Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma

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Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma Counselor Professionale Pluralistico Integrato (ai sensi della Legge 4/2013)
Esperta in Mindfulness e Medicina tradizionale cinese/ Alimentazione.

Lavoro per incrementare il benessere a più livelli. 🌷⭐

L'unica gioia al mondo è cominciare.È bello vivere perché vivereè cominciare, sempre, ad ogni istante.Quando manca quest...
25/05/2026

L'unica gioia al mondo è cominciare.

È bello vivere perché vivere
è cominciare, sempre, ad ogni istante.

Quando manca questo senso
prigione, malattia, abitudine, stupidità,
si vorrebbe morire.

❤️

Pavese lo sapeva.
La vita non si misura in anni, si misura in inizi. In quei momenti in cui qualcosa dentro di noi si sveglia, si muove, decide di ricominciare, anche da zero, anche dopo una caduta, anche quando non sappiamo bene verso cosa. È lì che siamo vivi davvero.

Quando invece quella capacità di cominciare si spegne, soffocata dall'abitudine, dalla rigidità, dalla malattia dell'anima o semplicemente dal peso di una vita che non ci appartiene più, qualcosa in noi smette di respirare.
Non è sempre una crisi visibile.
A volte è solo un grigiore sottile, la sensazione che i giorni si assomiglino tutti senza che nessuno porti davvero qualcosa di nuovo.

Quella perdita di slancio vitale, di curiosità, di desiderio di futuro, è spesso il primo segnale che qualcosa chiede attenzione.

🌟

Oggi facciamo sempre più fatica a tollerare la complessità emotiva di chi ci circonda.Di fronte alla vulnerabilità, al d...
16/05/2026

Oggi facciamo sempre più fatica a tollerare la complessità emotiva di chi ci circonda.

Di fronte alla vulnerabilità, al dolore o a un comportamento che non comprendiamo, la risposta immediata non è più l'ascolto, ma l'etichettare.

Siamo immersi in un conformismo che preferisce catalogare l'altro piuttosto che confrontarsi con ciò che sente realmente. Ma perché preferiamo la fretta di un'etichetta all'apertura?

Ascoltare e accogliere le emozioni dell'altro, la sua verità più profonda, è tremendamente faticoso.

Ci costringe a fare i conti con il nostro stesso mondo interiore, a risvegliare stanze che forse volevamo tenere chiuse.

Scegliere la via della definizione preconfezionata diventa così una scorciatoia per evitare la comprensione autentica: preferiamo l'illusione di controllare ciò che ci spaventa dell'altro, pur di non rischiare di mettere in discussione noi stessi.


"Chi è disceso fino alle Madri non ha più nulla da temere."Queste parole dal Faust di Goethe ci portano lontano dal temp...
10/05/2026

"Chi è disceso fino alle Madri non ha più nulla da temere."
Queste parole dal Faust di Goethe ci portano lontano dal tempo e dallo spazio, in quel regno dove risiede la matrice originaria della vita.

Oggi voglio celebrare la potenza dell'Archetipo Materno,
forza psichica ancestrale che abita in ognuno di noi:
quel grembo dell'inconscio dove tutto ha inizio e dove ogni emozione trova la sua prima forma.

Discendere metaforicamente fino alle Madri significa avere il coraggio di confrontarsi con le proprie radici più intime,
con quel legame primordiale che ci ha lasciato la prima impronta.
È un viaggio che richiede audacia, perché ci mette di fronte al mistero della creazione e della trasformazione,
ma è proprio attraversando questa profondità
che ogni timore perde il suo potere.

Comprendere l'essenza del materno dentro di noi significa imparare ad accogliere, a nutrire e, infine, a lasciar andare - trasformando la dipendenza in una forza consapevole.

In questa giornata, voglio onorare quella capacità generativa che ci permette, ogni giorno, di rinascere più interi.

🌙✨

Il saggio di Ghezzani è un'indagine profonda e scomoda su quel meccanismo perverso che ci porta a diventare i peggiori n...
09/05/2026

Il saggio di Ghezzani è un'indagine profonda e scomoda su quel meccanismo perverso che ci porta a diventare i peggiori nemici di noi stessi.

