03/10/2026
A volte ho bisogno di fermarmi.
Riflettere su dove io stia adesso. Da dove sono partito e, soprattutto, quali sfide io abbia affrontato.
Ai più, per ricordare il proprio cammino, piace sfoggiare i certificati degli infiniti corsi ai quali partecipano ogni anno, convinti che quei pezzi di carta rappresentino una loro evoluzione.
Un po’ come i giapponesi, che sui biglietti da visita scrivono in grande il ruolo che ricoprono in azienda ed in piccolo il proprio nome.
Ognuno di noi ha un senso proprio dell’IO. C’è chi lo associa ai traguardi, chi al corpo, chi ai soldi che guadagna.
E ogni giorno, in nome e per conto di quell’EGO, vengono combattute infinite battaglie di prevaricazione a suon di “io sono più di te”. Ho più titoli, ho letto più studi, sono più intelligente.
Una volta ero anch’io così. Ahhh se lo ero.
Mi incazzavo quando qualcuno voleva superbiarmi. Mi sentivo una nullità ad ogni critica. Dovevo reagire.
E dove mi portava questa reazione?
Prendere più certificati, studiare, leggere di più, per il solo fine di dimostrare a quel qualcuno che ciò che io SENTIVO era, in realtà, VERO.
Quante energie spese nell’umiliarmi e nel nutrire l’ego altrui. Mi sarebbe bastato ripetermi:. E invece no.
Da quando ho scoperto la pratica del Tummo, invece, mi è cambiata la “testa”. Non investo più in queste stronzate. Non mi banalizzo più. Accetto che esistano le divergenze … e quando ho bisogno di qualche minuto di raccoglimento, perché sento il corpo che vuole esplodere, mi metto a meditare in un boschetto al freddo.
Non sono diventato il Mahatma, ma nel mio piccolo mondo, per la mia umile vita, ho fatto passi da gigante: sono meno dipendente dall’approvazione altrui.
Ed è forse il primo passo per ritrovare il contatto profondo con me stesso 🙂