Lazio Chirurgia Solidale

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La pace è troppo fragile in Tigray. Due anni di guerra, poi tensioni continue, sempre sull’orlo di tracimare di nuovo. D...
10/05/2026

La pace è troppo fragile in Tigray. Due anni di guerra, poi tensioni continue, sempre sull’orlo di tracimare di nuovo. Da alcuni mesi, l’instabilità è diventata un rischio troppo alto perché ci siano missioni continuative dall’Italia. Nonostante tutto, però, Mauro Lucarelli è stato a Quhià a lungo. E varie volte. Più di tre settimane all’inizio dell’anno. Da solo. Il suo racconto di quei giorni è una testimonianza rara e preziosa.

“Il viaggio è andato bene”, scrive Mauro nel suo diario di missione. “A parte un ritardo di due ore del volo Addis Abeba - Mekelle per un passeggero clandestino: c’era un gatto dentro l’aereo!”.

All’arrivo, si fa il giro dell’Ospedale, si contano i pazienti, si cammina per i terreni coltivati, si visitano le strutture della comunità. “L’orto è fiorente ma la verdura non è stata venduta, non ho potuto vedere la stalla perché era chiusa. La tettoia funziona e il foraggio è abbastanza”, prosegue.

È ordinata e immacolata la casa che accoglie le donne vulnerabili: ci sono sei donne e cinque bambini.

La mattina, racconta, il Kashi ci sveglia all’alba con la preghiera. Poi si comincia.
Il lavoro che aspetta Mauro è intenso: “Lunedì faremo una riunione con tutto lo staff. Da lunedì si fa sul serio!”.

C’è l’erba da tagliare nel giardino, tanto da pulire, da riparare. “Martedì. Riunione con i capoarea. Sono rimasto molto soddisfatto: speriamo diano seguito a quanto detto in particolare riguardo alla pulizia settimanale dell’ospedale fatta da tutti i dipendenti. Nel pomeriggio è venuto il tecnico per riprogrammare e centrare la parabola: adesso si vedono tutti i canali stranieri, da domani anche quelli italiani. Con Kidane abbiamo fatto una revisione di tutte le lampade esterne”.

Il Tigray non si è mai veramente ripreso dal conflitto armato che ha fatto almeno 500 mila morti, eppure, con meno mezzi e con tanti più bisogni, con la guera sempre alle porte, l’Ospedale non si ferma.
Ferve la vita, si lavora, si fatica.
“Giovedì è stato un giorno memorabile”, scrive Mauro. Proprio per quel lavoro incessante e paziente, che si prende cura di tutto. “Con Gebre, il responsabile Hewo ad Addis Abeba, abbiamo cominciato la pulizia della struttura e si sono progressivamente aggiunte quaranta persone …”. E poi, riparazioni, nuove installazioni, tolte le apparecchiature non funzionanti della sala operatoria, riparate e ritinteggiate le pareti, sono arrivati i pannelli solari, le sedie sono state rimesse a nuovo, gli estintori verificati, acquistato ciò che manca, riportata la pace nella caffetteria. “Ho parlato con le donne del Bar che oggi hanno avuto un diverbio tra loro; alla fine del chiarimento si sono chieste scusa a vicenda e si sono strette la mano”.

Mauro è un infermiere, è stato per tanto tempo un manager in un grande ospedale, ed abituato ad organizzare, ma anche a mediare, a mettere insieme le persone.
“Sabato, nuova riunione con tutti i capoarea: si è stabilito che il mercoledì si puliscono strade e si taglia l’erba alta, il giovedì le stanze dei malati e la medicheria”, annota.

Ci sono momenti di pura gioia in una missione dove quello che qui sembra scontato, a Quhià è sempre una sfida. Il diciottesimo giorno Mauro esclama: “Installati quattro scaldacqua. Funzionano!”.
Si pianta il prato, si sistemano scarichi, si crea, si inventa, ci si ingegna, si sfrutta ogni minuto. Fino a quando si può, fino a quando la guerra non decide di soffiare più forte.

È un sabato, il ventunesimo giorno della missione di Mauro: “Chiuso lo spazio aereo per disordini ai confini tra Tigray ed Eritrea”, scrive sul diario.
La domenica è tranquilla, nonostante tutto. Ma bisogna evacuare, lasciare l’ospedale, il Tigray. Lunedì si parte, in auto, per l’unico aeroporto attivo, nella città di Semera, nella regione di Afar.
“Arrivati al confine con l’Afar ci attendono due pulmini dall’ambasciata scortati dalla polizia. Purtroppo Gebre non essendo italiano non è potuto ve**re con noi, è partito con una Jeep per Addis … A saperlo mi sarei organizzato per andare con lui!”.

