28/05/2025
Un’altra ragazza. 14 anni. Uccisa dal suo ex perché aveva detto “no”.
Di fronte a un femminicidio così atroce, così giovane, ci sentiamo tutti sconvolti. Ma il dolore da solo non basta. Non possiamo limitarci a indignarci ogni volta che accade.
Come psicoterapeuta, ma prima ancora come persona, sento il bisogno di dire che la prevenzione comincia molto prima.
Comincia da casa, dalla scuola, dai modelli culturali che trasmettiamo ogni giorno.
Dobbiamo insegnare il rispetto dell’altro, il valore del consenso, e che l’amore non ha nulla a che vedere con il possesso o il controllo.
I femminicidi sono in aumento. E no, non è “un caso”. È un segnale chiaro che non stiamo facendo abbastanza.
La cultura del rispetto va coltivata fin da piccoli. Non bastano campagne occasionali o interventi sporadici. Serve un lavoro continuo, capillare, che coinvolga famiglie, scuole, istituzioni e anche chi – come noi terapeuti – lavora nella cura delle relazioni.
Forse è davvero il momento di essere più incisivi, più presenti, più determinati nel dire che no, l’amore non uccide. L’amore non minaccia, non perseguita, non schiaccia.
Educare è prevenire. E prevenire, oggi più che mai, è un dovere collettivo.
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