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InizioLunedì® è una pagina ironica e leggera in cui parlo di dieta, nutrizione e atteggiamento.

“Basta tornare alle abitudini”.Sì, ma quali?Quelle che sto cercando di cambiare, (magari da anni), per cui ti sei rivolt...
14/10/2026

“Basta tornare alle abitudini”.
Sì, ma quali?
Quelle che sto cercando di cambiare, (magari da anni), per cui ti sei rivolto a nutrizionista/dietista e attraverso anche un piano nutrizionale?
Quelle che non sei riuscita a costruire nel tempo, o che ciclicamente si smonta, facendo spazio ad altri tipi di abitudini, che ti hanno portato ad avere bisogno oggi di uno o più interventi esterni?
Quando parliamo sui social, dobbiamo inevitabilmente pensare bene a cosa diciamo. E a come.
LE PAROLE SONO IMPORTANTIIII cit.
Io lo capisco che un sacco di collegh* vogliano togliersi di dosso la veste del nutrizionista cattivone-rigido-prescrittivo e pieno di condizioni aut aut.
Tuttavia, non basta buttare lì una frasetta consolatoria, sperando di abbattere un qualche tipo di senso di colpa, effettivo o immaginato.
O sperando che questo basti.
“Basta il deficit calorico”, grazie Mario, ma se stanno tutti a dieta non basta solo concettualmente.
“Fare sport è importante”, non mi dire.
Ecc ecc.
Se quando “ rientri” la fatica di ricominciare è ancora alta, significa che le abitudini a cui (vorresti/immagini di dove) tornare forse non sono ancora tali. 😘

LA COLAZIONE SALATA NON È MEGLIO DI QUELLA DOLCE.Dal punto di vista nutrizionale, il sapore dolce non rende la composizi...
06/10/2026

LA COLAZIONE SALATA NON È MEGLIO DI QUELLA DOLCE.
Dal punto di vista nutrizionale, il sapore dolce non rende la composizione della colazione migliore o peggiore del sapore salato.
Se ad esempio, io mangiassi a colazione vicino alla mia bevanda, il pane con del formaggio e ci mettessi sopra un po’ di miele (dolce), avrei fatto una colazione pressappoco identica alla stessa, cioè con pane e formaggio, ma senza l’aggiunta di miele (salata).
Certamente, alcuni alimenti hanno un indice di sazietà più alto o più basso.
Questo non toglie che se si fa una colazione che “ci mette fame prima“ si possa fare merenda.
Questo non toglie che molte volte ci sembra di aver risolto un problema (quello del controllo), quando invece lo stiamo solo evitando.
Se ti viene fame dopo colazione, fai uno spuntino.
Se quando ti viene fame, non sai come gestire la cosa e questo ti provoca del disagio, non è sciogliendo un’opzione salata al posto di una dolce che risolverai il disagio.
Magari la fame sì e, ma il punto mi sa che non è quello.

In realtà, in questi post ci sarebbe poco da aggiungere.Sono dati oggettivi.Il lievito nella pizza non ti lievita in pan...
04/10/2026

In realtà, in questi post ci sarebbe poco da aggiungere.
Sono dati oggettivi.
Il lievito nella pizza non ti lievita in pancia, non finisce la lievitazione in pancia, non fa niente di niente nella tua pancia.
Il gonfiore post Pizza in tutta probabilità è dato dalla Pizza stessa.
Lasciate quei poveri lievitini morire in santa pace nel forno.
E accollatevi che alcuni alimenti ci mettono un tempo più lungo per essere digeriti, perché sono abbondanti, salati, conditi o tutte le precedenti.
Non serve sempre un “colpevole“.

Siamo onestə.Qual è la vera necessità di questa puntualizzazione?Non è che stiamo dando per scontato che dieta uguale re...
22/09/2026

Siamo onestə.
Qual è la vera necessità di questa puntualizzazione?
Non è che stiamo dando per scontato che dieta uguale restrizione? Però, di quale restrizione parliamo? Di quella eccessiva, che magari le nutrizionista non vi proporrà.
Di quella che avete vissuto in altre diete. O anche di quella cognitiva totalmente personale che ci fa dividere le cose fortemente in due.
Giusto-sbagliato. Senza vie di mezzo.
Ma davvero, Maria Luisa, secondo te è quel cioccolatino che ha fatto la differenza sulla situazione che oggi ti porta a cercare una nuova dieta?
Secondo te, Franco, è quel cioccolatino che scombina o meno i piani, è in grado o meno di generare il deficit calorico sufficiente per vedere il tuo peso modificarsi?
Secondo te, Caterina, se riuscissi a “seguire una dieta alla perfezione, sbagliando di solo un cioccolatino al giorno” quella dieta non funzionerebbe lo stesso?

