Fisioterapista Gabriele Trotta

Fisioterapista Gabriele Trotta Specializzato in esercizio terapeutico funzionale nella riabilitazione ortopedica e neurologica

Credo di aver finito gli aggettivi per descrivere questa estate, perché tutto è andato così bene da essere diventato qua...
01/09/2026

Credo di aver finito gli aggettivi per descrivere questa estate, perché tutto è andato così bene da essere diventato quasi noiosamente perfetto. Ma partiamo dalla fine…

Dall’1 all’8 agosto abbiamo partecipato, organizzato, in parte condotto e guidato la Settimana Integrata 2026. E del resto, cosa c’è di strano se ormai sono 10 anni che lo facciamo? Niente di strano, ma tutto è sempre un po’ nuovo, tutto un po’ una sfida, tutto un po’ rappresentato da questa foto.

Questa era la locandina e la location dove ha avuto luogo la serata talent. Ideata da due ragazzi che, messi insieme, non fanno la mia età, e portata avanti da tutte le persone che si sono alternate sul palco tra sketch, musica, balli e spettacoli di ogni tipo. Nulla di particolare, se non fosse che la serata ha coinvolto circa 200 persone, di età diverse, con abilità diverse, superando barriere e difficoltà.

E poi le attività in spiaggia, l’acquagym, il karaoke, le canzoni con la chitarra, la musica. Uno spettacolo di inclusività.

Ma, alla fine, c’è una cosa che mi commuove più di tutte, sopra tutto il resto: la fiducia delle persone.

La fiducia, spesso illimitata, verso quello che propongo e verso quello che faccio. Certo, non sempre in maniera eccelsa. Certo, ogni tanto sbagliando. Ma con la possibilità di provare, di inventare, di cambiare, di fare qualcosa che magari non avevamo mai fatto prima.

E forse è proprio questa la cosa più bella di questi 10 anni: aver costruito questi legami di fiducia che sono davvero rari!!

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Infine, oltre la fine di tutto, la consapevolezza di essere stato una persona presente, ma non troppo ingombrante. Ok, questa cosa nessuno me l’ha detta, ma ne sono abbastanza sicuro. Era il mio obiettivo da tanti anni e, finalmente, credo di esserci riuscito.

Grazie, grazie, grazie!!!

Sospendere il giudizio.Quasi un mese passato sul Cammino di Santiago mi ha fatto scoprire e riscoprire questo aspetto co...
23/08/2026

Sospendere il giudizio.

Quasi un mese passato sul Cammino di Santiago mi ha fatto scoprire e riscoprire questo aspetto così sottovalutato e dimenticato nella mia vita quotidiana.

Ho sospeso il giudizio quando ho conosciuto un pellegrino che aveva fatto il voto del silenzio, quasi 900 chilometri in cammino senza mai proferire parola. Mi sono chiesto: “Ma perché?”. Eppure, forse, per lui non c’era altro modo. Forse per lui era l’unico modo di vivere questa esperienza.

Ho sospeso il giudizio anche quando ho scoperto che in molti saltano il pezzo del Cammino lungo le Mesetas. Troppo noioso, troppo ripetitivo, troppo lungo. Ognuno avrà i suoi buoni motivi per fare quello che fa. Chi sono io per capire quello che vivono gli altri? Così mi è venuta un’idea: per tutti quelli che, per un motivo o per l’altro, non hanno percorso questa parte, ho deciso di farlo io. Rifare solo questo pezzo, due anni dopo la prima volta.

Infine, ho sospeso il giudizio anche su di me, quando non sono riuscito ad arrivare dove mi ero prefissato, quando il mio corpo mi ha imposto di fermarmi. Da fuori, si potrebbe vedere come un fallimento. Lo è. Ma la vita non è anche imparare a fallire?

In questo viaggio “sospeso” sono casualmente arrivato all’Hospital de San Nicolás, un antico eremo, molto essenziale, dove mi ha accolto una coppia di volontari italiani. La tradizione in questo hospital è quella di lavare i piedi ai pellegrini che arrivano. Sembra una cosa assurda, senza senso, anacronistica eppure, nel momento in cui questo signore di 70 anni ha messo tutta la sua dedizione per noi pellegrini, mi sono quasi commosso… e no, non saprei come spiegarlo.

