SIAB - AneeB Analisi Bioenergetica Area Nascita Età Evolutiva

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SIAB - AneeB Analisi Bioenergetica Area Nascita Età Evolutiva AneeB, Area Nascita Età Evolutiva, all'interno della S.I.A.B. Società Italiana Analisi Bioenergetica

16/06/2026
Non è “solo stanchezza”.È quel momento in cui torni a casa la sera e senti che non hai più nulla da dare, ma tutti conti...
07/06/2026

Non è “solo stanchezza”.

È quel momento in cui torni a casa la sera e senti che non hai più nulla da dare, ma tutti continuano a chiedere.

Un figlio piccolo, un altro ancora più piccolo. Il lavoro che non si ferma. Il sonno che non si recupera. E poi la vita di coppia che, piano piano, smette di essere uno spazio di incontro e diventa solo gestione, logistica, resistenza.

In queste condizioni non si tratta di “reggere di più”.

Si tratta di un sistema che ha smesso di avere recupero.

Quando il tempo per sé scompare — dormire, riposare, stare nel corpo, avere silenzio, sentirsi coppia e non solo genitori — il mondo interno si irrigidisce. Diventa tutto più reattivo, più corto, più nervoso.

E spesso anche l’intimità cambia volto: non sparisce perché manca l’amore, ma perché manca lo spazio mentale ed emotivo per sentirlo.

Questo tipo di sovraccarico, oggi, viene sempre più riconosciuto come una forma di esaurimento da accudimento e stress cronico, spesso vicino a forme di burnout genitoriale e di coppia.

Non è una fragilità individuale.

È un sovraccarico relazionale e sistemico.

E proprio per questo non si risolve “stringendo i denti”, ma costruendo nuove condizioni: confini più chiari, aiuti reali, spazi di recupero, e un sostegno che non lasci soli dentro la complessità della genitorialità.

Il lavoro psicologico, in questo senso, non è solo cura del sintomo: è ricostruzione di uno spazio possibile.

Un esempio importante in questa direzione è il lavoro della Società Italiana di Analisi Bioenergetica, che attraverso il sostegno psicologico alla genitorialità e alla coppia lavora proprio su corpo, regolazione emotiva e qualità del contatto, aiutando a ripristinare quelle risorse che la quotidianità tende a erodere.

Perché la genitorialità non dovrebbe essere una condizione di sopravvivenza.
Ma un’esperienza che, pur nella fatica, possa ancora avere spazio per il respiro, il contatto e la possibilità di sentirsi vivi dentro la relazione.

DOTTORESSA ROBERTA PI***LO, PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SIAB ANEEB

27/05/2026

NOI PAPÀ

Noi papà dovremmo metterci bene in testa che diventare padre non significa niente, la grandezza dell’essere papà sta nell’assumersi la responsabilità di farlo una volta che lo si è diventati. Senza mezze misure, senza scuse che tengano. Il lavoro, gli impegni, tutti noi papà ne abbiamo. Ma questo non vuol dire un bel nulla. Questo è un alibi bello e buono per tirarsi indietro. Perché un buon papà non si misura nel numero di ore passate coi propri figli, un buon papà si misura nella qualità del tempo che gli si dedica. Un buon papà lo sa che perdersi l’opportunità di alzare il livello di quella qualità sarebbe uno spreco troppo grande, imperdonabile. Perché un buon papà non si misura nel numero di ore passate coi propri figli. Un buon papà si misura nei baci sulle cosce mentre gli cambia il pannolino, negli abbracci nel lettone prima di addormentarsi naso a naso, nelle favole della buonanotte, nei saluti col magone prima di lasciarli a scuola o nei sorrisi a mille denti quando li vai a riprendere. Un buon papà è un buon papà se quel tempo passato insieme lo spreme fino all’ultima goccia. Che sia un minuto o una giornata intera.

