drastici, la percentuale di chi recupera il peso sale fino al 70%. E no, non è una questione di "carbo contro grassi": a 12-24 mesi, la ripartizione dei macronutrienti non fa quasi alcuna differenza sulla bilancia.

E allora cosa aiuta davvero il paziente a spezzare questo ciclo?

I dati sui pazienti che mantengono il peso nel tempo ci dicono che non serve la forza di volontà cieca, ma un metodo sostenibile.

Innanzitutto, l'automonitoraggio costante. Pesarsi con regolarità permette di usare la regola delle "zone": se il peso sale di 1-2 kg si corregge subito il tiro, evitando che un piccolo rientro trasformi il percorso in un fallimento totale.

Sul piano medico, la continuità è fondamentale ma non deve essere soffocante: basta programmare un controllo clinico ogni 6 mesi per monitorare i parametri metabolici e prevenire le complicanze.

Per quanto riguarda l'attività fisica, la parola chiave è autonomia. Muoversi ogni giorno deve diventare un'abitudine personale e spontanea, riservando la supervisione specialistica solo ai pazienti con patologie specifiche.

Infine, dobbiamo ridefinire il concetto di successo. Mantenere anche solo il 5-10% del calo ponderale iniziale porta benefici enormi alla salute cardiovascolare. E chi riesce a difendere questo risultato per i primi 2-5 anni ha pochissime probabilità di tornare indietro.

Il “fuffaGuru” dell’alimentazione ha sempre una risposta semplice a problemi complessi.“Le statine sono veleno.”“I medic...
30/09/2026

Il “fuffaGuru” dell’alimentazione ha sempre una risposta semplice a problemi complessi.

“Le statine sono veleno.”
“I medici non ti dicono di fare questa analisi.”
“Questo alimento è un elisir, quello è un veleno.”
“Il microbiota salva il mondo.”
“Ti serve questo integratore.”
“Con la dieta detox elimini le tossine.”

Il problema non è parlare di alimentazione, microbiota, integratori o farmaci. Il problema nasce quando tutto viene trasformato in slogan, spesso senza distinguere tra evidenze solide, ipotesi, associazioni e opinioni personali.

La scienza è molto meno spettacolare: le statine, quando indicate, riducono il rischio cardiovascolare; gli esami si prescrivono quando esiste un’indicazione clinica; nessun alimento è contemporaneamente una cura universale o un veleno; il microbiota è importante, ma non è una bacchetta magica; gli integratori possono essere utili in situazioni specifiche, ma non sono indispensabili per tutti.

Diffidate di chi ha una soluzione per tutto. In medicina, molto spesso, la risposta corretta è: “dipende”.

🍞 Pane o pasta integrale per ridurre il rischio di infarto!Una nuova meta-analisi pubblicata sull’European Heart Journal...
26/09/2026

🍞 Pane o pasta integrale per ridurre il rischio di infarto!

Una nuova meta-analisi pubblicata sull’European Heart Journal ha esaminato 87 studi randomizzati, per un totale di circa 6.500 adulti.

Il risultato principale? Un maggiore consumo di cereali integrali migliora diversi fattori di rischio cardiometabolico, tra cui:

🫀 colesterolo LDL e totale
🩸 pressione arteriosa
📉 trigliceridi
🍬 controllo glicemico e insulino-resistenza
🔥 alcuni indicatori dell’infiammazione

I maggiori benefici sono stati osservati generalmente intorno a 60–100 g al giorno di cereali integrali, calcolati come peso secco.

In pratica, indicativamente:

🍝 60–100 g di pasta integrale pesata a crudo
oppure
🍞 circa 115–190 g di pane o altri alimenti integrali nel peso consumato
oppure una combinazione di pasta, pane, avena, farro, orzo e riso integrale.

Attenzione: non significa che tutti debbano mangiare esattamente queste quantità. Il fabbisogno dipende da corporatura, attività fisica, obiettivi e condizioni cliniche.

