25/08/2026
L'ODORE E IL SAPORE (all'improvviso, senza alcuno sforzo di volontà, non siamo più noi a ricordare, ma è il ricordo a possederci)
Un dettaglio nella memoria, le fotografie sbiadiscono ma l'olfatto e il gusto restano primordiali àncore alla vita passata.
Per Proust l'edificio immenso del ricordo non poggia su fondamenta di pietra, ma su una briciola di madeleine sciolta nel tè.
Arriva come un refolo di vento dalle scale, da una finestra dimenticata aperta. E all'improvviso, senza alcuno sforzo di volontà, non siamo più noi a ricordare, ma è il ricordo a possederci.
Siamo i testimoni inerti di un passato che torna, non come un album da sfogliare ma come un'atmosfera in cui siamo immersi fino al collo.
Quale idea astratta può competere con la fedeltà caparbia di un odore?
L'odore della pioggia sull'erba d'estate in campagna, l’elicriso sulle rocce dell'isola amata, il sapore metallico dell'acqua dalla fontanella del parco, l’odore di pane da zio Vigliano e zia Teresa, il sentore di polvere e cera nella casa dei nonni.
L' archivio dell'esistenza non cataloga eventi ma stati d'animo. Non conserva date, ma temperature emotive.
Che stranezza, la materia più solida è la più fragile: i palazzi, le città, i corpi. La materia più impalpabile è la più tenace: un profumo, un retrogusto.
Che odore aveva la nostra infanzia? Che sapore aveva la nostra ultima felicità? Le risposte, quelle poche che contano, sono lì, in un angolo della lingua o in fondo a una narice. Ad aspettarci, senza fretta, sulle rovine di tutto il resto.
Ho impiegato anni a capire che l'io è un fragile castello di carte costruito sulla sabbia del presente.
Il vento del tempo lo spazza via. Ma un odore, un sapore, e il castello risorge intatto.
Alle volte è una forma di dolore, questa persistenza, un tenace attaccamento a ciò che non c'è più. Ma che volete che vi dica? Mica è tutto razionalità.
Non è la memoria a tradire, ma il nostro desiderio di renderla una proprietà. "Il mio passato", "i miei ricordi". Ma chi è il proprietario? Forse quel sapore è più "noi" di quanto non lo sia il nostro nome attuale.
La memoria involontaria non è un ricordo: è una resurrezione del corpo, una verità somatica. Essa agisce attraverso di noi, non per noi.
Non c'è da cercare, non c'è da sforzarsi. Non si cattura un profumo stringendo il pugno.
Mi arrendo a questa vita segreta dei sensi, accetto che la nostra identità sia un flusso, non una imperitura statua.
L'unica fedeltà possibile è quella di un istante di pienezza che, dissolvendosi, lascia la sua traccia. Siamo quell'odore. Nient'altro. Ed è già molto.
(A. Battantier, Memorie di un amore, Mip Lab, 8/26. Art by S. Stadif)