14/05/2026
COMUNICATO STAMPA
ADI: “Disinformazione su Rai 3 mette a rischio la salute dei pazienti. La televisione pubblica non può essere un palcoscenico per fake news scientifiche sull’obesità”
La più antica società scientifica italiana di nutrizione clinica, con 76 anni di esperienza nel trattamento dell’obesità, prende posizione con fermezza contro i contenuti andati in onda nella trasmissione “Indovina chi viene a cena”
Roma, 14 maggio 2026 – Ci sono momenti in cui il silenzio non è più un’opzione. Questo è uno di quelli. L’ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, fondata nel 1950 e punto di riferimento scientifico nel campo della nutrizione e del trattamento dell’obesità da 76 anni, esprime la propria indignazione per i contenuti trasmessi dalla trasmissione “Indovina chi viene a cena” su Rai 3. Quanto andato in onda non è semplice approssimazione giornalistica: è disinformazione sanitaria di gravità eccezionale, diffusa attraverso il canale televisivo più importante d’Italia, finanziato dai cittadini stessi.
Settantasei anni di ricerca clinica, di lavoro con i pazienti, di dialogo con la comunità scientifica internazionale ci conferiscono non solo il diritto ma il dovere di intervenire quando la scienza viene tradita in nome dell’audience. L’obesità è una patologia cronica complessa, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che colpisce milioni di italiani e che richiede percorsi terapeutici multidisciplinari, fondati su evidenze solide e validate. I farmaci agonisti del GLP-1 rappresentano oggi uno strumento terapeutico approvato da EMA e FDA, sostenuto da decine di studi clinici con migliaia di pazienti. Ridurre questa realtà a un servizio televisivo sensazionalistico, privo di rigore scientifico e intriso di allarmismo ingiustificato, è un atto irresponsabile che lede direttamente la salute pubblica.
“Ciò che è andato in onda su Rai 3 non è giornalismo: è un attacco alla medicina basata sulle evidenze e, in ultima analisi, ai pazienti stessi. Quando una trasmissione televisiva diffonde notizie false sui farmaci approvati per l’obesità, non danneggia solo la scienza – spinge le persone a rifiutare cure salvavita. La RAI ha la responsabilità diretta di quanto trasmette e non può continuare a permettere che la propria rete diventi un veicolo di pseudoscienza” Dott.ssa Barbara Paolini, Presidente ADI
Quello che colpisce con particolare durezza è la disinvoltura con cui sono state accreditate tesi prive di qualsiasi fondamento scientifico, senza il contraddittorio di un solo esperto del settore, senza una voce di paziente che raccontasse la propria esperienza reale, senza un riferimento a linee guida o letteratura peer-reviewed. Un vuoto editoriale che non può essere giustificato né dalla complessità del tema né dai vincoli del formato televisivo. Si è scelto deliberatamente di costruire una narrazione allarmistica, e questa scelta ha un costo umano preciso e misurabile.
Come ADI lo sappiamo bene, perché lo vediamo ogni giorno nei nostri ambulatori: la disinformazione non rimane confinata allo schermo televisivo. Entra nelle case, alimenta la paura, distrugge la fiducia terapeutica. I pazienti che domani interromperanno un trattamento efficace perché spaventati da quanto hanno visto su Rai 3 non sono un dato astratto – sono persone reali, con patologie reali, che meritavano un servizio pubblico all’altezza del proprio mandato istituzionale. L’obesità è già una malattia gravata da uno stigma insopportabile. Amplificarne la narrativa distorta attraverso la televisione di Stato è una responsabilità che la RAI non può continuare ad ignorare.
“Con 76 anni di storia alle spalle, l’ADI ha attraversato rivoluzioni scientifiche, ha visto la nutrizione clinica trasformarsi da disciplina di nicchia a pilastro della medicina moderna. Abbiamo sempre combattuto la pseudoscienza con la ricerca e con i dati. Oggi siamo costretti a combatterla anche con chi, invece di informare, preferisce disinformare. Non lo accetteremo in silenzio”
Dott.ssa Barbara Paolini, Presidente ADI
L’ADI chiede formalmente e con urgenza che la RAI: adotti protocolli editoriali rigorosi per la trattazione di temi di salute pubblica; garantisca il coinvolgimento sistematico di esperti qualificati e societàˌ scientifiche accreditate nella preparazione di ogni servizio riguardante terapie mediche; trasmetta uno spazio di rettifica adeguato che ripristini la corretta informazione scientifica sui farmaci GLP-1 e sul trattamento dell’obesità; si impegni pubblicamente a non reiterare format comunicativi che antepongono lo spettacolo alla salute.
L’Italia ha recentemente compiuto il passo storico di riconoscere l’obesità come patologia progressiva e recidivante, sancendo il diritto dei pazienti a cure adeguate e a percorsi terapeutici strutturati. Un traguardo costruito nel tempo grazie al lavoro di clinici, ricercatori, societàˌ scientifiche e associazioni di pazienti. Trasmissioni come quella andata in onda su Rai 3 rischiano di vanificare anni di progresso culturale in una sola serata, alimentando quella sfiducia popolare nei confronti della medicina che è, essa sì, una vera emergenza sanitaria.
L’ADI continuerà a vigilare, a informare e, se necessario, ad agire nelle sedi opportune affinché la scienza della nutrizione e la dignità dei pazienti con obesità siano sempre tutelate. Chi vive con questa malattia merita rispetto, non spettacolo. Merita cura, non paura. Merita verità, non fake news.
La Presidente
Dott.ssa Barbara Paolini
Lì, 14.05.2026