Gentilissimo reminder.Insieme a quello di andare a bere un po’ d’acqua 💧
14/09/2026

Gentilissimo reminder.
Insieme a quello di andare a bere un po’ d’acqua 💧

Se la dieta funziona, ti piace, include tutti (TUTTI) gli alimenti e le occasioni, e ti insegna a muoverti, sostituire, ...
12/09/2026

Se la dieta funziona, ti piace, include tutti (TUTTI) gli alimenti e le occasioni, e ti insegna a muoverti, sostituire, gestire e cavartela, per qualcunə non è abbastanza un sacrificio.
La percezione comune dello stare a dieta dieta, infatti, la vuole fatta di sacrificio, impegno, fatica, rinuncia. Di leve negative che fanno perno sull’impegno e, quando quell’impegno viene meno, sulla colpa.
Se nella tua dieta puoi mangiare tutto, includere tutto, scegliere, capire come gestire le occasioni fuori casa, panare le fettine senza dover sottrarre quella porzione al pane del pasto, mangiare fuori senza dover compensare digiunando o mangiando solo verdura il giorno dopo…
**Quand’è che sbagli?**
Come fai a fare leva sul senso di colpa di aver sbagliato, se non c’è più una colpa?
E allora si cerca il gancio con i riferimenti dei precedenti schemi alimentari o rapporti coi nutrizionisti “cattivi”.
**“ vabbè, ma non possiamo ridurre un po’?”**
Così almeno mi sento un po’ più in punizione.
Un po’ più dentro le regole.
Un po’ più nella sensazione che, se non seguo tutto alla perfezione, sto sbagliando.
**“Non possiamo ridurre un po’?”**
Io non sento la fame. Mi sembra di non fare sacrificio.
**“Non possiamo ridurre un po’?”**
Non so come fare ad applicare quella restrizione cognitiva (che mi porta al discontrollo) a cui sono abituatə.
**“Non possiamo ridurre un po’?”**
Con le altre diete il peso lo perdevo più velocemente.
(E grazie al ca🍌.)
**“Non possiamo ridurre un po’?”**
No.
No, perché nella maggior parte dei casi ridurre un po’ significa semplicemente riavvicinarsi a tutte quelle sensazioni che hanno reso la dieta qualcosa di separato dalla vita.
No, perché nella maggior parte dei casi ridurre un po’ serve a illudersi di avere un maggiore controllo sulla perdita di peso, quando invece il cambiamento deve essere sufficientemente lento da poter essere efficace e, soprattutto, duraturo.
No, perché la dieta non deve essere un problema da risolvere. (Un altro)
Non deve essere un compito da svolgere.
Non deve essere un esercizio difficile da superare.
E soprattutto, non deve essere una punizione.

Io lo capisco che siamo abituati con Amazon, che oggi ordini una cosa e domani ti è già arrivata.Io lo capisco, che le e...
19/08/2026

Io lo capisco che siamo abituati con Amazon, che oggi ordini una cosa e domani ti è già arrivata.
Io lo capisco, che le email che riceviamo sono tutte “ ciao, domani si rinnova il tuo abbonamento con …” e ti vengono scalati i soldi in modo fisso ogni 7 del mese.
E capisco pure che siamo stanchi e che fare un ragionamento diverso, anziché uniformarlo a quello a cui siamo abituati certe volte è complicato.
Ma tant’è, la perdita di peso non è un abbonamento sul tempo.
Non è una linea che scende in giù in una discesa diagonale verso destra.
Anche se il nutrizionista te l’ha messo come obiettivo.
Cambialo, non l’obiettivo. 😉
Smetti di immaginare che la perdita di peso funzioni come quegli abbonamenti, o come una linea tirata dritta senza stop o soste o spezzature.
Ma forse smetti proprio di pensare di doverla vedere come in un grafico sta linea: stai facendo quello che puoi e che ti serve e che ti hanno indicato dei professionisti per raggiungere un fantomatico obiettivo?
E allora a posto così. L’andamento è tuo.
Le linee rette, lasciale pure a chi deve fornirti un catalogo film, o portarti un pacco domani mattina ❤️