È martedì. “Finalmente questa mattina si parte”, scrive Mauro. “Sono molto, ma molto soddisfatto per i risultati della missione durata venticinque giorni. Gebre è stato sempre al mio fianco e vorrei ringraziarlo per tutto quello che ha fatto. Purtroppo la cittadina di Quihà è diventata molto più povera, le banche non danno soldi, la benzina non si trova, fortunatamente l’ospedale viene periodicamente rifornito. Il fotovoltaico è stato montato: EVVIVA!”.
È con un grazie a tutti coloro che lo hanno aiutato, che Mauro torna in Italia. In Etiopia l’Ospedale continua a lavorare e a lottare. E Mauro continua a tornare, come fanno i nostri volontari, ogni volta che si può.

HEWO Modena - Solidarietà per lo sviluppo

All’ospedale Hewo c’è una casa da cui spiccare il volo. Si vive insieme, si ride insieme, e insieme si torna a sognare i...
16/04/2026

All’ospedale Hewo c’è una casa da cui spiccare il volo. Si vive insieme, si ride insieme, e insieme si torna a sognare il futuro. È la “Casa delle donne” che accoglie madri, ragazze, donne vulnerabili. Non è solo rifugio in un momento di fragilità, ma soprattutto un luogo dove costruire un percorso di reinserimento sociale, dove imparare a camminare, a correre con le proprie gambe. E farlo nonostante il Tigray continui ad essere una terra stremata dalla guerra e profondamente instabile.

Mauro Lucarelli, che in questi giorni è in missione a Quihà, ci racconta che tra poco arriveranno nuove ospiti mentre altre sono pronte a spiccare quel volo.

Ph. Mauro Lucarelli

L’Ospedale Hewo non si ferma, nonostante il momento di instabilità e d’incertezza che l’Etiopia sta vivendo. In questi g...
18/03/2026

L’Ospedale Hewo non si ferma, nonostante il momento di instabilità e d’incertezza che l’Etiopia sta vivendo. In questi giorni, non ci sono missioni dall’Italia a causa del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, ma il personale in Etiopia continua a lavorare incessantemente e ha bisogno di tutto il nostro supporto. Le immagini che ci giungono da Qhià vi mostrano l’impianto fotovoltaico in funzione! L’energia per lavorare è sempre stata un problema per la struttura, a causa dei continui blackout, del difficile approvvigionamento, dei costi altissimi. Un problema ancora più grande durante la guerra.
Ora, con l’elettricità autoprodotta la sala operatoria, il laboratorio di analisi e gli uffici non hanno più problemi di alimentazione.
Ma vogliamo fare ancora un passo in più: rendere autonomi tutti i reparti e tutto il resto della struttura.

L’impianto fotovoltaico è stato realizzato grazie ai fondi di Hewo Modena e alla Fondazione Pasquini - Tosti.

Anche a Qwiha si è festeggiato il Natale, insieme ai bambini dell’asilo dell’ospedale HEWO, tra il presepe e tanti sorri...
08/01/2026

Anche a Qwiha si è festeggiato il Natale, insieme ai bambini dell’asilo dell’ospedale HEWO, tra il presepe e tanti sorrisi.
Tanti auguri da tutti noi!

Un evento a favore di Lazio Chirurgia Progetto Solidale, per sostenere le missioni medico-sanitarie in Etiopia.Le fotogr...
06/11/2025

Un evento a favore di Lazio Chirurgia Progetto Solidale, per sostenere le missioni medico-sanitarie in Etiopia.
Le fotografie di Errico Orsi tornano a Roma con la mostra “Preghiere di fango – le moschee di argilla del Sahel”, un racconto di argilla, pazienza, lotta, resistenza, saggezza e bellezza.

Le immagini in bianco e nero, realizzate artigianalmente con tecnica tradizionale, raccontano un’Africa perduta, quella delle moschee di fango del Burkina Faso, del Mali, del Ghana: architetture vive che ogni anno si disfano e si ricostruiscono, in un ciclo eterno di fede e rinascita.

Errico Orsi, chirurgo e fotografo, ha fissato per sempre questa memoria, trasformandola in un ponte tra arte e solidarietà.
Le fotografie saranno esposte e messe in vendita per sostenere le missioni medico-sanitarie di Lazio Chirurgia Progetto Solidale.

📷 “Preghiere di fango – le moschee di argilla del Sahel”
🗓️ Vernissage: 16 novembre, ore 18.30
🎙️ Errico Orsi in dialogo con Nico Piro, inviato di guerra del TG3
📍 Magazzino Scipioni, Roma
Fino al 6 gennaio 2026

All’interno del complesso di HEWO, situata su una collina che sovrasta la struttura ospedaliera, è stata recentemente in...
17/09/2025

All’interno del complesso di HEWO, situata su una collina che sovrasta la struttura ospedaliera, è stata recentemente inaugurata la Casa delle Donne, uno spazio destinato ad accogliere e supportare madri sole ed emarginate dalla società, offrendo un ambiente sicuro sia per loro sia che per i loro figli.
Inaugurata tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, la Casa delle Donne rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di cura, recupero e reinserimento sociale dei pazienti, in stretta sinergia con gli altri progetti della struttura: l’asilo, l’orto, la stalla e il forno, strumenti essenziali per promuovere l’autosufficienza e il lavoro dignitoso.
Questo spazio offre alle donne non solo un rifugio sicuro, ma anche un punto di partenza per ricostruire una vita fatta di relazioni, autonomia e speranza per sé e per i propri figli.
Le immagini raccontano la visita dei medici durante la missione di aprile 2024, a pochi mesi dall’inaugurazione, e l’accoglienza ricevuta con la tradizionale cerimonia del caffè, segno di accoglienza e fraternità.