Il messaggio più utile è semplice: sostituire progressivamente i cereali raffinati con quelli realmente integrali può produrre piccoli ma favorevoli effetti su più fattori di rischio contemporaneamente.

Non serve aggiungere più carboidrati alla dieta: conta soprattutto scegliere meglio quelli che già mangiamo.

📚 Naghshi S. et al. “Whole-grain consumption and cardiometabolic risk: a meta-analysis of randomized trials”. European Heart Journal, 2026. DOI: 10.1093/eurheartj/ehag519

L'obesità non è una malattia che si misura soltanto con il BMI. Il nuovo framework EASO propone di guardare anche alle c...
22/09/2026

L'obesità non è una malattia che si misura soltanto con il BMI. Il nuovo framework EASO propone di guardare anche alle complicanze, distinguendo due grandi meccanismi.

FAT MASS DISEASE
Le complicanze sono legate soprattutto agli effetti meccanici dell'eccesso di massa adiposa.

Esempi:
• osteoartrite del ginocchio
• apnea ostruttiva del sonno

SICK FAT DISEASE
Qui il problema è soprattutto la disfunzione metabolica del tessuto adiposo, con alterazioni endocrine, metaboliche e infiammatorie.

Esempi:
• diabete tipo 2
• malattie cardiovascolari
• MASLD/MASH

E quindi anche la gestione dell'obesità dovrebbe essere personalizzata: non si tratta semplicemente di “perdere peso”, ma di identificare e trattare le complicanze associate.

Fonte: EASO, European Association for the Study of Obesity

PROTEINE NELLA DIETA IPOCALORICAUno degli errori più comuni è calcolare le proteine utilizzando sempre il peso che compa...
18/09/2026

PROTEINE NELLA DIETA IPOCALORICA

Uno degli errori più comuni è calcolare le proteine utilizzando sempre il peso che compare sulla bilancia.

✅ Nel normopeso il riferimento è generalmente il peso attuale.

✅ Nel sovrappeso è spesso preferibile utilizzare il peso di riferimento.

✅ Nell'obesità il parametro più corretto è la massa magra (FFM), perché il tessuto adiposo non aumenta proporzionalmente il fabbisogno proteico.

✅ Se la FFM non è disponibile, si può utilizzare il peso aggiustato (ABW):

ABW = IBW + 0,33 × (Peso attuale − IBW)

In presenza di:
🏃 esercizio fisico regolare
🔥 deficit energetico importante
💪 necessità di preservare la massa muscolare

l'apporto proteico può arrivare fino a 1,5-1,8 g/kg di FFM/die.

📌 Regola pratica: Più il peso è influenzato dalla massa grassa, meno il peso corporeo totale è un buon denominatore per il calcolo delle proteine.

AI vs CARNE: cosa pesa davvero sull’ambiente?Si parla molto del consumo energetico dell’Intelligenza Artificiale.Ma come...
14/09/2026

AI vs CARNE: cosa pesa davvero sull’ambiente?

Si parla molto del consumo energetico dell’Intelligenza Artificiale.
Ma come si confronta con quello che mangiamo?

Una singola query testuale a ChatGPT (GPT-4o) è stata stimata in circa 0,3 Wh di energia. È una stima, non una misurazione diretta, e varia in base a modello, lunghezza della richiesta e risposta.

Se utilizziamo la stima di circa 0,12 g di CO₂ per query, il confronto con la carne è sorprendente:

🥩 100 g di manzo ≈ 50.000 query AI
🐖 100 g di maiale ≈ 5.800 query AI
🍗 100 g di pollo ≈ 5.000 query AI

E non c’è solo la CO₂.

💧 Anche il consumo di acqua è molto diverso:

100 g di manzo ≈ 1.550 litri di water footprint
100 g di maiale ≈ 480 litri
100 g di pollo ≈ 390 litri

Questi valori rappresentano la water footprint complessiva della produzione, compresa l’acqua piovana, e non equivalgono quindi a “litri di acqua potabile consumati”. Inoltre l’impatto dipende fortemente da luogo e sistema produttivo.