🤷🏽‍♀️
11/07/2026

🤷🏽‍♀️

Quella dicotomia del dover seguire tutto bene se no mollo, è una scusa.(Nel senso di una cosa che ne “copre” altre).Per ...
29/06/2026

Quella dicotomia del dover seguire tutto bene se no mollo, è una scusa.
(Nel senso di una cosa che ne “copre” altre).
Per alcun* totalmente inconsapevole, mica se ne rendono conto.
Credo che ultimamente si viva in un contesto in cui gli stimoli, le sensazioni, i problemi, i disagi, la fatica si cerchi di evitarli, anticipandoli.
Tutto si svolge in funzione dell’evitamento di queste cose: fai colazione salata così anticipi lo stimolo di avere fame prima di pranzo. E perché? Se ti viene fame prima di pranzo, non puoi fare merenda?
Nelle diete, ecco qua i menu per dare degli spunti e delle idee. Certo, ma in realtà il lavoro del nutrizionista non è quello di fornire menù.
Se non perdo abbastanza peso, sicuramente devo cambiare la dieta e diminuire. Quando invece bisognerebbe capire se questo abbastanza peso era da perdersi nell’abbastanza tempo stimato, oppure se siamo in condizioni di normalità per cui ci possa volere un po’ di più. (Spoiler: la seconda)
Se mollo un attimo, perdo tutto e non seguo più la dieta.
Ok. Puoi non seguire più.
eh, ma se mollo non va bene.
Ok, allora non farlo.
Cosa ti viene in mente da queste risposte che non danno alcuna soluzione?
Ecco, quello potrebbe essere un punto di partenza.
Le “obiezioni”, in questo senso, si può anche provare a validarle e a ragionare sul fatto che che se sono lì (oggi o ogni volta) a qualcosa servono.
Che quello che percepiamo come un disagio, una fatica, uno stimolo verso il quale non abbiamo una soluzione , potrebbe anche proprio dover stare un po’, mentre capiamo cosa farcene.
Invece che affaccendarsi a trovare un modo per risolverlo, che poi spesso di risolutivo molto poco, se si presenta tutte le volte.

Il movimento non è “se ho tempo libero”, o meglio non dovrebbe esserlo.Conosciamo e pratichiamo così poco il movimento c...
23/06/2026

Il movimento non è “se ho tempo libero”, o meglio non dovrebbe esserlo.
Conosciamo e pratichiamo così poco il movimento che ormai celebriamo il minimo indispensabile.
Accettiamo socialmente (e professionalmente ) qualunque cosa assomigli a fare una passeggiata ogni tanto, tipo parcheggiare un po’ più lontano o ballare in salotto.
Siamo d’accordo: è meglio di niente.
Ma il punto è un altro.
Abbiamo abbassato così tanto le aspettative sul nostro rapporto con il movimento da considerare “attività fisica” qualsiasi gesto che interrompa qualche minuto di immobilità.
Perché ne sappiamo pochissimo?
Perché crediamo che palestra sia uguale a scheda standard 10minuti tapis roulant, oggi braccia, domani gambe poi stretching e doccia?
Perché non essendo educati fin dai tempi della scuola a trarne alcun tipo di godimento, piacere o sana competizione ne vediamo solo la parte faticosa?
Perché abitiamo una società che rende il movimento un’altra voce da spuntare all’elenco delle cose da portare a termine oggi o tot minuti a settimana?
Io non lo so, e ne so pochissimo dell’argomento sia da professionista che da utente.
Infatti, non voglio parlare di questo, ma di quanto sia sbagliata la narrazione che ne facciamo e di quanto sia molto simile a quella che facciamo della “dieta”.
Di quanto sia tutto orientato ancora una volta alla prestazione, a rientrare in un certo numero di minuti, passi, volte a settimana, chili e di come chi se ne tira fuori riesca a farlo perché “ poterselo permettere” ha diversi costi: economico, morale, del giudizio di sé e di quello che si pensa essere il giudizio degli altri, del rapporto con la fatica, con l’impegno, con la costanza e con la disciplina, col fallimento e la difficoltà.
Dell’aver reso anche questa cosa, che poteva essere semplice e piacevole (come il mangiare), una cosa in cui performare e il cui piacere è ridotto a sentire di esser stati “bravi” nel farlo oppure no.
Di nuovo, bravi secondo chi?

Indirizzo

Via Giuseppe Gatteschi 23
Rome
00162

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