L'aspetto più originale della tesi di Ghezzani è che il "volersi male" è una strategia appresa.

Spesso, il bambino che ha vissuto in un contesto oppressivo impara che l'unico modo per mantenere un legame con le figure di riferimento è sottomettersi, soffrire o annullarsi.

La sofferenza diventa quindi un linguaggio, l'unico modo conosciuto per "esistere" agli occhi degli altri.

Ghezzani analizza magistralmente come il senso di colpa sia la colla che tiene insieme la depressione e il panico.

L'individuo si sente "in colpa" per i propri desideri di autonomia o di felicità, percepiti come un tradimento verso il sistema familiare o sociale.

Il panico, in questa cornice, emerge quando la spinta vitale cerca di rompere questa gabbia, scatenando una paura paralizzante.

Il percorso indicato da Ghezzani è quello della disobbedienza morale.

Per guarire, è necessario imparare a "tradire" le aspettative distruttive che gli sono state cucite addosso, riscoprendo il proprio diritto al piacere e all'affermazione personale senza sentirsi in colpa.



I primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni, rappresentano il periodo più decisivo per la costituzione del...
08/05/2026

I primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni, rappresentano il periodo più decisivo per la costituzione dell'individuo, un tempo scritto nel corpo, nel preverbale.

Le neuroscienze e l'epigenetica confermano che il terreno in cui germogliamo, fatto di clima, cultura e soprattutto emozioni, determina come si esprimeranno i nostri geni,
poiché le emozioni sono programmi biologici innati che precedono il pensiero e costruiscono le basi del nostro sistema nervoso.

La mappa migliore per orientarsi in questo mondo somatico è la teoria polivagale di Stephen Porges, che descrive tre stati precisi:

🔹il vago dorsale, dove il bambino inascoltato si immobilizza perdendo energia, diventando un adulto caratterizzato da stanchezza cronica, vertigini e impotenza;
🔹il sistema simpatico, che si attiva verso i sei mesi e può creare un'impronta di iperreattività, rabbia esplosiva e patologie infiammatorie;
🔹e infine il vago ventrale, la sede della resilienza e della capacità di stare nella relazione con tenerezza e verità.

Noi adulti, di fronte ad uno stress, dobbiamo chiederci se ci spegniamo, se attacchiamo o se riusciamo a cercare una connessione significativa, perché chi cerca la relazione è chi sopravvive meglio ai traumi.

Per comprendere le nostre ferite dobbiamo guardare ai cinque bisogni fondamentali dell'attaccamento:
⭐️la connessione, che se mancata ci fa sentire alieni portandoci all'iperrazionalismo o a uno spiritualismo di fuga;
⭐️la sintonizzazione, ovvero il riconoscimento reale dei nostri bisogni che, se ignorati, ci trasformano in adulti super richiedenti o in persone che negano ogni necessità fino al crollo fisico;
⭐️la fiducia, che tra i 18 mesi e i 3 anni definisce se saremo iperperformanti "figli trofeo" o costantemente insicuri;
⭐️l'autonomia, il diritto di dire "no" senza temere di perdere l'amore, la cui mancanza crea adulti compiacenti e condiscendenti che vivono i propri desideri solo di nascosto;
⭐️e infine l'integrazione tra amore e sessualità, per evitare la scissione tra cuore e istinto.

Il bambino si adatta velocemente, anche a costo di annullare parti di sè, per non perdere il contatto.

Comprendere queste dinamiche non serve a colpevolizzare i genitori o se stessi, ma a riconoscere che ogni nostra "credenza limitante" è stata una strategia di sopravvivenza necessaria in quel campo specifico.

Oggi possiamo iniziare a riparare queste impronte guardando quel bambino e chiedendogli di cosa avesse bisogno, o usando il movimento del corpo per segnalare al sistema nervoso che le condizioni sono cambiate.

Il cammino dell'individuazione consiste nel diventare l'adulto di cui avevamo bisogno allora, disidentificandoci dall'inadeguatezza per tornare alla nostra nota originaria.

La gioia interiore non viene dal risultato che si ottiene,
non viene da quello che si raggiunge.
La gioia interiore viene dall'essere il più possibile chi si è.

