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L’intervento
Nessuno si salva da solo, per la partita della salute mentale serve una squadra
Lo psichiatra Francesco Risso, direttore del Dipartimento interaziendale Salute mentale dell’Asl Cn1, riprende le parole di Papa Leone XIV dopo il convegno sul tema in Vaticano
Francesco Risso
04 Giugno 2026 alle 05:00
2 minuti di lettura
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Nessuno si salva da solo, per la partita della salute mentale serve una squadra
Desidero dedicare una riflessione sul Convegno sulla salute mentale dei giovani che si è tenuto il 30 maggio in Vaticano. Papa Leone XIV afferma che una delle sfide più urgenti e decisive del nostro tempo è affrontare il rapporto tra scuola, salute mentale e tecnologie digitali («L’educazione è chiamata sempre più a riscoprirsi non come costruzione di individualismi isolati, né come mera trasmissione di competenze, ma come arte di tessere la comunità»), sottolineando come una delle più grandi povertà del nostro tempo sia costituita dalla perdita delle «costellazioni interiori». Molti giovani possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati eppure faticano a trovare un senso alla vita, alla speranza, all’amore e persino alla sofferenza. Dietro tante difficoltà - continua il Papa – si cela spesso una domanda silenziosa sul senso della vita e della speranza. Siamo un desiderio, non un algoritmo. Molti giovani oggi vivono sotto il giogo della performance e della competizione esasperata, che genera soprattutto ansia, angoscia, timore di non essere all’altezza.
Il Pontefice termina con un ultimo pensiero: non possiamo affrontare la questione della salute mentale esclusivamente dal punto di vista medico, anche se certamente fondamentale, ma ritiene che i giovani possano vivere autenticamente e superare tante loro vulnerabilità all’interno di un orizzonte di significato che, se si oscura, aumenta il vuoto interiore, l’isolamento e la disperazione.
Non basta connettere i giovani alle reti digitali se poi restano disconnessi da se stessi, dagli altri e dalla propria vita interiore.
Coltivare la vita interiore significa aiutare le nuove generazioni a riscoprire il silenzio, la riflessione, la capacità di porsi delle domande, la profondità delle relazioni e l’apertura alla trascendenza. In questa missione educativa che parte non solo dal come vivere, ma dal perché vivere, la comunità pubblica, le scuole, la famiglia, le comunità religiose e il mondo sono chiamati a collaborare.
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francesco risso
I disturbi mentali sono la principale causa di disabilità al mondo
Quasi in contemporanea con il Convegno in Vaticano sui giovani, la maggior rivista scientifica al mondo, Lancet, ha pubblicato uno studio che conferma come i disturbi mentali siano la principale causa di disabilità nel mondo superando le malattie cardiovascolari e il cancro. Non si parla di disagio psicologico, ma di vere patologie psichiatriche quali gravi disturbi d’ansia e la depressione maggiore (quella clinicamente più grave). In base ai dati che riporta la rivista, dal 2019 la sua prevalenza è aumentata di circa il 24% mentre i disturbi d’ansia sono cresciuti di oltre il 47%. I bambini e gli adolescenti sono fra i più colpiti, in particolare tra i 12 e i 20 anni, periodo della vita fondamentale per la definizione dell’identità, delle relazioni, delle scelte di vita in ambito scolastico e lavorativo, aree che rischiano di essere compromesse.
La salute mentale non è una questione privata
Ma al di là della pandemia, viene sottolineato come i determinanti sociali quali la povertà, le diseguaglianze sociali, la disoccupazione, i salari vergognosi, le violenze, l’isolamento, l’abbandono scolastico con aumento drammatico dei Neet (ragazzi che non lavorano e non studiano), lo sfaldamento dei legami comunitari e della famiglia, rappresentino come la salute mentale sia sempre meno una vicenda individuale e puramente clinico-sanitaria, ma che interessa tutta la comunità, come ha affermato il Papa.