03/09/2026
“Da soli non ce la facciamo.”
Una notizia apparsa al telegiornale quasi di passaggio, tra il caldo a Roma e le solite notizie di politica.
E forse è proprio questo contrasto a fare più male.
Per la politica discutiamo, ci dividiamo, protestiamo.
Per ogni problema cerchiamo subito un responsabile: è colpa della Meloni, è colpa del Governo, è colpa dell’opposizione.
Ma davanti a certe famiglie che chiedono aiuto, improvvisamente, il silenzio.
Nessuno ne parla.
Nessuno sciopera.
Nessuno scende in piazza.
Nessuno trasforma quel dolore in una battaglia politica.
Perché?
Forse perché non porta voti.
Perché non conviene a nessuno appropriarsi di quella sofferenza.
Perché è più facile accusare un avversario politico che guardare in faccia una realtà che chiama in causa tutti noi.
Ed è qui che il silenzio diventa politico.
Perché la politica non è soltanto quello che un Governo fa o non fa.
È anche ciò che una società decide di considerare importante.
È ciò per cui ci indigniamo, protestiamo, chiediamo risposte.
E se davanti a un grido come “da soli non ce la facciamo” restiamo indifferenti, allora non possiamo dare tutta la colpa a destra o a sinistra.
Una parte di quella colpa è anche nostra.
È la colpa del silenzio.
La colpa di chi guarda e passa oltre.
La colpa dell’indifferenza.
Perché certe tragedie non hanno colore politico.
Ma il silenzio che le circonda dice moltissimo della nostra politica e, soprattutto, di noi.