GROUNDING E RICERCA DI SENSO IN ADOLESCENZA   In questo articolo desidero proporre una riflessione sul rapporto tra il g...
19/05/2026

GROUNDING E RICERCA DI SENSO IN ADOLESCENZA

In questo articolo desidero proporre una riflessione sul rapporto tra il grounding e l’allargamento della coscienza che permette di sviluppare la capacità di dare senso, poiché risulta oggi più che mai evidente come tutto questo sia centrale in adolescenza. Infatti, è durante l’adolescenza che avviene un lavoro cruciale relativamente alle componenti, o basi psicocorporee dell’attività cognitiva per impostarne le potenzialità che fioriranno nell’età adulta.
La mia riflessione si inserisce nella cornice di senso che propone di guardare all’adolescenza in senso propositivo, non solo come tempo della crisi e del disorientamento, piuttosto come interpellazione a noi adulti proprio sul senso della vita oltre che sul significato del diventare adulti.
Propongo, perciò, di guardare all’adolescenza e agli adolescenti dal vertice prospettico della dialettica tra le generazioni, intendendo la dimensione generazionale come una delle dimensioni differenzianti con cui costruiamo la nostra visione della realtà, insieme a quelle relative al genere, al ruolo sociale e all’appartenenza culturale.
L’attività del dare senso, infatti, ha molto a che fare con l’esplorazione e la gestione delle dimensioni differenzianti appena elencate. In adolescenza ci troviamo confrontati con tutto questo e su come queste dimensioni incidono sui grandi temi esistenziali del tempo, del limite, della vulnerabilità e della precarietà della condizione umana.
In adolescenza veniamo massicciamente ingaggiati nel processo di significazione e risignificazione che innerva la vita di una comunità proprio a causa della nascita psicosociale, la “seconda nascita”, che avviene in questa fase formativa. Tale seconda nascita è particolarmente complessa e cruciale in un mondo in cui sull’individuo grava la responsabilità di una quantità innumerevole di scelte.
Alle difficoltà appena elencate va aggiunta la progressiva estetizzazione e vetrinizzazione della società favorita dai social network che puntano proprio a fare dell’identità la merce per eccellenza. E’, infatti, ragionevole chiedersi se il neoliberismo tecnomediatico non stia provocando sempre più difficoltà all’uscita dall’adolescenza così come un’adolescentizzazione della società nel suo complesso.
E così ritorniamo all’esigenza di porci la questione di cosa possa significare essere adulti oggi, e cosa significhi essere adulti in relazione con la generazione adolescente da accompagnare a diventare partecipanti attivi e consapevoli della comunità sociale. In questo compito di crescita che coinvolge adolescenti e adulti possiamo contare su un aiuto prezioso: il grounding come esperienza incarnata del principio di bilanciamento, principio che, in analisi bioenergetica, sta al cuore dello sviluppo della coscienza e dell’attività cognitiva.
Si tratta di sviluppare la capacità di mettere in relazione gli opposti e di creare uno spazio di lavoro interiore e collettivo in cui le posizioni da oppositive si possano trasformare in collaborative e modulare reciprocamente, così come, per esempio, i due aspetti dell’energia vitale, l’aggressività e la tenerezza.
Scrive Lowen che l’obiettivo di funzionare nel mondo come un essere umano integrato ed efficiente può essere raggiunto solo se si crea un giusto bilanciamento di regressione e progresso, di espansione e di elevamento della coscienza, di movimento verso il basso, verso il pavimento pelvico e gli arti inferiori, e di movimento verso l’alto, verso la testa e la zona in mezzo agli occhi, nel passato e nel futuro, stando sintonizzati nel flusso del presente.
A questa capacità di cogliere un senso di unità nel rapporto tra gli opposti, Lowen dà il nome di pensiero funzionale: “La comprensione del paradosso dell’unità e della dualità è competenza del pensiero funzionale…” (Bioenergetica, 1991, p.295). Diventare adulti può essere, dunque, definita come l’acquisizione della capacità di destreggiarsi tra i paradossi che caratterizzano la condizione umana, e l’adolescenza, a sua volta, può essere vista come l’addestramento a questa arte, arte di dare senso alla complessità dell’esperienza umana.
DOTT. SSA LIVIA GELOSO psicoterapeuta, didatta e direttore di training della SIAB

Nei diversi anni di lavoro clinico mi son resa conto che una parte significativa dei miei pazienti non riuscivano ad acc...
11/05/2026