🩷 In foto io e Pietro qualche estate fa..

Vedi, spesso arriviamo in terapia o iniziamo un percorso di crescita con l'idea di voler 'aggiustare' qualcosa che non v...
04/05/2026

Vedi, spesso arriviamo in terapia o iniziamo un percorso di crescita con l'idea di voler 'aggiustare' qualcosa che non va, e lo vogliamo fare subito.

Ma dobbiamo onorare una verità fondamentale: tu sei una struttura che ha impiegato anni, decenni, per diventare ciò che è oggi.

Quelli che chiami 'blocchi' o 'difetti' sono stati, un tempo, le tue migliori strategie di sopravvivenza.

Il tuo sistema mente-corpo non è pigro; è conservativo.
Ha costruito un equilibrio, magari disfunzionale oggi, ma pur sempre un equilibrio, per tenerti al sicuro.

Quando parliamo di cambiamento, non stiamo solo cambiando un pensiero. Stiamo riscrivendo una biologia..

La memoria dei tessuti: Il corpo non dimentica. Le tensioni muscolari, il ritmo del respiro e la postura sono la "corazza" fisica dei nostri vissuti emotivi.
Cambiare un'abitudine mentale significa chiedere ai tessuti di rilasciare memorie conservate per anni.

Neuroplasticità e ripetizione: A livello cerebrale, i tuoi vecchi schemi sono autostrade a quattro corsie, asfaltate e illuminate.
I nuovi comportamenti, all'inizio, sono sentieri fangosi in mezzo alla giungla. Grazie alla ripetizione puoi trasformare quel sentiero in un'autostrada.

Il motivo per cui il cambiamento spaventa e richiede tempo è che, per passare da una vecchia struttura a una nuova, bisogna attraversare una fase di caos o fragilità.

Disintegrazione del vecchio: Devi accettare che la vecchia "casa" venga demolita. Questo crea un senso di vuoto e insicurezza.

Fase di transizione: È qui che il sistema mente-corpo è più vulnerabile. Senza il tempo necessario, il sistema va in protezione e torna indietro (il famoso "ritorno alle vecchie abitudini").

Consolidamento: Attraverso la pratica costante, il corpo inizia a sentire che il nuovo modo di essere è "sicuro". Solo allora avviene il riassestamento.

Il concetto chiave:
Il tempo non è un ostacolo al cambiamento, è il suo ingrediente essenziale. Senza tempo, non c'è sedimentazione e integrazione.

Cambiare significa smettere di trattarsi come qualcosa di rotto da riparare e iniziare a trattarsi
come qualcosa di vivo che sta crescendo 🌱✨

Ho sempre amato il mondo dell'infanzia. Forse perché non ho mai perso il contatto con la bambina che ero.Anni di psicote...
29/04/2026

Ho sempre amato il mondo dell'infanzia. Forse perché non ho mai perso il contatto con la bambina che ero.

Anni di psicoterapia, counseling, gruppi di crescita mi hanno portata in profondità, in una nuova visione di me e dell'altro.

Sento molto. E ho imparato a trasformarlo in un dono, invece di lasciarlo essere solo una fragilità.

Oggi è la mia forza. Il mio contatto autentico con me stessa, con gli altri, con le cose del mondo.

Ma la svolta vera è arrivata con lui.
Pietro, il mio bambino.

È stato un faro sulla mia esistenza.
Mi ha mostrato dove c'erano crepe,
su cosa dovevo ancora lavorare,
chi meritavo di essere.

Grazie a lui ho scavato nella mia infanzia, non per restare lì, ma per liberarmi e liberarlo dalle catene che mi erano state trasmesse.

La psicoterapia transazionale con ispirazione milleriana è stato il percorso più potente che potessi fare.
E da lì ho messo in moto energia,
semi che sono sbocciati lentamente, finché non ho più accettato compromessi, dinamiche subite e taciute per anni.

Era come se fino a quel momento avessi avuto un velo davanti agli occhi.
Poi tutto è diventato più chiaro.
Ho visto in faccia la manipolazione, l'abuso. E me ne sono allontanata con una forza che non sapevo di avere, una forza che però avevo seminato, giorno dopo giorno, prima di quel momento.