Fotografie e testo di Tommaso Orsi -


Il pullman che è mostrato in foto è il mezzo di trasporto che ha il compito di trasportare i lavoratori all’ospedale HEW...
20/08/2025

Il pullman che è mostrato in foto è il mezzo di trasporto che ha il compito di trasportare i lavoratori all’ospedale HEWO a Qwiha e di riportarli a casa a fine giornata lavorativa.
Infatti, questi raggiungono la cittadina dai suoi dintorni e spesso addirittura da Macallè, che si trova a una decina di chilometri dall’ospedale.
Questo servizio è essenziale per permettere al personale di raggiungere l’ospedale, poiché molti non hanno mezzi propri. Senza di esso, sarebbe difficile garantire la presenza quotidiana del personale sanitario nell’ospedale e la continuità dei servizi medici forniti ai pazienti.
Lazio Chirurgia Solidale interviene anche su questo piano per garantirne la qualità e la continuità dei servizi offerti nell’ospedale HEWO, pur consapevoli delle sfide logistiche che restano da affrontare per migliorare l’accesso alle risorse in contesti come questo.

Foto e testi

Nel cuore del Tigray, la regione più settentrionale dell’Etiopia, che vede finito da un anno e mezzo il conflitto con l’...
06/08/2025

Nel cuore del Tigray, la regione più settentrionale dell’Etiopia, che vede finito da un anno e mezzo il conflitto con l’Eritrea e il Governo federale di Addis Abeba, vi è una struttura che opera quotidianamente per fornire aiuti ai soggetti più deboli, coloro che vivono dignitosamente nella povertà più assoluta, fornendo cure sanitarie e servizi sociali essenziali gratuiti. Questa struttura si chiama H.E.W.O. (Hansensians Ethiopian/Eritrean Welfare Organization), nasce negli anni settanta del secolo scorso come comunità con l’obiettivo di curare e ricostruire una struttura sociale ai lebbrosi etiopi ed eritrei.

[…]

È in questo contesto che, dal 2002, opera Lazio Chirurgia Progetto Solidale, onlus romana che fornisce materiale sanitario e servizi di chirurgia generale gratuiti nell’ospedale, che si è arricchito negli anni di due sale operatorie, di un apparecchio per l’anestesia ed un bisturi elettrico per la sala principale, strumenti grazie ai quali è possibile effettuare interventi più gravosi di quelli effettuati in anestesia locale nella seconda sala, e di due strumenti per la sterilizzazione del materiale, un’autoclave e uno a secco. […]

Foto e testo

Leggi l’articolo completo qui: https://thejournal.blog/2024/06/11/h-e-w-o-hansensians-ethiopian-eritrean-welfare-organization/

Sono medici, infermieri, chirurghi con molta esperienza e studenti (non soltanto di Medicina). Sono etiopi ed italiani, ...
30/07/2025

Sono medici, infermieri, chirurghi con molta esperienza e studenti (non soltanto di Medicina). Sono etiopi ed italiani, sono lo staff dell’ospedale Hewo e i volontari che durante tutto l’anno si danno il cambio. Sono loro a rendere accessibile a quanti ne hanno bisogno cure mediche e assistenza sanitaria in un Paese dove i bisogni sono sempre di più e che ogni giorno deve fare i contri con le ferite lasciata dalla guerra.

Tsige è una bambina di 12 anni, originaria di Hagere Selam, che è stata ricoverata per più di sei mesi in uno dei repart...
16/07/2025

Tsige è una bambina di 12 anni, originaria di Hagere Selam, che è stata ricoverata per più di sei mesi in uno dei reparti dedicati alle malattie infettive dell’ospedale HEWO.
La abbiamo conosciuta durante la prima missione di Lazio Chirurgia dopo la fine della guerra, a cavallo tra aprile e maggio del 2024, per poi incontrarla nuovamente durante la successiva missione di ottobre.
Tsige era ricoverata nel reparto femminile per la leishmaniosi e portava avanti con successo la terapia.
Durante gli ultimi mesi di ricovero, la sorella maggiore appena diciottenne Kahisu si è allontanata da casa e dagli studi per stare con lei.
Oggi Stige è guarita ed è tornata a casa, insieme alla madre Tiwres e alle due sorelle, una delle quali ha appena un anno; è stato inoltre possibile per entrambe le sorelle riprendere ad andare a scuola e progredire con gli studi.
Grazie al prezioso aiuto di Letay Teklu, che è andata a trovare Tsige e la sua famiglia, sappiamo che stanno bene e abbiamo avuto modo di mandare loro i nostri saluti.

Foto e testo

Indirizzo

Via Domodossola 26
Rome
00183

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