29/05/2026
😔 Quando l’ arriva troppo presto!
Ieri sera ho visto in famiglia “Per Te”, il film diretto da Alessandro Aronadio e interpretato da Edoardo Leo, recentemente proposto da Netflix .
È un film che racconta una realtà di cui si parla ancora troppo poco: l’Alzheimer a esordio precoce.
Mentre lo guardavo, sono tornata indietro nel tempo. Ai miei studi universitari di Neurofisiologia, alla mia tesi sull’Alzheimer e, soprattutto, a una parte intima della mia storia personale.
Mia nonna fu colpita da Alzheimer prima dei sessant’anni.
Per chi, come me, ha vissuto questa esperienza da vicino, vedere rappresentata sullo schermo una forma precoce della malattia significa riattraversare emozioni e ricordi che appartengono non solo alla memoria familiare, ma anche al percorso professionale che negli anni mi ha portata a dedicarmi alle malattie rare.
Quando pensiamo all’Alzheimer immaginiamo spesso una persona anziana.
Eppure esistono forme che esordiscono prima dei 65 anni e che rappresentano circa il 5-10% dei casi complessivi. Alcune di queste forme, particolarmente rare, possono manifestarsi persino tra i 40 e i 50 anni e sono spesso associate a specifiche varianti genetiche ereditarie.
La diagnosi non è sempre semplice.
I primi sintomi possono essere confusi con stress, depressione, burnout, difficoltà lavorative o problemi relazionali. Non è raro che le persone e le loro famiglie attraversino un lungo percorso prima di arrivare a una diagnosi corretta.
Ed è proprio questo che rende l’Alzheimer precoce così complesso.
Non colpisce soltanto la memoria.
Colpisce i progetti di vita, la genitorialità, il lavoro, la coppia, l’identità personale.
Come psicoterapeuta, ciò che mi colpisce maggiormente è osservare come l’intero sistema familiare sia chiamato a ridefinirsi. Partner, figli, fratelli, sorelle e caregiver si trovano ad affrontare una trasformazione continua dei ruoli e delle relazioni, cercando di mantenere un senso di continuità affettiva anche quando la malattia sembra mettere in discussione ciò che si era sempre dato per scontato.
“Per Te” riesce a raccontare tutto questo con sensibilità e autenticità.
Ci ricorda che dietro una diagnosi non c’è mai soltanto una malattia.
Ci sono persone, relazioni, paure…perdite.
Ma ci sono anche risorse, capacità di adattamento e possibilità di continuare a costruire significati.
Nelle malattie rare e nelle condizioni neurodegenerative la presa in carico non può limitarsi agli aspetti medici.
Abbiamo bisogno di prenderci cura anche della storia della persona, della sua identità e della sua famiglia.
Perché la memoria non è soltanto ricordare.
La memoria è sentirsi ancora riconosciuti, amati e parte di una storia che continua ad avere valore.
Dott.ssa Antonella Esposito
Psicoterapeuta esperta in Malattie Rare
Presidente e Direttrice di Thélema Centro Psicoterapia e Riabilitazione