Nei diversi anni di lavoro clinico mi son resa conto che una parte significativa dei miei pazienti non riuscivano ad accedere a una situazione sufficientemente stabile di serenità e di gioia perché fondamentalmente non abituati a viverle e sostenerle. Alla domanda “quanto, quando eri piccolo, hai visto e sentito i tuoi genitori felici, rilassati e leggeri”? la maggior parte delle volte la risposta evidenziava un vuoto o il ricordo di rare volte in cui meccanismi malsani quali silenzi, aria tesa, solitudine, litigi o semplicemente indifferenza (percepiti come normalità) venivano interrotti da occasioni di leggerezza, ampio respiro,sguardi d’incontro e risate.
A tal proposito vorrei soffermarmi sul concetto di Salute per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che la definisce come "lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale” e su quanto questo concetto sia al di fuori di qualsiasi pratica pedagogica e sanitaria da che nasciamo. Quella leggerezza, quelle risate e quel senso di connessione tra i membri della famiglia, in termini fisiologici, vogliono dire abituare il proprio corpo, ovvero la propria identità, ad aver in circolo sostanze chimiche come la serotonina, dopamina,endorfine ed ossitocina, e di conseguenza, poter regolare le nostre giornate quotidiane sulla base della sensazione di benessere e non di tolleranza alle frustrazioni.

Quale coppia in procinto di avere un figlio sa che per agevolare la Salute del proprio bambino, fatte salve regole igieniche e di accudimento di base, deve innanzitutto creare in casa un clima sereno e collaborativo ed iniziare ad esser felice lui stesso? Purtroppo di solito si ha la convinzione che per il piccolo (che ha priorità assoluta) ci si debba sacrificare, si debbano creare situazioni piacevoli per lui, perdendo di vista il proprio piacere e il proprio sentire insieme al bambino che, in realtà, rappresenta l’unica possibilità del piccolo di “settare” in proprio sistema nervoso su quella frequenza di felicità.

In questo, noi dell’Aneeb, possiamo essere all’interno della famiglia dei buoni allenatori e facilitatori rispetto l’instaurarsi di sane abitudini, che pongano al centro della crescita la sensazione di benessere percepito dai membri di quella specifica famiglia. Questo fungerà da deterrente per l’insorgenza di tante problematiche organiche derivanti dalla somatizzazione ma, soprattutto, sarà il cemento dove porre i binari giusti per un futuro appagante e sereno.
DOTT.SSA ELENA MARRAZZI PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SIAB ANEEB

06/05/2026

Il CNOP celebra il 6 maggio 2026 la Giornata mondiale della salute mentale materna, che ricorre ogni anno il primo mercoledì di maggio, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza del benessere psicologico in gravidanza e nel post-partum, promuovendo prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psichici perinatali. Istituita nel 2016, questa giornata invita a superare stigma e tabù, sostenendo le madri e il nuovo nucleo familiare.

Diventare genitori è un processo complesso e trasformativo, spesso accompagnato da emozioni contrastanti, stress e cambiamenti profondi. L’idea di una maternità sempre serena non riflette la realtà: secondo l’OMS, circa 1 donna su 5 sperimenta ansia o depressione nel periodo perinatale, con possibili conseguenze anche gravi per la salute della madre e per lo sviluppo del bambino.

Nonostante ciò, il disagio psichico perinatale è ancora poco riconosciuto, anche a causa di condizionamenti culturali e aspettative idealizzate che rendono difficile chiedere aiuto. I sintomi possono emergere durante la gravidanza e nei primi anni dopo il parto e riguardano donne di ogni età, cultura e condizione sociale.

Riconoscere precocemente i segnali, promuovere una cultura del supporto e rafforzare le reti di sostegno, a partire dal ruolo dei partner, è fondamentale per intervenire in modo efficace. Allo stesso tempo, è necessario un impegno delle istituzioni per garantire servizi adeguati e accessibili, aumentando la consapevolezza e il sostegno alla salute mentale materna, che riguarda l’intera famiglia e la comunità.

“𝑃𝑒𝑟 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜 𝑐𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑣𝑖𝑙𝑙𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜.”
𝐸̀ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑒𝑑𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑖𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎, 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒 𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑖.
𝑅𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 “𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒” 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑎𝑙 𝑔𝑟𝑖𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑜.

Indirizzo

Via Magna Grecia 128
Rome
00183

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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