Il punto non è dire che l’AI non abbia un impatto ambientale. Ce l’ha, e crescerà con il suo utilizzo.

Ma quando parliamo di sostenibilità alimentare, la scelta degli alimenti ha un peso enorme: carne bovina e, in misura minore, suina e avicola hanno impronte ambientali molto diverse tra loro e rispetto agli alimenti vegetali.

La sostenibilità non si misura con uno slogan. Si misura con i numeri.

Dati globali medi. Il confronto AI–carne è indicativo e non perfettamente omogeneo nei confini del calcolo: per l’AI si considera una stima delle emissioni associate all’elettricità; per gli alimenti, l’impronta di ciclo di vita.

I BISCOTTI POSSONO STARE IN UNA DIETA IPOCALORICA?Sì. Anche se sono alimenti molto concentrati.Un biscotto non è un alim...
11/09/2026

I BISCOTTI POSSONO STARE IN UNA DIETA IPOCALORICA?
Sì. Anche se sono alimenti molto concentrati.

Un biscotto non è un alimento “da dieta”.
Ma una dieta ipocalorica non deve essere composta solo da alimenti “da dieta”.

Come mostra la tabella allegata, i biscotti analizzati apportano circa 440–480 kcal per 100 g. Sono quindi alimenti energeticamente concentrati e, in genere, contengono una quota significativa di grassi e zuccheri.

Ma il punto è un altro: quanto ne mangiamo.

30 g di biscotti apportano indicativamente 130–145 kcal.
Una quantità che può tranquillamente essere inserita anche in un regime ipocalorico, se compatibile con il bilancio energetico complessivo della giornata.

E anche tra biscotti apparentemente simili ci sono differenze: fibra, zuccheri, grassi, ingredienti e soprattutto prezzo possono cambiare parecchio.

Quindi no, non serve eliminare i biscotti per dimagrire.

Serve imparare a gestire quantità, frequenza e contesto alimentare.

Il problema non è che un alimento sia calorico.
Il problema nasce quando la quantità che mangiamo non è compatibile con il nostro fabbisogno.

Una dieta efficace non è quella che vieta i biscotti. È quella che ti permette di mangiarli senza perdere il controllo del bilancio energetico.

Legumi e Controllo Glicemico: cosa dice davvero la scienza?Uno studio recente (Molecular Nutrition & Food Research) ha a...
07/09/2026

Legumi e Controllo Glicemico: cosa dice davvero la scienza?

Uno studio recente (Molecular Nutrition & Food Research) ha analizzato l'effetto dei legumi in soggetti con o a rischio di sindrome metabolica, integrando dati clinici con l'analisi multi-omica (microbiota, metaboliti e genetica).

I risultati principali emersi dalla ricerca:

1️⃣ Miglioramento dei parametri glicemici:
Un consumo regolare è associato a ridotti livelli di glucosio a digiuno (FPG), insulina (INS) e una minore insulino-resistenza (HOMA-IR).

2️⃣ Attivazione del Microbiota Intestinale:
Il consumo di legumi nutre un gruppo specifico di batteri produttori di butirrato (SCFA - acidi grassi a catena corta), con effetto protettivo contro l'infiammazione e a favore del metabolismo degli zuccheri.

3️⃣ Non tutti i legumi agiscono allo stesso modo:

Fagioli neri e soia/edamame: evidenziano un impatto marcato sulla riduzione di insulina e insulino-resistenza.

Fagioli Mung e edamame: mostrano una correlazione diretta con la riduzione della glicemia a digiuno.

4️⃣ Impronta Genetica:
Lo studio individua come la risposta individuale ai legumi sia modulata anche da specifiche varianti genetiche (come il gene rs12994030) legate alla sintesi del butirrato.

💡 In pratica:
Includere 3-4 porzioni di legumi a settimana (variando tra ceci, lenticchie, fagioli neri, edamame) è una strategia nutrizionale efficace e validata per sostenere la salute metabolica.

Indirizzo

Largo Bacone, 8
Rome
00137

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