Quando la mattina dopo mi hanno chiesto di fermarmi un giorno per aiutarli, non ho saputo dire di no. In poco tempo avevano capito che si potevano fidare di me, mi hanno dato il compito di fare l’accoglienza per qualche ora e loro sono andati a riposare. Aver regalato due ore di riposo a queste persone, stremate dalla fatica e dalla responsabilità di essere hospitaleros, è stata la mia più grande soddisfazione… e questo invece, avendolo vissuto la settimana prima a ruoli invertiti, saprei spiegarlo benissimo!!

Ci sono voluti esattamente due minuti da quando sono entrato per la prima volta a Grañón a quando ho pensato: “Anch’io v...
14/08/2026

Ci sono voluti esattamente due minuti da quando sono entrato per la prima volta a Grañón a quando ho pensato: “Anch’io voglio provare a fare l’hospitalero!”

Ci sono voluti esattamente due anni da quando sono entrato per la prima volta a Grañón a quando ci sono tornato, non più da pellegrino… Che poi non si dica che sono uno che demorde!

Dall’1 al 15 luglio ho avuto la fortuna di prestare servizio in uno dei luoghi più caratteristici di tutto il Cammino di Santiago, un posto in cui le persone si fermano apposta perché “tutti me l’hanno consigliato”. Poca pressione!

Grañón non è un albergue, non è un ostello, non è un hotel, ma è un Hospital, perché qui vogliamo “cuidar a los peregrinos”. Questo era quello che dicevo a ogni persona che arrivava e, ogni volta, pensavo a cosa significasse questo posto per me e a quello che avrei voluto trasmettere… Ci sarò riuscito? Chissà!

Di una cosa, però, sono sicuro: qui ho messo tutto il mio entusiasmo, tutte le mie energie, tutto quello che avevo da dare. Mi sono lasciato consumare da questo posto, ma, d’altro canto, ho respirato un po’ delle anime delle persone che passavano di qua.

La porta aperta 24 ore su 24, far sentire tutti a casa, provare a stare in disparte anche quando devi essere in prima linea, ma soprattutto fermarsi e imparare a lasciar andare.

Infine, questa foto, che è per me il simbolo di Grañón. La cassetta per le donazioni, sempre aperta e a disposizione. Lascia quello che puoi o prendi quello di cui hai bisogno. Una strana concezione di economia, un particolare che mi ronzava nel cassetto dei ricordi da due anni a questa parte. Sullo sfondo: un cartellone fatto per coinvolgere tutti i pellegrini prima della cena e il quaderno con le frasi che ci hanno lasciato… tutti piccoli pezzetti di un puzzle bellissimo.

Sono stati 15 giorni intensissimi. Pensandoci… non li rifarei? Sicuramente li rifarò!

Dal 20 al 28 giugno ho partecipato alla 18esima edizione di “Mio figlio ha una 4 ruote”, perno centrale dei miei impegni...
30/06/2026

Dal 20 al 28 giugno ho partecipato alla 18esima edizione di “Mio figlio ha una 4 ruote”, perno centrale dei miei impegni estivi ormai da una decina d’anni.

Insieme a oltre 50 persone, tra volontari e responsabili, abbiamo costruito una settimana all’insegna dell’inclusione e della consapevolezza per 55 famiglie che ogni giorno si confrontano con la SMA (Atrofia Muscolare Spinale).

Quest’anno è stato davvero eccezionale e il merito va a questo splendido gruppo e a molte altre persone, tra volontari, staff e famiglie. L’amalgama che si è creata: un ingranaggio perfettamente sincronizzato che ha permesso a genitori e bambin* di crescere un pochino insieme a noi. Un piccolo successo che abbiamo costruito insieme.

Nelle persone al mio fianco ho visto i sogni che avevo da ragazzo, la maturità che vorrei avere oggi e la saggezza che spero di raggiungere un giorno. Mi porto a casa tanta fiducia e speranza: le persone belle esistono e, in questi giorni, ne ho avuto la prova concreta!!

Tra le corse in bicicletta per cercare di arrivare in orario e il fermarsi sotto una pensilina quando inizia a grandinar...
07/06/2026

Tra le corse in bicicletta per cercare di arrivare in orario e il fermarsi sotto una pensilina quando inizia a grandinare.
Tra il provare ad imparare il nome di tutti e lo scegliere di dimenticare il proprio.
Tra il pensare “Non c’è più niente che mi possa far commuovere” e le mille emozioni che la giusta canzone e il giusto video possono suscitare.

È stato un tempo bello, regalato e prezioso.
Starà a noi ora restituirlo alle persone che incontreremo.

Grazie ♥️

12/05/2026

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