Pietro oggi mi dice:
"Mamma, sei il mio supereroe!"
Lo sono anche per la me bambina.
Quella che tengo per mano. Sempre.

È grazie all'adulto che ho nutrito dentro di me e al coraggio di sedermi accanto alla piccola me che ero, che oggi riesco a vedere mio figlio davvero. Senza contaminarlo con il mio vissuto. Senza interferenze.
Con tutta la sua bellezza.

Essere mamma mi ha cambiato la vita.
Mi sta portando verso la mia realizzazione, personale e professionale🌟
Un passo alla volta, con la mano sul cuore come bussola.

Ho avuto paura? Sì.
Momenti di disperazione? Anche.
Si cade. Ci si rialza.
E si torna più forti di prima.

Cara me, ti devo tanto💖

***

Questo in foto non è solo un libro per me, è stato un cambio di rotta.

Consigliatissimo a tutti i genitori e a tutti gli adulti che hanno deciso di ascoltare..

Nella relazione d'aiuto, e ancor più nel delicato perimetro della terapia,la vera cifra distintiva di un professionista ...
28/04/2026

Nella relazione d'aiuto, e ancor più nel delicato perimetro della terapia,
la vera cifra distintiva di un professionista non risiede nell'accumulo di titoli o specializzazioni, ma nella profondità del coraggio con cui ha saputo abitare la propria interiorità.

Esiste infatti un confine sottile, eppure invalicabile, tra la conoscenza teorica del dolore e l'averlo attraversato.

Se il terapeuta non ha affrontato i propri nodi irrisolti, il rischio è che si sviluppino pericolose aree di cecità emotiva che distorcono la percezione clinica, innescando meccanismi di proiezione dove i traumi non elaborati del professionista vengono inconsciamente sovrapposti al vissuto dell'altro.

In assenza di questa "pulizia interiore",
il terapeuta non potrà mai essere un Testimone Consapevole in grado di vedere, riconoscere e legittimare il dolore dell'altro.

🌹





"Mamma leggiamo Artemide?!!!"🌙✨Ogni sera, io e Pietro apriamo Il romanzo di Artemide di Murielle Szac. Otto anni, gli oc...
23/04/2026

"Mamma leggiamo Artemide?!!!"🌙✨

Ogni sera, io e Pietro apriamo Il romanzo di Artemide di Murielle Szac. Otto anni, gli occhi spalancati, e domande che mi sorprendono ogni volta.

Ho scelto questo libro non per caso. I miti greci non sono favole. Sono qualcosa di più antico e più necessario. Sono la prima lingua con cui l'umanità ha provato a raccontare il mondo interiore.

Perché i miti fanno bene ai bambini?

I bambini non hanno ancora le parole per le cose grandi che sentono dentro.
Le emozioni più profonde, la paura, il bisogno di libertà, la rivalità, il desiderio di essere visti..... abitano in loro molto prima che riescano a nominarle.

I miti non spiegano, non insegnano con il dito puntato. Mostrano. Danno un volto, una storia, un nome a quelle forze che un bambino sente muoversi dentro di sé senza capire cosa siano.

E quando una storia risuona, lo vedi nei suoi occhi, nel silenzio che fa dopo, qualcosa in lui si riconosce. Senza saperlo, sta imparando a conoscersi.

I miti parlano per immagini, per simboli e i bambini pensano per immagini e simboli. È la loro lingua madre.
I loro personaggi non sono individui, sono forze. Artemide non è solo una ragazza che vuole essere libera: è la libertà stessa, nella sua forma più pura e assoluta. Zeus non è solo un padre ingombrante: è il principio dell'autorità, del potere, del conflitto tra volontà..

Jung lo aveva capito: questi dei vivono nella psiche. E nominarli attraverso la storia, significa aiutare un bambino ad attraversarli. A sostare dentro un'emozione senza esserne travolto, a darle forma, e solo allora vederla perdere il suo potere.

Leggere i miti significa, dare strumenti per abitare se stessi.

📖 Murielle Szac — Il romanzo di Artemide per ragazzi ✨ Consigliatissimo dai 7 anni in su

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